Recensione in anteprima – Venezia 79 – In concorso – The Banshees of Inisherin (Gli spiriti dell’isola) è il nuovo film di Martin McDonagh, presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia. Il regista torna al Lido dopo il successo di Tre manifesti a Ebbing, Missouri di cinque anni fa, riportando comicità ed ebbrezza artistica in sala. Nei cinema italiani sarà distribuito a partire dal 2 febbraio 2023.

La storia

The Banshees of Inisherin è ambientato su un’isola irlandese congelata nel tempo. Su questa isola le persone fanno lavori umili come allevare gli animali, pescare, coltivare i campi e sono per lo più analfabeti e stupidi. Padraic (Colin Farrell) e Colm (Brendan Gleeson) sono due abitanti di mezza età di quest’isola ed erano amici. Lo erano fino a quando Colm non ha deciso di tagliare i ponti con Padraic, escludendolo completamente dalla propria vita. Il secondo rimane sconvolto da questo evento dato che i due passavano interamente le giornate assieme.

Questo porta Padraic a insistere con Colm per avere una spiegazione in merito a questa decisione ma la sola risposta che riceve è l’accusa di essere un uomo noioso, la cui compagnia non porta nessun vantaggio a Colm. L’evoluzione del film si basa sull’insistenza di Padraic nel cercare di ricostruire il rapporto e nella reazione di Colm, che arriva a minacciare di automutilarsi nel caso in cui l’altro non la smettesse di rivolgergli la parola.

Ghosting da film

McDonagh è nato a Londra da genitori irlandesi e al suo quarto film (In Bruges, 7 psicopatici, Tre manifesti a Ebbing, Missouri) può essere annoverato tra i più influenti cineasti di questa generazione. Egli, infatti, guadagna ad ogni pellicola l’apprezzamento di pubblico e critica, senza mai rinunciare al suo stile peculiare. Il registro che McDonagh sceglie in fase di scrittura non cambia in base al genere che tratta e vive in quel limbo fra comico e drammatico che pochi -se non nessuno- in questi ultimi anni hanno saputo e sanno cavalcare come il regista britannico.

Di nuovo, egli decide di studiare gli eventi e le disgrazie che capitano alla gente stupida, perché gli interessa capire e mostrarci come questa risponda alle prove della vita.

Colin Farrell, Brendan Gleeson e Martin McDonagh è un trio che si ricompone dopo In Bruges e, di nuovo, funziona alla meraviglia. Farrell ricopre un ruolo difficile che muta nell’arco del film, dando così prova una volta ancora delle proprie capacità. Gleeson invece ha la vita dura, deve riuscire a comunicare tramite bronci e musi lunghi, in contrapposizione alle parole lanciate alla rinfusa dall’ex migliore amico; ci riesce alla perfezione.

Colin Farrell and Barry Keoghan in the film THE BANSHEES OF INISHERIN. Photo by Jonathan Hession. Courtesy of Searchlight Pictures. © 2022 20th Century Studios All Rights Reserved.

L’originalità di un (non) conflitto

L’opera è originale nel costruire una vicenda attorno ad azioni stupide di gente stupida, e questa è anche la sua forza. I momenti iconici dovuti ad alcuni scambi di battute o a dialoghi pungenti sono la prova dell’efficacia nella scrittura e nelle interpretazioni, capaci di trasmettere emozioni e pensieri con semplici gesti.

Nonostante i pregi sopra citati, il film non è esente da difetti. Ci si può infatti chiedere cosa volesse dirci l’autore con alcune sequenze, mentre altre che si capisce dovrebbero ottenere l’effetto di colpire lo spettatore non ci riescono in pieno. È interessante sottolineare come molti significati del film si possano trovare nelle analogie con la guerra civile irlandese che si svolge accanto a loro e in alcune battute dei personaggi.

È un gioco quello di McDonagh, un gioco orchestrato con maestria in cui lo spettatore per partecipare deve affidarsi al regista, ammirando e godendo mentre egli scopre le carte, ma attento e critico per capire quando leggere tra le parole degli analfabeti, quelle del loro burattinaio.

Voto: 7.5

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