“Il Generale Della Rovere”: l’orgoglio e il valore della Resistenza

Recensione – 60 anni – Uno dei film più rappresentativi nella storia del cinema italiano: parliamo de Il Generale Della Rovere, un film di Roberto Rossellini con uno straordinario Vittorio De Sica protagonista. Usciva in Italia l’11 novembre del 1959.

Da truffatore a generale

Genova, 1944. Emanuele Bardone (Vittorio De Sica), utilizza i suoi modi gentili e le proprie abilità per vivere di espedienti, spendendo tutto al gioco e con le donne. Estorce denaro ai familiari dei detenuti politici, promettendo un interessamento per risolvere la situazione di questi ultimi, e inventando conoscenze tra le autorità che invece non possiede (si presenta come il “colonnello Grimaldi”). Truffando il prossimo, comprese le persone a lui più vicine, Bardone riesce a farla franca finché non si tradisce cercando di ingannare una vedova.

Arrestato e inchiodato alle sue responsabilità, accetta di collaborare con le SS per salvarsi e, in particolare, con il colonnello Müller (Hannes Messemer), da lui conosciuto casualmente qualche giorno prima. Egli, consapevole delle capacità truffaldine di Bardone, gli propone di assumere l’identità del generale Giovanni Braccioforte della Rovere, un importante ufficiale badogliano ucciso per errore dai soldati tedeschi. Così, Bardone viene condotto a Milano, nel carcere di San Vittore, per trovare informazioni sul conto di “Fabrizio”, riconosciuto come il capo della Resistenza ma che gli oppressori non sono ancora riusciti a scoprire.

La redenzione di un uomo

Tratto da un racconto di Indro Montanelli (che diverrà romanzo all’uscita del film) e sceneggiato dallo scrittore e giornalista insieme a Sergio Amidei e Diego Fabbri, Il Generale Della Rovere si inserisce tra i fondamentali film dedicati alla Resistenza ed è riconosciuto come un caposaldo del cinema italiano.

Ispirato alla storia di un personaggio realmente esistito, ovvero Giovanni Bertoni (conosciuto da Montanelli in prima persona quando era prigioniero politico a San Vittore nel 1944), il film descrive con veridicità la realtà carceraria del periodo bellico e in particolare durante l’occupazione nazifascista del Nord Italia in seguito all’8 Settembre 1943, quando la Resistenza divenne organizzata e combatté con ancora più vigore. Per questo, la vita di molti partigiani viaggiava sul filo di un’informazione, e le operazioni di polizia rappresentavano l’arma più efficace che i tedeschi potevano utilizzare per fermare il vento della libertà che inevitabilmente si sollevava.

Convinto della sua irrimediabile corruzione d’animo, il colonnello Müller sottovaluta però un aspetto, quando, per non aver scelta, Bardone accetta di collaborare: l’orgoglio italiano. Anche un uomo apparentemente privo di valori e di scrupoli ritrova, nel profondo, un sentimento di appartenenza a un Paese distrutto dal fascismo, dilaniato dalla guerra, e oppresso dai nazisti. Conoscendo i partigiani a San Vittore e colloquiando con loro, Bardone comprenderà l’importanza della loro lotta e non li tradirà, nel momento del giudizio. Anche per lui arriverà una sofferta redenzione.


Interpretato da un monumentale Vittorio De Sica, il personaggio controverso non fu particolarmente gradito a Montanelli, che non ne apprezzò il ritrovato spirito illuminato dalla Resistenza, e persino dai parenti del vero Bertoni, che addirittura – come da narrazione degli annali cinematografici – intentarono causa ai produttori del film per averlo descritto inizialmente come un impostore. Eppure, il Bardone di De Sica, nella complessità con la quale lo ha portato in scena Rossellini, fa parte degli eroi tragici del nostro grande cinema.

Un affresco sulla Resistenza

Con questa pellicola e la seguente Era notte a Roma (1960), Roberto Rossellini tornò ad occuparsi della guerra e delle sue atrocità e contraddizioni. In particolare, dopo la trilogia di fine anni ’40 (Roma città aperta, Paisà, Germania anno zero) concentrò la propria attenzione esclusivamente sulla Resistenza al nazifascismo.

Il Generale Della Rovere si inserisce tra opere che tra fine anni ’50 e inizio anni ’60 raccontarono donne e uomini che lottarono per la libertà, per uscire dal dramma collettivo del conflitto. Tra le peculiarità di molti di questi capolavori, vi è di avere come protagonisti persone comuni che si sacrificano per la causa, e che come Bardone trovano orgoglio e coraggio contro il nemico. E la parabola di Emanuele, negativa in origine e poi profondamente cambiata alla fine, rappresenta un ulteriore elemento di interesse nel contesto narrativo dell’epoca.

La grandezza del cinema italiano di quegli anni si può inoltre sintetizzare ricordando che Il Generale Della Rovere di Rossellini vinse il Leone d’oro ex aequo con La Grande Guerra di Mario Monicelli, alla 20^ edizione della Mostra Internazionale d’Arte cinematografica di Venezia. Due classici intramontabili, due diamanti di un periodo irripetibile.

Voto: 8,5

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