Recensione – Ventiseiesimo lungometraggio animato Pixar e venticinquesimo film che approda sul grande schermo. Ventesimo film da quando la Pixar è stata acquisita da Disney. Un lungometraggio che riprende un personaggio del primo film d’animazione Pixar destinato al grande schermo “Toy Story” che ha letteralmente cambiato l’animazione al cinema. “La vera storia di Buzz” è, forse, arrivato fuori tempo massimo, moderno nel presentarsi, ricorda atmosfere da anni 90 e quell’avventura degli anni 80 che ha cullato molti adulti di oggi. Al cinema dal 15 giugno.

La storia

Chi è veramente Buzz Lightyear? D’accordo, era un giocattolo nella saga di Toy Story, ma ha una storia sua? A colmare questa lacuna (o meglio, a creare un megaspinoff) ha pensato la Disney-Pixar con Lightyear – La vera storia di Buzz, che vede al centro il simpatico astronauta dalla mascella volitiva e il cuore di panna. No, nessuno degli altri personaggi di Toy Story compare all’orizzonte in versione Easter egg (d’altronde come potrebbe?): la storia è quella di Buzz membro del team degli Space Rangers e intento a fuggire insieme al suo capo Alicia Hawthorne al mondo infestato da creature rapaci in cui sono bloccati.

Per riuscirci Buzz dovrà circumnavigare un pianeta a bordo della sua navicella spaziale a velocità supersonica. Peccato che ogni volta che ci prova per lui trascorrono 4 minuti ma per il resto del suo pianeta 4 anni, e che ad ogni suo fallimento il divario fra la sua età anagrafica e quella di Alisha aumenti. Ad aiutarlo sarà un inaspettato comprimario: un gattino hi-tech.

Sin dall’inizio il film dichiara la sua natura: si tratta del film che ha conquistato così tanto la fantasia di Andy, il bambino di Toy Story, da chiedere Buzz Lightyear in regalo. Quindi quello che noi spettatori vediamo sul grande schermo è quanto ha visto Andy e ha dato vita al grande successo commerciale di Buzz nella storia della saga di Toy Story.

Verso il finito e oltre

Il prologo ci lancia subito nel vivo dell’azione e non mancano i famosi monologhi di Buzz. Quel suo parlare nel bel mezzo dell’azione con una fantomatica base o un controllo missione tramite il suo comunicatore. E’ una delle caratteristiche di Buzz, l’astronauta fiero, orgoglioso, l’eroe votato a compiere la missione, a difendere tutto e tutti. Esattamente quel personaggio che, da giocattolo, si presenterà agli altri giocattoli credendo di essere ancora all’interno del “suo” film.

Questo “Lightyear, la vera storia di Buzz” è una pellicola a sé stante. Se non avessimo avuto il film del 1995 da cui prende spunto, il film sarebbe vissuto, in ogni caso, di vita propria. Non è necessario aver visto la saga di Toy Story per poter apprezzare questa avventura di Buzz.

Si tratta quindi di un prodotto “finito” che potrebbe avere altre declinazioni in futuro proprio perchè appartiene a una realtà di finzione nella finzione e, quindi, non sappiamo quanti altri film Andy potrebbe aver visto. Si può andare “oltre” anche se è sempre più difficile trovare nuovi spunti. Il film infatti, seppur “dovuto”, per il personaggio Buzz, mette in campo temi che peccano di poca originalità compendiando diversi film di fantascienza (e fantasy) famosi: “Lost in space”, “Star Trek” (il “plin” iniziale e la data stellare), “Star Wars”, “Gravity”, ecc. Il colpo di scena finale poi rivela la genesi del suo acerrimo nemico.

Fantascienza e oltre

“Lightyear, la vera storia di Buzz” è un vero e proprio film di fantascienza in versione, ovviamente, animata. Una storia classica di impresa tra le stelle senza addentrarsi mai in spiegazioni scientifiche creando così delle incongruenze spazio temporali che spiazzano i più accorti.

Con un ritmo altalenante e con meno ironia rispetto a tanti altri film Pixar e Disney, uno dei punti di forza del film risiede nella capacità di creare relazioni anche attraverso una dinamica “perdente” e nostalgica del differenziale temporale, già incontrato per esempio in “Interstellar”

Un gatto tecnologico di nome Sox, un’anziana galeotta, un imbranato maldestramente nerd, una rappresentante della comunità di colore sono i nuovi amici, compagni di avventura di Buzz. Un gruppo estremamente inclusivo che presenta anche la scena della famiglia omosessuale con naturalezza anche se priva di un’effettiva importanza. (scena vietata e censurata in alcuni paesi).

“Lightyear, la vera storia di Buzz” è un altro film che “chiude” un cerchio di emozioni iniziato decenni fa. Un po’ come, in altro modo, fa “Top Gun Maverick”. Un ritorno agli anni 90, a quella fantascienza che piacerà agli adulti di oggi che erano adolescenti 20 anni fa. Forse non sarà il film favorito dei bambini ma è un film che racconta ai bambini (e a tutti) un’altra storia senza essere quel capolavoro a cui ci ha abituato la Pixar e nemmeno quel film indimenticabile che ci si poteva augurare.

Voto: 6,6

Di Giuseppe Bonsignore

Fondatore di Cinematik.it nel lontano 1999, appassionato di Cinema occupa il suo tempo impiegato in un lavoro molto molto molto lontano da film e telefilm. Filmaker scadente a tempo perso, giornalista per hobby, recensore mediocre, cerca di tenere in piedi la baracca. Se non vede più di 100 film (al cinema) all'anno va in crisi d'astinenza.

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