La belle époque (2019)

Recensione in anteprima – Roma 14 – Selezione Ufficiale – Cinema, teatro, reality show e nostalgia del passato. Una messa in scena molto interessante quella di Nicolas Bedos alla sua seconda opera da regista. Colonne portanti di questa bella commedia francese sono il quasi settantenne Daniel Auteuil, una fantastica Fanny Ardant e una sceneggiatura estremamente efficace. Al cinema dal 7 novembre.

Storia da vivere e rivivere

Victor (Daniel Auteuil) e Marianne (Fanny Ardant) sono sposati e ‘inversi’. Lui vorrebbe ritornare al passato, lei andare avanti. Disegnatore disoccupato che rifiuta il presente e il digitale, Victor è costretto a lasciare il tetto coniugale. A cacciarlo è Marianne, psicanalista dispotica che ha bisogno di stimoli e ne trova di erotici in François (Denis Podalydès), il migliore amico di Victor. Vecchio e disilluso, Victor accetta l’invito della Time Traveller, una curiosa agenzia che mette in scena il passato.

A dirigerla con scrupolo maniacale è Antoine (Guillaume Canet), che regala ai suoi clienti la possibilità di vivere nell’epoca prediletta grazie a sontuose scenografie e a un gruppo di attori rodati. Tutto è possibile, bere un bicchiere con Hemingway o sparare sull’aristocrazia del XVIII secolo. Victor sceglie di rivivere il suo incontro con Marianne, una sera di maggio del 1974 in un café di Lione (“La belle époque”). Sedotto dal fascino di Margot (Doria Tillier), l’attrice che interpreta la sua consorte a vent’anni, Victor col passato trova il futuro.

A metà strada tra teatro, cinema e reality show, “La belle époque” ha il grande pregio di mescolare nostalgia e risate coinvolgendo e commuovendo lo spettatore. Abituati ad applicazioni e programmi che sognano di farci rivivere certe situazioni, la messa in scena all’interno del film della Time Traveller è così accurata che sembra quasi di fare un vero e proprio viaggio nel tempo.

Di rimpianti e sorrisi

Il viaggio nel tempo immaginario al quale si sottopone Victor è un viaggio nella sua memoria alla ricerca delle sensazioni del suo primo incontro e innamoramento di sua moglie. E’ anche un viaggio del protagonista verso quella modernità spesso osteggiata e il fatto che riesca a farlo andando indietro nel tempo è sinonimo di ricerca della propria essenza, quella più originale e incontaminata che, troppo spesso viene corrotta dalla piatta vita quotidiana.

“La belle époque” mescola bene risate, sorrisi, rimpianti e commozioni per quel che è stato e non può essere più. E’ lo spettatore che viene messo a nudo di fronte alla propria storia in un perverso e genuino gioco di ribaltamento dei ruoli dove lo spettacolo è lo spettatore e lo spettatore è protagonista.

La vita reale di Victor, Marianne, Margot e Antoine completano e complicano in maniera ordinata tutta la vicenda con una sceneggiatura molto fitta, curata e con un ritmo serrato.

I ricordi come radici di un nuovo futuro

Daniel Auteuil e Fanny Ardant giganteggiano nei loro ruoli. Attraversano costantemente la trasformazione che è proprio dei loro personaggi. Partano visibilmente lontani per scontrarsi e reincontrarsi per poi cercare di riavviare e riavviarsi in una storia d’amore che è colonna portante della loro esistenza.

L’importanza di ritrovare le radici di un amore risultano imprenscindibili per capire se stessi e l’altra o l’altro che si ha avuto la fortuna di incontrare e poter amare. Il ritorno all’incoscienza e spensieratezza dell’amore provato in gioventù da Victor e Marianne fanno da contraltare al viaggio inverso di un amore tra Antoine e Margot che ha bisogno invece di diventare finalmente maturo.

Il nuovo futuro al quale “La belle époque” invita i suoi personaggi è un nuovo futuro che viene indicato agli spettatori. Un futuro che possa tener conto di quanto di bello provato in passato per poterlo attualizzare e migliorare. Un messaggio forse semplice ma reso in maniera affascinante e suadente grazie a una messa in scena e a una sceneggiatura di prima qualità.

Voto: 7,8

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