Buio

Recensione in anteprima – “Buio” è il thriller apocalittico italiano di Emanuela Rossi che esce su MyMovies in Direct to video con il coinvolgimento delle sale cinematografiche. Un sistema inedito studiato appositamente per superare questo periodo critico per il cinema. Un film a tratti ricco di claustrofobia, di tensione, di tanto valore per la vita, la rivalsa e la denuncia. Dal 7 maggio.

Fare la storia

Stella (Denise Tantucci), diciassette anni, vive con le due sorelle più piccole, Luce (Gaia Bocci) ed Aria (Olimpia Tosatto), in una casa dalle finestre sbarrate, una sorta di eterna quarantena. Ogni sera, il padre (Valerio Binasco) rientra, si spoglia della maschera antigas e della tuta termica, porta il cibo e aggiorna le figlie con i racconti dell’Apocalisse in corso, che continua a decimare l’umanità. Ma all’interno della casa ci sono dei conflitti: le ragazze stanno crescendo, si modificano gli equilibri… Una sera il padre non torna. Stella decide di uscire, per cercare cibo.

Per la prima volta un film verrà diffuso in Direct to video tramite Mymovies con il coinvolgimento delle sale cinematografiche che avranno la possibilità di invitare il proprio pubblico tramite mailing List e pubblicità online. Al potenziale spettatore viene fornito un link personalizzato per ogni cinema e spettatore dietro il pagamento di 4,9 Euro come se fosse un biglietto/posto al cinema. Questo, in estrema sintesi, il meccanismo che è stato messo in piedi dal produttore e distributore Courier Films con la collaborazione di MyMovies.it e delle sale cinematografiche che hanno aderito.

Meccanismo dettato dal periodo storico che stiamo attraversando governato dalla pandemia e, soprattutto, dalla chiusura delle sale cinematografiche che non riapriranno a breve nel corso di questo 2020.

Sebbene la trama possa far pensare a un primo film che vuole descrivere questa situazione di clausura del popolo italiano, così non è. E’ bene specificarlo sin dall’inizio perché la regia dell’esordiente Emanuela Rossi tocca temi diversi e sfrutta l’impossibilità fisica di uscire di casa per descrivere un conflitto uomo donna ancor ben lungi dall’essere risolto. Il film, inoltre,  è del 2019.

Quadri di vita

Il film è costruito con diversi capitoli. Ogni capitolo è introdotto da un disegno di Nicoletta Ceccoli abbinato a un titolo. “Buio” diventa quindi un’insieme di quadri, quadri della vita delle tre ragazze e del padre.

“Adesso rivolgiamo un pensiero a colui che tutto vede e tutto ascolta”

Il film va oltre le mura della casa rifugio. Tramite la religione inculcata dal padre il film esce verso l’esterno con quell’ipocrisia tipica del personaggio che vuole piegare la religione ai propri interessi. Il film spazia, inoltre, verso la fuga di un esterno profondamente diverso da quanto ci si possa aspettare.

I quadri di una vita che viene a tratti repressa, a tratti incanalata in situazioni ambigue e fortemente influenzate dai voleri di un padre padrone, di un uomo fintamente eroe e lucidamente insensibile.

“Buio” è un film coraggioso. La prima regia di Emanuela Rossi si cimenta in un genere poco frequentato dalla cinematografia italiana degli ultimi decenni. Il film ne rispetta i canoni, ne sviscera i contenuti ben oltre quello che ci si possa aspettare e certifica una profonda conoscenza della cinematografia da parte della regista. Vengono ricordati vari film senza essere solo mere citazioni o sensazioni (es. “Shining”).

In una prima parte che ricorda “10 Cloverfield Lane” si respira un’atmosfera claustrofobica mentre la musica riporta alla mente “Il tempo delle mele” mescolandola a grandi opere classiche nel solco di una costruzione dell’intreccio e delle sensazioni molto aderente alla regia di  Lanthimos per stessa ammissione di Emanuela Rossi.

Luci e ombre di un’apocalisse perpetua

Come scritto in precedenta, “Buio” non è un film figlio della pandemia che ha colpito l’Italia nella prima metà del 2020. Si tratta di una modalità di porre all’attenzione del pubblico un tema molto importante: il continuo riscatto della figura della donna nei confronti di un maschilismo radicale e radicato in certi padri e uomini.

La chiusura totale del padre nell’ottima interpretazione di Valerio Binasco denota la completa incoerenza tra parole di affetto e stima e le azioni di reclusione e ridimensionamento fisico. La contrapposizione con la vita che vuole scorrere liberamente nelle tre ragazze mette in scena una intermittenza di luci e ombre di un’apocalisse perpetua.

L’ambiguità e le torbide voglie del padre cercano di minare, senza riuscirci, lo spirito combattivo, libero, curioso, vitale di tre ragazze in tre momenti diversi della propria crescita. La storia della scomparsa della madre dalle loro vite, perfettamente centellinata da una sceneggiatura solida e attenta aggiunge pathos, partecipazione e completa il quadro del reale messaggio del film.

“Buio” è un’eccellente opera prima che denota, ancora una volta, che non sempre il coraggio nell’affrontare temi importanti e generi poco frequentati è destinato a fallire. Consigliato.

Voto: 7,3

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