Recensione in anteprima – A distanza di tre anni dal primo acclamato capitolo torna in sala il film scritto, diretto, recitato e ideato da John Krasinski. L’avventura giunge al termine e già è stato annunciato uno spin-off con la regia di Jeff Nichols nel 2023. “A Quiet Place 2” mantiene il ritmo, l’atmosfera, la qualità del primo film e recupera dei legami affettivi non comuni in questo genere di pellicole. Al cinema dal 24 giugno.

Un sequel mascherato

Vecchi e nuovi mostri per A Quiet Place 2, seguito dello straordinario horror del 2018 dove affamate entità aliene completamente cieche, ma sensibilissime ad ogni rumore, irrompevano nel nostro mondo diventato loro esclusivo territorio di caccia.

Il racconto vuole essere un po’ sequel e un po’ prequel.  I sopravvissuti della famiglia Abbott, guidati dalla madre Evelyn (Emily Blunt) sono alla ricerca di un modo per sopravvivere in un mondo che oramai respinge ogni suono. Nella loro fuga dal rifugio precedente, quello del primo film, si rendono conto che le minacce si sono moltiplicate perché come spesso accade non sono solo i mostri alieni ad essere pericolosi.

Si parte quindi dal racconto del “day 1”, quello che non abbiamo mai visto. I’innesto prequel ci fa capire come tutto ha avuto inizio. Quelle scene iniziali parlano di una vita tipica di una cittadina americana divisa tra mondo del lavoro e sport. L’evento turba quel luogo di pace pieno di gioia, urla, impegno e divertimento. Un po’ come il Covid ha abbattuto in un attimo la nostra possibilità di una vita normale fatta di abbracci, risate e vicinanza.

Quei silenzi importanti

Tutto il mondo è costretto a cambiare e la famiglia Abbott, già protagonista assoluta del primo film diventerà il centro di speranza di un’umanità provata da centinaia di giorni di forzato silenzio.

Sono silenzi forzati quelli che sentiamo durante tutte le principali scene, ma sono dovuti pena la possibilità di risvegliare quei mostri così avidamente pericolosi. Quindi sono importanti e tutto, come nel primo capitolo, ruota attorno alla gestione di questi silenzi, alla dinamica dell’inserimento di questi preservandone una sceneggiatura che si avvale anche di momenti intimi e di azione pura.

“A quiet place 2” è un sequel che conferma e rinnova tutto quanto di bello e ben fatto è stato creato nel primo capitolo. Le atmosfere, la dinamica delle azioni, la profonda intimità grazie al silenzio sono tutte caratteristiche che incollano lo spettatore allo schermo in un misto di interesse, paura, partecipazione della vicenda molto ben calibrato.

Capirsi oltre le parole

La sceneggiatura, infatti, è molto solida e si aggancia completamente al film precedente presentandoci un nuovo protagonista che si aggiunge alla famiglia Abbott. Si tratta di Emmett, l’amico di famiglia ottimamente interpretato dall’attore Cillian Murphy. Un personaggio scorbutico e segnato dalla sofferenza della perdita di moglie e figli ma non meno incline a tentare in tutti i modi di sopravvivere.

Si tratta quindi di capirsi nuovamente, di imparare a conoscersi nuovamente attraverso i silenzi e senza usare le parole. “A quiet place 2” coinvolge lo spettatore non solo attraverso l’azione con tonalità prettamente horror ma anche attraverso una relazione profonda con le sofferenze e l’intimità dei protagonisti.

Una scena molto bella che coinvolge Evelyn e la sua perdita è emblematica di questo aspetto molto coinvolgente ed emotivo. Una scena splendidamente girata e toccante dove il silenzio viene riempito dalla sofferenza, dal ricordo e dalla commozione.

“A quiet place 2” presenta una Emily Blunt in splendida forma e, malgrado qualche svarione tipico di alcuni personaggi che sembrano fare apposta nel fare esattamente qualcosa di pericoloso e inopportuno, si può dire che è un film ben riuscito. Un perfetto completamento di quanto visto tre anni fa.

Voto: 7,2

Di Giuseppe Bonsignore

Fondatore di Cinematik.it nel lontano 1999, appassionato di Cinema occupa il suo tempo impiegato in un lavoro molto molto molto lontano da film e telefilm. Filmaker scadente a tempo perso, giornalista per hobby, recensore mediocre, cerca di tenere in piedi la baracca. Se non vede più di 100 film (al cinema) all'anno va in crisi d'astinenza.

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