Recensione in anteprima – Venezia 78 – Fuori Concorso – Uno dei registi più acclamati del nostro tempo, Denis Villeneuve, torna al Lido di Venezia dopo essere stato in concorso con Arrival nel 2016. Dune è la trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo cult sci-fi del 1965 di Frank Herbert. Visione in sala non solo consigliata, necessaria. Dal 16 settembre al cinema.

Welcome back to Arrakis

Nel lontano futuro nel quale trova ambientazione Dune (10191 ca), l’universo conosciuto si è allargato grazie ai viaggi interstellari. Questi viaggi sono permessi dalla spezia, una sostanza rarissima che si può trovare tra i vasti deserti del pianeta Arrakis. In questo contesto si inseriscono le casate degli Atreides e degli Harkonnen. Gli Harkonnen sono la casata che in questo futuro feudale ha avuto per anni il controllo di Arrakis, grazie alla concessione e protezione imperiale. Governare Arrakis implica la gestione della spezia, dalla sua estrazione nel deserto al suo commercio.

Questi anni di dominio del commercio della spezia hanno reso la casa degli Harkonnen estremamente ricca. Ogni casa ha un pianeta natio, Caladan è quello che gli Atreides devono lasciare quando vengono incaricati dall’imperatore di sostituire gli Harkonnen nel governare Arrakis. Il Duca degli Atreides Leto (Oscar Isaac) decide di accettare l’incarico, nonostante percepisca il pericolo che una tale missione comporta. Leto governa con l’ausilio di un consiglio, ha un figlio Paul (Timothée Chalamet), erede al trono, e una moglie Bene Gesserit (o Lady Jessica) (Rebecca Ferguson). La compagna fa parte di un’antica setta di donne che custodisce un potere enorme e terribile, legato a poteri ultraterreni. Paul eredita dalla madre un potere oscuro e difficile da controllare, che la stessa cerca di coltivare nel ragazzo e futuro Duca.

La missione degli Atreides su Dune (altro nome di Arrakis) è destinata a dimostrarsi più complicata del previsto a causa delle costanti minacce del deserto -popolato da enormi vermi della sabbia- e degli Harkonnen, i quali non hanno deciso di abbandonare il pianeta senza motivo.

Il quarto popolo che ci viene presentato (oltre agli Atreides, gli Harkonnen e l’esercito Imperiale) è quello dei Fremen. Essi sono la popolazione nativa di Arrakis, di cui conoscono tutti i segreti e pericoli. I Fremen amano il proprio pianeta e non ne sfruttano la riserva di spezia per arricchimento; essi sono costretti a vivere nelle grotte dell’aperto deserto del pianeta a causa degli stabilimenti delle altre popolazioni per l’estrazione della spezia. Quando un drammatico scontro costringerà Paul e Lady Jessica a rifugiarsi nel deserto, essi incontreranno questa popolazione indigena, per cui Paul nutre un genuino e onirico interesse.

Epopea spaziale

Dune è un’opera di ampio respiro. I vasti paesaggi spaziali e desertici sono lo sfondo di una vicenda che si scopre lentamente, lasciando intuire quanto essa possa essere vasta e stratificata. Rispetto alle versioni cinematografiche precedenti, Villeneuve decide di rimanere fedele al romanzo e di prendersi tutto il tempo per dipingere l’universo di Herbert.

La colonna sonora di Hans Zimmer riempie quegli enormi vuoti, donando ritmo e magia allo spazio aperto (come già aveva saputo fare per Interstellar di Nolan). Come il romanzo di Herbert è stato fonte d’ispirazione per il famigerato franchise di George Lucas, così Star Wars è molto presente nel film di Villeneuve. Il consiglio più importante che si possa dare alla vigilia dell’uscita del film nelle sale è appunto quello di vederlo sul grande schermo; il film è totalmente costruito per essere un’esperienza immersiva.

Un nuovo inizio

Dune è il primo capitolo della trasposizione cinematografica dei libri di Herbert. Questo diretto da Villeneuve è infatti la prima parte del primo libro del ciclo di Dune, una raccolta di 6 libri. Non è ancora chiaro se il progetto sia quello di portare sul grande schermo tutte le vicende narrate in quei libri, ma è sicuro che il primo capitolo verrà completato da una seconda opera cinematografica di durata simile alla prima.

Denis Villeneuve ha dichiarato che avrebbe voluto girare anche la seconda parte insieme alla prima, essendo pensate come un tutt’uno, ma ciò non è stato possibile a causa del costo della produzione che la pellicola ha richiesto. Infatti, la realizzazione della seconda parte della pellicola è subordinata al successo della prima. Si può capire questa scelta guardando alle scelte produttive di Dune: un cast stellare, aspetti tecnici all’avanguardia e una ricostruzione degli ambienti maniacale. Il film nel complesso è costato 165 milioni di dollari.

Ma in fondo, Dune, è bello?

Dune è un bel film. Incasserà molto? Molto probabilmente sì. Verrà apprezzato? Sarà altamente divisivo.

Perché Dune è un’opera molto interessante, il regista di Blade Runner 2049 mantiene la propria idea filmica: tutto è subordinato alla filosofia delle immagini. Questo film sembra infatti un nuovo capitolo di Villeneuve contro gli action movie senza poetica. Ogni fotogramma delle opere del regista canadese ha lo scopo di ragionare, indagare, meditare e analizzare l’estetica delle immagini. Non serve disturbare Jacques Lacan, Slavoj Zizek, Tarkovskij o Kubrick per spiegare come Blade Runner 2049 e Dune siano lunghe opere metafisiche che vogliono investigare le inconsce connessioni fra spazio aperto e realtà interiore. Dune inoltre, è anche apertamente un film ambientalista (così come lo era il libro) proponendosi così come opera totale.

Le ambizioni non bastano e volare in alto vuol dire farsi male cadendo. Nonostante la poetica di Villeneuve sia ammirabile ed egli sia un ottimo regista, viene da chiedersi se questa scelta di stile non sia quantomeno rischiosa. L’opera sembra indecisa su quale sia la sua natura: le scene di combattimento sono spettacolari e ricercate, ma i tempi lunghi rischiano di tediare una buona parte degli spettatori.

Si può lamentare anche la mancanza di magia nel film, quella che si può trovare nei film degli anni ’80 per intenderci, che permetteva allo spettatore di estraniarsi e volare con la fantasia. Dune richiede al pubblico una maturità visiva e culturale non indifferente, rischiando di mancare il bersaglio grosso.

Voto: 7

Qui la nostra videorecensione

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