Recensione in anteprima – Venezia 78 – Fuori concorso – Il nuovo film di Ridley Scott è un riuscito dramma di ambientazione medievale che, riportando a galla la vera storia dell’ultimo duello legalmente autorizzato nella Francia del XIV secolo, affronta in realtà gli attualissimi temi legati al movimento Me Too. Al cinema dal 14 ottobre 2021 

La trama

Avvincente storia di tradimento e vendetta, ambientata nel clima brutale della Francia del XIV secolo, The Last Duel è un film epico storico, un dramma provocatorio che esplora l’onnipresente potere dell’uomo, la fragilità della giustizia e la forza e il coraggio di una donna pronta a mettersi da sola al servizio della verità.

Basato su fatti realmente accaduti, il film fa luce sulle ipotesi a lungo tenute per vere riguardo all’ultimo duello legalmente autorizzato in Francia, disputato tra Jean de Carrouges e Jacques Le Gris, due amici diventati acerrimi rivali. La moglie di Carrouges, Marguerite, viene brutalmente aggredita da Le Gris, ma questi respinge l’accusa. Tuttavia la donna rifiuta di stare zitta e si fa avanti per accusare il suo aggressore: un atto di coraggio e di sfida che mette a repentaglio la sua vita. Ne segue un estenuante duello a morte che mette il destino dei tre nelle mani di Dio.

Un dramma medievale

Una storia come quella del duello tra Carrouges e Le Gris non poteva che essere pane per i denti di un regista come Ridley Scott, già autore di opere come I duellantiIl gladiatore Le crociate.

A differenza degli ultimi due titoli, però, The Last Duel ha un’impostazione diversa, più piccola, intima, personale: non racconta la Grande Storia, ma la vicenda privata di tre individui la cui portata simbolica ha un valore universale; la storia di un’amicizia e di un matrimonio distrutti da un atto improvviso e brutale, che per la volontà di una donna di non rimanere in silenzio avrà conseguenze irreversibili.

Le grandi battaglie, insomma, fanno solo da sfondo a un dramma privato e per questo hanno un minutaggio ridotto; prevalgono invece le dinamiche psicologiche fra i tre protagonisti, le scene di dialogo in interni, che danno all’opera un taglio quasi teatrale, anche se la violenza esploderà nella lunga e magnifica sequenza del duello finale, uno degli scontri più realistici e brutali visti nel cinema recente.

Tre punti di vista per un’unica storia

Quella di The Last Duel è la storia di un’amicizia che si trasforma in rivalità, ma è soprattutto la storia di uno stupro per il quale una donna chiede giustizia, anche a costo di rimetterci la propria vita: in mancanza di prove, infatti, la veridicità delle sue parole è affidata all’esito del duello fra suo marito e l’aggressore; nel caso dovesse vincere quest’ultimo, significherebbe che lei ha mentito e che merita dunque di finire sul rogo.

Dal momento che tutto ruota intorno all’accusa di Marguerite ai danni di Jacques, i tre sceneggiatori Matt Damon, Ben Affleck e Nicole Holofcener – che hanno trasposto l’omonimo libro di Eric Jager – hanno compiuto l’interessante scelta di dividere la storia in tre blocchi: il primo, che racconta la vicenda dalla prospettiva di Carrouges, è stato scritto da Damon; il secondo, incentrato sul punto di vista di Le Gris, è stato scritto da Affleck (che interpreta la parte del Conte Pierre, amico di Le Gris); il terzo, avente come protagonista Marguerite, è stato scritto dalla Holofcener.

Questa struttura, che ricorda il classico Rashomon di Akira Kurosawa, fa sì che assistiamo per tre volte alla stessa successione di eventi ma sempre angolazioni diverse, sicché di volta in volta gli stessi fatti e i personaggi che ne sono al centro appaiono sotto luci differenti. Le divergenze dei racconti in realtà sono molto sottili: piccoli dettagli, giochi di sguardi, espressioni che assumono significati diversi a seconda del punto di vista dominante.

Sembrerebbe dunque che non esista una verità univoca, ma solo differenti percezioni di uno stesso avvenimento. Tuttavia, nel momento in cui sullo schermo rimane fissa la parola “verità” quando comincia il blocco narrativo incentrato su Marguerite, il film rinuncia a ogni ambiguità e prende una posizione netta: ne risulta che le figure maschili ne escono sostanzialmente distrutte (siamo ben lontani, insomma, dal concetto di duello “buono contro cattivo” sul modello de Il gladiatore) mentre il personaggio di Marguerite diviene una sorta di eroina precorritrice del movimento Me Too.

Un film coinvolgente e spettacolare

Sorretto da un grande cast, in cui, tra l’insolitamente rude Matt Damon e il fascinoso Adam Driver, spicca per intensità la star in ascesa Jodie Comer, capace di trasmettere efficacemente tanto la forza di volontà quanto le paure di Marguerite e di calibrare la propria interpretazione su sfumature differenti in ognuno dei tre blocchi narrativi, The Last Duel è un film coinvolgente e spettacolare, che, nonostante la sua impostazione “a tesi” (che diviene palese nella terza parte), tiene incollati allo schermo per tutti i suoi 152 minuti: probabilmente l’opera migliore della produzione recente di Scott.

Voto: 7,5

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