Recensione – Roma 2022 – Alice nella città – Dopo il poco fortunato “The water diviner” del 2014 Russell Crowe torna alla regia con la sua seconda opera. Atmosfere, ritmi e generi cambiano in un film che vuole essere thriller, gioco, dramma. Per gran parte registrato in periodo pandemico nella vera residenza australiana del regista “Poker Face” ha un buon ritmo. Al cinema dal 24 novembre.

Recensione tratta da “Il termopolio”

La storia

Un gruppo di ragazzini ha nel gioco del poker una delle maggiori fonti di svago nonché punto di unione. Passano gli anni e Jake (Russel Crowe), prossimo ai sessanta e diventato nel frattempo un magnate della tecnologia miliardario, decide di riunire la banda per un’ultima singolare partita. La posta in gioco? Più soldi di quanti se ne possano immaginare e i segreti di ciascun partecipante. Vedere o lasciare.

Un film a tappe (e stop forzati)

Presentato a Roma all’interno della manifestazione Alice nella Città, Poker Face è il secondo film alla regia per Russel Crowe (il primo era statoThe water diviner, del 2014), che firma anche la sceneggiatura e ne è pure il principale interprete. Con questa pellicola l’attore e regista neozelandese, a seguito anche della recente scomparsa del padre che lo ha fortemente segnato, si cimenta nell’intento di unire intrattenimento e riflessione facendo di un thriller una metafora su ciò che davvero conta nella vita.

Budget bassissimo, orfana di regista, la pellicola, per venire alla luce, ha sofferto diversi intoppi e forse a questo si deve un risultato finale imperfetto e discontinuo. Siamo in pieno lockdown quando a Crowe viene chiesto di riempire il vuoto lasciato alla regia e l’organizzazione della troupe è disperata e quasi clandestina; lo racconta lui stesso in conferenza stampa a Roma, dove ha presentato il film e tenuto un’appassionata masterclass con gli studenti di cinema. Quando finalmente le riprese sembrano avere ingranato, il covid si intromette attraverso l’uomo che prepara i caffè e tutto si ferma di nuovo.

Cosa c’è di buono

Di buono Poker Face ha sicuramente l’interpretazione di Russel Crowe, intenso e magnetico al punto giusto e una storia intrigante che stimola la curiosità dello spettatore. Di contro la tensione non è costante e la trama secondaria, pensata per dare alla storia un risvolto inaspettato, è paradossalmente quella che funziona meno e che più smorza l’azione rischiando in qualche istante di sfiorare il ridicolo.

Possiamo dire che, come regista Russel Crowe ha sicuramente ancora da esplorare e da perfezionarsi, ma che comunque il suo secondo lavoro dietro la macchina da presa è un film di assoluta godibilità.

​Voto: 6,7

Di Matelda

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