Recensione – 50 anni – Il 22 marzo del 1972 arrivava nelle sale statunitensi uno dei film fondamentali della storia del cinema americano: Il Padrino. Diretto da Francis Ford Coppola e scritto dal regista con Mario Puzo, autore del romanzo omonimo, The Godfather (titolo originale) è oggi considerato un riferimento del grande schermo e spicca ai vertici di tutte le più importanti classifiche, in particolare quella dell’illustre American Film Institute, il quale nel 2007 lo ha posizionato al secondo posto, subito dopo Quarto Potere e davanti a Casablanca, nella sua AFI’s 100 Years… 100 Movies (nel centenario della prima pellicola prodotta negli Stati Uniti).

Nonostante i personaggi siano estremamente negativi, la formidabile regia di Coppola e la straordinaria costruzione della sceneggiatura, unite a un cast creativo e artistico di prim’ordine, rendono Il Padrino un capolavoro difficilmente eguagliabile per perfezione stilistica. Andiamo a riscoprirlo nel dettaglio, a cinquant’anni dalla sua uscita internazionale.

Il Padrino Al Pacino Marlon Brando

Nel nome del padre

New York, 1945. La famiglia italo-americana dei Corleone rappresenta la più potente organizzazione mafiosa della città. Tra i suoi numerosi traffici, trae i più lauti profitti dal controllo del gioco d’azzardo, mentre finora ha sempre ritenuto di voler restare fuori dal giro della droga, per espressa volontà del patriarca, Don Vito (Marlon Brando), che ritiene deplorevole entrare in quel tipo di attività. Egli ha sempre fondato il suo potere sulla violenza ma soprattutto sulla riconoscenza per i favori fatti, che di fatto pongono in debito verso di lui chi gli chiede aiuto per una qualsivoglia questione, personale o di affari.

Il giorno del matrimonio della figlia Costanza, detta Connie (Talia Shire), Don Vito ha organizzato un’imponente festa, alla quale sono invitate le maggiori personalità newyorkesi. Fanno gli onori di casa anche gli altri giovani Corleone: Santino, detto Sonny (James Caan), istintivo e irascibile; Fredo (John Cazale), di indole meno rissosa ma parecchio ingenuo; il “consigliere” di famiglia, l’abile avvocato Tom Hagen (Robert Duvall), come un fratello per tutti; e Michael, detto Mike (Al Pacino), eroe decorato di guerra e del tutto al di fuori dagli interessi del suo clan, tanto da pensare più all’affascinante fidanzata Kay Adams (Diane Keaton).

La proposta per coinvolgere i Corleone nell’ormai preponderante commercio della droga non tarderà ad arrivare: Don Vito riceverà infatti una richiesta da parte del clan Tattaglia, rispondendo però con un altro rifiuto. Quest’ultimo, insieme ad altre famiglie mafiose, ha ormai da tempo i Corleone nel mirino, volendo prendere il controllo della città secondo nuovi dettami, meno ancorati alle rigide tradizioni del codice criminale. Così, Don Vito subirà un attentato, dal quale riuscirà a salvarsi miracolosamente. Un evento che scuoterà profondamente Michael, che deciderà di vendicare l’onore del padre uccidendo l’alleato dei Tattaglia, il trafficante Sollozzo (Al Lettieri), e il corrotto capitano di polizia McCluskey (Sterling Hayden). Per evitare l’arresto, Mike sarà costretto a rifugiarsi in Sicilia, nella terra d’origine dei Corleone. Ma i pericoli per lui non saranno certo finiti, e lo stesso vale per gli altri Corleone rimasti a New York, in particolare per Sonny, divenuto il vertice della famiglia…

The Godfather

Il trionfo della New Hollywood

Con La calda notte dell’Ispettore Tibbs, Il Laureato e Gangster Story, Hollywood aveva avviato una nuova era, che avrebbe profondamente cambiato il cinema americano. Registi e sceneggiatori emergenti, idee rivoluzionarie, un rinnovamento nello stile narrativo e nella messa in scena complessiva, senza più linee guida da seguire (come accadeva ai tempi del maccartismo) o direttive di produttori fortemente conservatori. Tanto le major quanto le case indipendenti avrebbero progressivamente rivisto le proprie strategie: era l’alba della cosiddetta New Hollywood. In casa Paramount cercarono di adeguarsi immediatamente, ma si rese necessario modificare l’approccio produttivo. Così, quando venne approvato il progetto de Il Padrino, fu stabilito che questo film sarebbe divenuto la punta di diamante dei primi anni Settanta, convogliando su di esso tutti gli sforzi possibili per renderlo un successo commerciale che avrebbe fatto da traino alle pellicole successive.

E così sarebbe andata: nel giro di poche settimane dalla sua uscita, il film recuperò interamente i costi di produzione e si sarebbe affermato come una vera miniera d’oro per la Paramount. Francis Ford Coppola venne celebrato come uno tra i più importanti registi dell’industria, dopo le aver già ottenuto buoni riscontri con le prime pellicole dirette negli anni Sessanta.

James Caan Il Padrino

Perfezione cinematografica

Il Padrino possiede una perfezione cinematografica così conclamata da suggerire molteplici chiavi di lettura. È certamente un affresco, per quanto di personaggi negativi: fu certamente audace raccontare la mafia e la criminalità dal suo interno, descrivendo l’efferatezza delle azioni dei protagonisti e il “codice morale” che li spingeva a porsi contro la legge e a vivere al di là di essa, senza preoccuparsi di quante persone dovessero uccidere o di attaccare fino alle fondamenta le istituzioni pubbliche, anzi corrompendole e portandole dalla propria parte. Qualcuno ha spesso sostenuto la natura reazionaria dell’opera, perché il limite tra mera descrizione del mondo mafioso e involontaria esaltazione degli ideali di violenza, di difesa dell’onore e della famiglia era decisamente sottile.

In realtà, nelle intenzioni di Coppola non vi era nulla di tutto questo, quanto più raccontare un periodo molto particolare della storia americana. Sebbene in anni dove il ripristino della legalità era teoricamente garantito (non c’erano più Al Capone, Dillinger e l’FBI delle origini), le guerre tra gangster non erano finite, ma quel mondo così contorto era decisamente fuori dal progresso cui gli Stati Uniti stavano andando incontro.

E questa è, del resto, la stessa consapevolezza di Michael Corleone il quale, non appena diverrà il nuovo capofamiglia, cercherà di convogliare i propri affari nella contemporaneità: prima utilizzando la violenza contro i nemici e per tessere nuovi accordi con i rappresentanti della legge corrotti (vedi il finale de Il Padrino e Il Padrino – Parte II), poi tentando di ripulire la propria immagine, cercando di deporre le armi e addentrandosi all’interno del sistema politico, religioso, industriale. Dunque, l’intera saga de Il Padrino restituisce più semplicemente la descrizione del cambiamento del mondo criminale in America nell’arco del Novecento, pur dal punto di vista di una famiglia mafiosa.

La fotografia

Nella fotografia di Gordon Willis e nelle straordinarie scenografie, Francis Ford Coppola riuscì a fare emergere dei grandi chiaroscuri: la luminosità della New York di giorno e della Sicilia che Mike conoscerà e l’oscurità della casa dei Corleone, la stessa che pervade inevitabilmente tutti gli uomini protagonisti delle vicende narrate. Tutti loro sono coinvolti in una missione a cui credono fortemente: difendere il proprio nome a qualsiasi prezzo e, per questo, non possono anteporre nient’altro al di sopra di tale proposito. È quello che comprenderà, forse troppo tardi, colei che diverrà la moglie di Michael: Kay vedrà chiudersi in faccia la porta dello studio del marito, mentre i nuovi scagnozzi gli rendono merito di aver riportato i Corleone al centro della scena. Nemmeno lei e i suoi figli possono essere più importanti degli “affari di famiglia”.

Diane Keaton Al Pacino

Un cast irripetibile

Tra le peculiarità de Il Padrino vi fu certamente la scelta del cast artistico. Marlon Brando, da molti ritenuto sul viale del tramonto, con il ruolo di Don Vito Corleone offrì l’ennesima prova del suo immenso talento. Insieme a lui, in scena si incontrarono alcuni tra i giovani interpreti più promettenti di quel periodo: su tutti Al Pacino, James Caan, Diane Keaton, John Cazale, oltre al più esperto Robert Duvall. Ma anche i personaggi secondari ebbero ciascuno una propria rilevanza e, del resto, le capacità registiche di Francis Ford Coppola includevano anche la grande maestria nel dirigere contemporaneamente moltissimi attori senza che qualcuno ne uscisse poco considerato.

Fu invece parte del cast creativo Nino Rota: il compositore italiano, per l’occasione, scrisse una delle partiture più importanti della propria carriera. La colonna sonora originale era composta da dodici tracce: tra di esse vanno certamente citate The Godfather Waltz, il Love Theme from The Godfather e il The Godfather Finale, che accrebbero ulteriormente la popolarità del film sul piano internazionale.

Il controverso rapporto tra Il Padrino e l’Academy

La colonna sonora de Il Padrino fu però oggetto di una controversia tra la Paramount e l’Academy of Motion Picture Arts and Sciences. Essa venne inizialmente candidata agli Oscar del 1973, per poi risultare successivamente estromessa poiché una parte delle composizioni era già stata utilizzata da Rota per Fortunella, un film del 1958 diretto da Eduardo De Filippo. Una decisione discutibile, tanto che l’Academy avrebbe recuperato nel 1975 attribuendo la statuetta al musicista milanese (stavolta in coppia con Carmine Coppola) per l’altrettanto magnifica soundtrack de Il Padrino – Parte II.

Complessivamente, Il Padrino ottenne dieci candidature agli Oscar, ottenendo però appena tre premi: per il miglior film (al produttore Albert S. Ruddy), per l’interpretazione di Marlon Brando (miglior attore protagonista, ma che rifiutò di ritirare il riconoscimento in segno di protesta per le ingiustizie verso le minoranze etniche) e per la miglior sceneggiatura adattata, firmata da Francis Ford Coppola e Mario Puzo. Nel cast artistico vennero candidati anche Al Pacino, James Caan e Robert Duvall, mentre nel cast creativo ricevettero una nomination i costumi di Anna Hill Johnstone, il montaggio di William Reynolds e Peter Zinner, e il reparto sonoro.

Marlon Brando Il Padrino

Al Pacino e l’Oscar

Al Pacino non fu del tutto soddisfatto, poiché riteneva che il suo Michael fosse protagonista quanto il personaggio di Don Vito; ma sarebbe stata solo la prima delle delusioni ricevute dall’Academy, poiché l’attore statunitense, su finora nove candidature in carriera, riceverà l’Oscar soltanto in una circostanza (nel 1993 per Scent of a Woman). In realtà, sappiamo bene come la conquista di una candidatura sia già un’assoluta eccellenza: la vittoria in una categoria, spesso, è soltanto una questione di dettagli. Nel 1975, Il Padrino – Parte II otterrà sei statuette su un totale di undici nomination; nel 1991, Il Padrino – Parte III riceverà sette candidature, senza vincere alcun Oscar.

A cinquant’anni dalla sua uscita, Il Padrino è ritenuto un capolavoro per molti versi inarrivabile. Riscoprirlo significa respirare aria di grande cinema, quello di un periodo unico e irripetibile.

Voto: 9.9

Di Giuseppe Causarano

Laureando in Storia, politica e relazioni internazionali presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell'Università di Catania, mi dedico da sempre alle mie più grandi passioni, il Cinema e la Musica: un percorso che mi ha portato a scrivere e collaborare per diversi siti cinematografici e a lavorare per il prestigioso Movieplayer.it, una delle principali testate italiane nell'ambito del grande schermo.

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