Recensione in anteprima – Arriva finalmente nelle sale italiane uno dei film australiani più attesi finito di girare nel 2017. Si tratta dell’adattamento cinematografico dell’omonimo classico della letteratura per bambini. Shawn Seet dirige un magnetico Geoffrey Rush in un racconto commovente incastrato in una natura incontaminata. Al cinema dal 24 giugno.

La storia

Michael Kingley (Geoffrey Rush), nonno e businessman in pensione, ritorna sul litorale meridionale dell’Australia, dove ha trascorso l’infanzia e dove dovrà votare una mozione che rischia di impattare l’eco-sistema di quell’angolo di mondo selvaggio. L’ostinazione della nipote (Morgana Davies), decisa a salvaguardare quello stesso paradiso e le sue creature, risveglia nell’uomo l’eco di anni lontani, quando viveva con suo padre in una capanna sul mare.

Un’epoca in cui attraversava le tempeste e ‘volava’ coi pellicani, salvati dai bracconieri e nutriti con pesce frullato e tanto amore. Coi ricordi cresce la consapevolezza umanista e politica e ritorna come un’onda l’ardore della sua battaglia.

Film del 2019, bloccato per le note vicende sanitarie, “Storm boy” approda nelle sale italiane con il discutibile e fuorviante sottotitolo “il ragazzo che sapeva volare”. Si tratta di una bellissima storia che affonda la sua ambientazione nel passato da ragazzo di un nonno che racconta la sua storia alla nipote.

La poesia della natura (e la bellezza dell’Australia)

“Storm boy” si avvale di ottimi paesaggi, di una natura selvaggia e incontaminata ma minacciata dai cacciatori durante l’infanzia di Michael e dal cemento e dagli affari quando lui, nel presente è quel nonno che ricorda la bellezza di certe giornate.

La natura è la vera protagonista di questo film. Una natura che si manifesta anche con la tempesta (da qui il titolo del film  e soprannome del protagonista) ma è colta soprattutto dal regista nei suoi colori e nella sua voglia di esplodere di bellezza ad ogni sguardo.

I pellicani sono i coprotagonisti di Michael e si nota tutta la tenerezza che il ragazzino riserva sui suoi piccoli e indifesi amici. E’ una relazione tra bambino e animale veicolata anche da Fingerbone Bill (Trevor Jamieson), il rappresentante delle popolazioni originarie australiane con tutte le tradizioni, i valori e le credenze.

Con i piedi nella sabbia

Michael bambino e Michael nonno affondano i loro piedi nella sabbia. Altro interessante spunto per confermare ancora una volta, il profondo legame del film e del protagonista con la natura. Passeggiare per i luoghi dell’infanzia è, per Michael, un rivedere la sua vita, la sua impresa, il suo connubio con i tre pellicani. E’ un modo per manifestare alla nipote quanto importante possa essere la storia personale e la natura.

Una regia attenta lascia spazio allo sviluppo di queste sensazioni nello spettatore che non può non schierarsi dalla parte di Michael sia nella sua versione da bambino sia nella sua versione da nonno.

“Le storie belle vanno sempre male prima del lieto fine”

E’ la frase di speranza di Michael detta alla nipote, in un momento in cui tutto, anche il racconto, sembra volgere al termine. Bisogna imparare a volare oltre le difficoltà, con l’aiuto delle proprie forze e delle proprie idee rispettando la natura.

Voto: 6,8

Di Giuseppe Bonsignore

Fondatore di Cinematik.it nel lontano 1999, appassionato di Cinema occupa il suo tempo impiegato in un lavoro molto molto molto lontano da film e telefilm. Filmaker scadente a tempo perso, giornalista per hobby, recensore mediocre, cerca di tenere in piedi la baracca. Se non vede più di 100 film (al cinema) all'anno va in crisi d'astinenza.

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