Attacco al potere 3

Recensione in anteprima – Dopo l'”Olimpo” e “Londra”, questa volta a cadere è un “Angelo”. Nel terzo film dedicato a Mike Banning è proprio il protagonista a “cadere”. Attraverso una trama tutt’altro che originale e uno svolgimento già visto l’eroe caduto deve dimostrare la sua innocenza. Per farlo un film diretto abbastanza banalmente con una sceneggiatura fiacca e con i soli momenti con Nick Nolte di un certo livello recitativo. Al cinema dal 28 agosto.

Una storia come tante

Mike Banning (Gerard Butler) inizia a sentire il peso degli anni e gli acciacchi delle molte concussioni subite nella sua carriera di salvatore di Presidenti degli Stati Uniti. Ma questo è un lavoro che non conosce soste e così, proprio mentre gli sta venendo offerto un più tranquillo incarico d’alta responsabilità, ecco che uno stormo di droni esplosivi scende in picchiata sul Presidente (Morgan Freeman) in vacanza di pesca al lago. Il capo di Stato finisce in coma e Banning si ritrova incastrato come capro espiatorio per la congiura. In fuga sia dai cospiratori che vogliono metterlo a tacere, sia dall’FBI che lo ritiene colpevole, non ha che una persona a cui chiedere aiuto: suo padre (Nick Notte), survivalista armato pesantemente che fa l’eremita paranoico tra i boschi e disprezza la tecnologia informatica.

Una storia che abbiamo già sentito e soprattutto visto in tanti film d’azione. Terroristi doppiogiochisti, il fedele angelo caduto accusato di tradimento e una serie infinita di esplosioni, uccisioni, rincorse, fughe, sparatorie. Non si raggiungono mai le vette di saghe come, per esempio “Fast & Furious” riguardo alla poca logica delle azioni ma c’è un elemento differente: qui ci si prende proprio sul serio.

Si gioca poco ci si diverte meno

Come detto tutto il film si prende maledettamente sul serio. Ad iniziare dal primo rallenty che immerge lo spettatore in scene di guerriglia urbana. A nulla vale la giocosità spinta spesso mostrando i muscoli dei protagonisti.

La scelta di ribaltare la posizione di Mike Banning funziona a tratti. Si trasforma tutto il film in una colossale rincorsa doppia che passa di azione in azione senza avere, certe volte, il senso della logica. Si rischia poi di annacquare il talento degli attori. Troviamo una convincente Jada Pinkett Smith e Nick Nolte.

A quest’ultimo viene affidata la verve più spiccatamente sentimentale, familiare e divertente del film. Troppe poche scene gli vengono dedicate ed è un peccato perché quelle scene funzionano e danno divertimento e ossigeno a una sceneggiatura piatta e prevedibile.

La saga che continua

Come tutte le saghe che si rispettino, il finale del film chiude le trame del singolo capitolo ma lascia sempre qualche porta aperta per il probabile o possibile sequel.

Non si può già pensare a quale trama o quale città o persona avrà l’onore di “cadere” in un attacco al potere numero quattro, ma già questo terzo capitolo ha dato prova di come l’argomento e il tema siano ormai stati trattati ampiamente e non possono, salvo genialità, attrarre nuovamente lo spettatore.

Voto: 4,7

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