Le intermittenze della morte (CK)

Un paese senza nome, 31 dicembre, scocca la mezzanotte. E arriva l’eternità, nella forma più semplice: nessuno muore più. La gioia è grande, la massima angoscia dell’umanità sembra sgominata per sempre. Ma non è tutto così semplice: chi sulla morte faceva affari per esempio perde la sua fonte di reddito. E cosa ne sarà della chiesa, ora che non c’è più uno spauracchio e non serve più nessuna resurrezione? I problemi sono tanti e complessi. Ma la morte dopo sette mesi annuncia, con una lettera scritta a mano, affidata a una busta viola e diretta ai media, che sta per riprendere il suo usuale lavoro. Da lì in poi le lettere viola partono con cadenza regolare. Ma un violoncellista, dopo che la lettera a lui indirizzata è stata rinviata al mittente per tre volte, costringe la morte a bussare alla sua porta per consegnarla di persona.

Read more

Anni senza fine (CK)

Quando questo film ha vinto l’Award a Miglior Film, Andrew ha fatto notare il paradosso della vittoria di un film piccolo, difficile, “old style” su invece giganti come “Totò”, che tutti – più o meno – davano come favorito. Un film senza sito e senza musica, breve e semplice, eppure profondissimo, in controtendenza con le precedenti vittorie di kolossal (o comunque film molto lunghi e dettagliati) come “Millennium” e “L’ultimo sguardo” (entrambi di Clint, sia detto con tutto il rispetto possibile).

Read more