Recensione in anteprima – Venezia 78 – In concorso – Torna al Lido la coppia di registi argentini Mariano Cohn e Gaston Duprat con un nuovo esilarante film dopo l’apprezzato e premiato “Il cittadino illustre”. Una commedia ironica sul mondo del cinema e sulla recitazione che vede un confronto bellissimo tra tre interpretazioni divertenti e divertite: Antonio Banderas, Oscar Martinez, Penelope Cruz.

Creare la storia

Giunto ad una veneranda età ma ancora assetato di gloria, l’imprenditore Humberto Suarez (José Luis Gómez) vorrebbe legare il proprio nome ad un’opera destinata a restare nella storia. Subito ha pensato ad un ponte, poi è stato attraversato da un’idea migliore: un film. Un capolavoro cinematografico. Finanzierà ogni cosa, ma esige il meglio: il romanzo di un premio Nobel, la regista più in auge del momento, gli interpreti più bravi. L’eccentrica, elegantissima, visionaria Lola Cueva (Penelope Cruz) dirigerà dunque Félix Rivero (Antonio Banderas) e Ivàn Torres (Oscar Martinez) nel ruolo di Manuel e Pedro, fratelli di sangue e rivali in amore, in una tragedia che non risparmia colpi di scena.

La produzione di questo film ci viene descritta fin dai primi passaggi. Fin da quando il finanziatore/imprenditore incontra la possibile regista per convincerla ad accettare il lavoro. Successivamente si avviano le fasi delle prove degli attori in un confronto fortemente competitivo e con idee stravaganti da parte della regista.

L’ironia riguardo al mondo dello spettacolo e del cinema in particolare è continua e sferzante con alcune battute al vetriolo e altre considerazioni divertenti riguardo l’illogicità di alcune scene.

Lavori a confronto

“Official Competition” è anche il titolo del film che dovrà vedere il buio della sala una volta ultimata la registrazione della pellicola commissionata dall’imprenditore Suarez. Ed è effettivamente una competizione quella tra due diversi stili di vita e di recitazione. Félix e Ivan non potrebbero essere più diversi e antitetici in tutto. Forti della loro disistima reciproca e dell’invidia talvolta malcelata evidenziano entrambi un ego smisurato ciascuno convinto di intraprendere il lavoro di attore nel modo più giusto.

I continui battibecchi, le continue punzecchiature tra i due e la strategica opera della regista creano un susseguirsi di scene molto divertenti che strappano risate continue agli spettatori. La bravura degli attori del cast esaltano questo confronto con tempi comici e mimiche perfetti magistralmente diretti dai due registi argentini.

Antonio Banderas è sublime nel suo ruolo di attore spagnolo conosciuto internazionalmente, forte di decine di premi famosi, di milioni di followers sui social e di decine di donne per uscire la sera. E’ sicuramente l’attore che, nel cast, primeggia ma ottime sono anche le prove di Penelope Cruz e, soprattutto di Oscar Martinez già coppa Volpi con il precedente “Il cittadino illustre” e adesso interprete di un attore vocato all’insegnamento della recitazione che ha calcato il palcoscenico teatrale per decenni.

Il clown triste

In questo nuovo lavoro dei registi Cohn e Duprat l’ironia e il divertimento sono molto presenti ma non manca neppure una vena di tristezza. Un collegamento alla realtà, spesso amara e spesso ingiusta.

Il ridere, il prendersi in giro, il mettersi alla prova attraverso idee strane, situazioni stressanti vengono completati da un retrogusto lievemente contraddittorio quasi a ricordare la situazione di Hollywood e della società in generale, incapace, spesso, a togliere quella maschera del voler essere perfetti e social a tutti i costi per far emergere invece le situazioni, spesso travagliate, di ognuno.

Tutto questo serpeggia nel film anche se non viene quasi mai esplicitato e solo in una scena, la prima viene ricordato. Si tratta dell’inquadratura di un clown triste. Perchè vivere, spesso, non è solo tutta una risata o una gioia.

Sarebbe bello dare un premio anche a questo film, il primo, forse, che riporta le risate di gusto ed intelligenti al cinema.

Voto: 7,7

Di Giuseppe Bonsignore

Fondatore di Cinematik.it nel lontano 1999, appassionato di Cinema occupa il suo tempo impiegato in un lavoro molto molto molto lontano da film e telefilm. Filmaker scadente a tempo perso, giornalista per hobby, recensore mediocre, cerca di tenere in piedi la baracca. Se non vede più di 100 film (al cinema) all'anno va in crisi d'astinenza.

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