Recensione in anteprima – Il due volte premio Oscar per il miglior film straniero Asghar Farhadi torna al cinema presentando nuovamente l’Iran nella sua vita quotidiana fortemente contraddittoria. Tra tradizioni e voglia di conformarsi all’occidente. Tra burocrazia e corruzione. Tra diffidenza e maschilismo. Uno spaccato di società iraniana sviluppata da un comportamento particolare e insolitamente speciale. Al cinema dal 3 gennaio.

La storia

Rahim Soltani (Amir Jadidi) ha contratto un debito che non può onorare. Per questa ragione sconta da tre anni la pena in carcere. Separato dalla moglie, che gli ha lasciato la custodia del figlio, sogna un futuro con Farkhondeh (Sahar Goldoost), la nuova compagna che trova accidentalmente una borsa piena d’oro. Oro provvidenziale con cui ‘rimborsare’ il suo creditore. Rahim pensa di venderlo ma poi decide di restituirlo con un annuncio.

La legittima proprietaria si presenta, l’oro è reso e il detenuto promosso al rango di eroe virtuoso dall’amministrazione penitenziaria che decide di cavalcare la notizia, mettendo a tacere i recenti casi di suicidio in cella. Rahim diventa improvvisamente oggetto dell’attenzione dei media e del pubblico. Ma l’occasione di riabilitare il suo nome, estinguere il debito e avere una riduzione della pena, diventa al contrario il debutto di una reazione a catena dove ogni tentativo di Rahim di provare la sua buona fede gli si ritorcerà contro.

Un’azione straordinaria che irrompe nell’ordinaria vita di una società poco incline a questi avvenimenti. Ma il vortice, per Rahim si ribalta e da eroe diventa sospettato cambiando ruolo a seconda della storia che ci viene raccontata e da quale punto di vista la si sta ascoltando.

L’Iran

Come nelle sue precedenti opere Asghar Farhadi tratteggia una realtà iraniana fortemente contaminata dall’occidente e in bilico tra tradizione e innovazione, tra accoglienza e diffidenza, tra burocrazia e apertura al futuro. Il regista presenta diversi protagonisti della vita del suo paese. Innanzitutto la parte che riguarda la giustizia e di come viene gestita. E poi in generale l’opinione pubblica che è creata attraverso quanto viene pubblicato online attraverso i social e quanto arriva in tv.

La realtà quindi è sempre vista da diversi punti di vista a seconda dei personaggi che si incontrano nella narrazione. Rahim viene compresso, esaltato e denigrato da questa situazione e dalle diverse forze politiche, sociali, ecc che intervengono. “Un eroe” non giudica e non prende nessuna parte nella vicenda. Si predilige narrare la situazione che si viene a creare con tutte le ipocrisie e tutti i voltafaccia che le persone riescono a tradurre in azioni più o meno a fianco o contro il protagonista.

Protagonisti delle altrui volontà

Rahim ha la volontà di riscattarsi dai suoi debiti riscattando così il suo onore. Ha un rapporto nascosto ma molto bello con la sua nuova compagna. La buona azione che riesce a fare dopo aver pensato prima al suo tornaconto personale è un’azione che da’ il via a una serie di conseguenze sempre più incontrollabili. Rahim ne rimane smarrito anche quando, insieme ai suoi affetti, cerca di porre rimedio, di aggiustare a suo favore la realtà.

La situazione di Rahim è la situazione dell’Iran in cui si è dato il via a dei cambiamenti con azioni forse premature, forse tentando di conciliare il tutto con la tradizione. Cambiamenti che hanno iniziato a generare conseguenze non sempre controllabili e quasi sempre di difficile lettura da parte della popolazione.

“Un eroe” parla di un uomo che cerca di cambiare, che vuole dimostrare il suo cambiamento ma che si trova sopraffatto dagli eventi. Un film che gode di una regia e una sceneggiatura perfettamente calibrati nel documentare la realtà all’interno di una commedia con toni drammatici. Il film è il candidato ufficiale dell’Iran all’Oscar come miglior film straniero e, dopo aver vinto il Gran Premio Speciale della Critica alla 74esima edizione del Festival di Cannes, ha ottime possibilità di finire almeno in nomination.

Voto: 7,3

Di Giuseppe Bonsignore

Fondatore di Cinematik.it nel lontano 1999, appassionato di Cinema occupa il suo tempo impiegato in un lavoro molto molto molto lontano da film e telefilm. Filmaker scadente a tempo perso, giornalista per hobby, recensore mediocre, cerca di tenere in piedi la baracca. Se non vede più di 100 film (al cinema) all'anno va in crisi d'astinenza.

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