Recensione in anteprima – Venezia 78 (Orizzonti) – In concorso La giuria di Orizzonti della mostra d’arte cinematografica di Venezia nel 2021 ha assegnato il premio per la migliore sceneggiatura a CENZORKA (107 MOTHERS); un film di Peter Kerekes sulle condizioni delle donne all’interno di un carcere di Odessa, Ucraina.

Prigione universale

Lesya (Maryna Klimova) è una donna che ha perso la propria libertà a causa di un delitto passionale. Sconta la sua pena in un centro di detenzione nella città ucraina di Odessa e ha appena dato alla luce il suo primo figlio.

Nonostante la parte iniziale del film dia una netta caratterizzazione dei personaggi, presentando Lesya e le altre carcerate durante la fase di spersonalizzazione che precede l’incarceramento, e le metta in contrasto con le altre figure femminili (infermiere, guardie carcerarie, etc.), questa linea di demarcazione si assottiglia fino a svanire durante la visione.

Iryna (Iryna Kiryazeva) è una co-protagonista eccezionale. Guardia carceraria single, non vive una vita migliore delle donne condannate alla reclusione. Attraverso lei, infatti, Kerekes dimostra quanto la concezione della donna sia immutata e retrograda in questo contesto sociale. Iryna è sola, non trova un uomo e non riesce ad avere un figlio; la madre e la sua stessa mente le fanno pesare queste mancanze, rendendola estremamente triste e sola, in gabbia. Le figure femminili, infatti, sembrano essere tutte imprigionate in quest’opera dalla necessità di trovare completezza e felicità solo attraverso l’amore, la procreazione e l’allevamento dei figli.

Finzione e realtà

107 Mothers è un’opera che vive di un originale mix di documentario e finzione, riuscendo a generare situazioni ilari anche nei racconti più malinconici e rassegnati dei suoi personaggi.

La tematica della maternità è al centro della narrazione, come si evince dal titolo stesso, e rappresenta una condanna più che un dono. Coloro le quali partoriscono in carcere possono vedere i figli solo per i primi tre anni, dopo i quali essi vengono portati in un orfanotrofio, a meno che un familiare in libertà non ne reclami la custodia.

Oltre a questo tema, è decisamente interessante l’indagine (superficiale) dei motivi per i quali le donne sono state incarcerate. Spesso il motivo è la gelosia e l’omicidio del coniuge diventa simbolo di liberazione da un sistema patriarcale che resiste comunque, rendendo la figura femminile schiava di una mentalità non ancora superata in molti paesi del mondo. Nonostante questo possa quasi sembrare una giustificazione dell’atto omicida, lo scopo del film non è quello di condannare o condonare.

Forza e malinconia

Il film è quasi del tutto privo di colonna sonora, vive di immagini e sguardi nel vuoto, di persone sole e di dialoghi talmente reali da risultare angoscianti. Non è una visione facile, il ritmo della narrazione è rarefatto e necessita quindi della giusta dose di concentrazione e pazienza, ma riesce, nonostante ciò, ad essere efficace e mai banale.

Il film è stato scritto da Peter Kerekes e Ivan Ostrochovský, ai quali è stato quindi consegnato meritatamente il premio alla kermesse veneziana. Sfortunatamente non è ancora nota una distribuzione nazionale.

Voto: 6,5

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