Dio è donna e si chiama Petrunya

Recensione in anteprima – Torino 37 – Festa Mobile – Quinta regia per la regista macedone Teona Strugar Mitevska che porta in scena una interessante provocazione al mondo delle tradizioni storicamente maschili. Una rappresentazione non banale di causa ed effetto tra chi non comprende l’avvento di tempi moderni e chi. invece li vuole cavalcare nonostante l’arretratezza culturale di un piccolo paesino. Al cinema dal 12 dicembre.

La storia

Petrunya (Zorica Nusheva) è laureata in storia, ha 32 anni, vive nella cittadina macedone di Štip e non ha un’occupazione. Rientrando verso casa dopo un colloquio di lavoro andato male, si ferma ad assistere a una cerimonia ortodossa per le strade. Il rituale prevede che il prete getti una piccola croce nel fiume e che gli uomini si precipitino a recuperarla.

Petrunya, vicina alla riva, vede che nessuno raggiunge l’oggetto sacro e si tuffa a recuperarlo. Ne nasce una rissa per strapparle la croce di mano e, più tardi, la giovane è portata al posto di polizia per essere interrogata su un gesto che è stato filmato e il video è diventato popolare in internet, attirando l’attenzione della giornalista (Labina Mitevska) di una televisione nazionale.

Dopo il successo alla Berlinare “Dio è donna e si chiama Petrunya” viene presentato nella sezione “Festa Mobile” del Torino Film Festival.  La presentazione di questo film si integra con la riscoperta  al pubblico delle altre 4 opere dell’artista macedone.

Tradizione e realtà

“Dio è donna e si chiama Petrunya” porta sullo schermo una questione che è insita trasversalmente nelle varie attività della società che spesso sono tradizionalmente attribuite agli uomini. La realtà dei fatti però è cambiata notevolmente nel corso degli anni e il pretesto di questo film sul recupero della croce da parte di una donna evidenzia come, in piccole località, o in paesi più arretrati culturalmente, il percorso da fare è ancora lungo.

La regista Teona Strugar Mitevska si concentra sulla Petrunya del titolo, la protagonista che è presente in scena per tutto il film. Tramite una sceneggiatura molto realistica e precisa conosciamo Petrunya, i suoi problemi e le sue aspirazioni. Petrunya è legata al suo paese ma ha l’aspirazione di investire nella propria vita per poter migliorare. Non ci sono opportunità e lei rimane sempre nell’anonimato.

Oltre la notizia

Quanto fatto da Petrunya diventa ben presto di dominio pubblico e attira anche l’interesse di una giornalista d’assalto (la sorella della regista n.d.r.) televisiva. E’ lei che esalta la notizia e soprattutto la reazione degli uomini del villaggio per evidenziare il profondo scollamento tra tradizione e voglia delle donne (ma soprattutto di Petrunya) di poter essere libere di essere persone con aspirazioni e desideri al pari degli uomini.

Grazie a un ottimo meccanismo che non sfocia mai nelle solite banalità, il film riesce a intrattenere il pubblico e a far riflettere su alcune situazioni quotidiane che, spesso, presentano problematiche sovente sottovalutate.

Voto:  7,4

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