Il sacrificio del cervo sacro

Recensione in anteprima – Arriva anche in Italia il secondo film in lingua inglese del pluripremiato regista e sceneggiatore greco Yorgos Lanthimos. “Il sacrificio del cervo sacro”, miglior sceneggiatura a Cannes 2017 è un film estremo, che mette nuovamente a nudo l’animo umano davanti a una scelta fondamentale. Una ricerca delle inquadrature e dei toni sublime. Al cinema dal 28 giugno.

Steven (Colin Farrell) è un cardiologo: ha una bellissima moglie, Anna (Nicole Kidman), e due figli, Kim (Raffey Cassidy) e Bob (Sunny Sulijc). All’insaputa di costoro, tuttavia, si incontra frequentemente con un ragazzo di nome Martin (Barry Keoghan), come se tra i due ci fosse un legame, di natura ignota a chiunque altro. Quando Bob comincia a presentare degli strani sintomi psicosomatici, la verità su Steven e Martin viene a galla.

L’impatto iniziale

“Il sacrificio del cervo sacro” colpisce lo spettatore sin dalla prima scena. Con un preambolo di schermo nero e musica classica come d’abitudine nei film del regista greco la scena poi si apre con il dettaglio di un’operazione letteralmente a cuore aperto.

Yorgos Lanthimos impatta violentemente il pubblico ma non spiazza solo con questa prima scena. In continuità con il suo precedente lavoro “The Lobster” l’atmosfera è pacata nei toni. Le scene si susseguono descrivendo però, questa volta, un’idillio familiare che sembra non essere turbato da nulla. Due genitori (quasi) perfetti, due figli educati, amorevoli, diligenti.

Il rapporto tra Steven e Martin pian piano si svela per quello che è, un diabolico ricatto che minerà l’umanità stessa di Steven e la sua natura di dottore irreprensibile. Un lento e costante tarlo si insinua sia nei protagonisti sia nello spettatore. La scelta è impossibile, il sacrificio da effettuare, una volta svelato appare inconciliabile e, per natura, perdente.

Il sacrificio

Il precipitare degli eventi avviene inizialmente in modo fragoroso ma non improvviso. Sottolineato da una colonna sonora di musica classica che sottolinea la drammaticità della scena e l’angosciante sentimento che serpeggia nei due genitori. Quanto provano Steven e Anna rimane sotto traccia e solo pian piano emerge.

Il sacrificio che è al centro della vicenda cresce nella sua entità e pericolosità con il passare dei minuti. Di pari passo l’inverosimile situazione mette a dura prova tutti i componenti della famiglia. I genitori reagiscono nervosamente anche se sempre con quel distacco emotivo che si erge solo poche volte oltre l’apatia fisica. I figli adottano sotterfugi, tattiche, per essere sempre più vicini alla vicenda e per vivere quel poco che potrebbe rimaner loro.

Che cosa sacrifichiamo ogni giorno per perseguire i nostri obiettivi? Quali sacrifici siamo pronti a eseguire per poter rimediare a un nostro errore? Chi o cosa dovremmo essere in grado di sacrificare per ottenere la serenità, la nostra tranquillità e il nostro essere persone felici e realizzate?

Quando il sacrificio non è tutto

Il film però offre anche altro rispetto al solo tema del sacrificio. Oltre al chiaro riferimento alla tragedia di Euripide “Ifigenia in Aulide”, vi è anche una velata corrispondenza con la vicenda di Abramo e quella di Salomone di biblica citazione.

“Il sacrificio del cervo sacro” è un’interessante dimostrazione di abilità registica di Yorgos Lanthimos. La ricerca di inquadrature particolari dove il punto di vista non è quasi mai il medesimo in ogni scena e la macchina da presa, spesso, è ad un’altezza superiore a quella degli attori. E’ una scelta che rende lo spettatore un’ “anima”, una “coscienza” aggiunta che segue i personaggi costantemente e sempre da un punto di vista super-partes anche se le parti son ben definite.

Una particolare sottolineatura va data, oltre che alla musica, anche alle interpretazioni di tutto il cast. La serena felicità famigliare iniziale che non presta il fianco a slanci euforici pian piano si trasforma in (quasi) apatia davanti alla disgrazia che irrompe. Solo successivamente si fa rabbia, dolore, preoccupazione. Somma perfetta di tutto questo è data dai due genitori mentre ai figli rimane un costante e per nulla facile abbandono agli eventi.

Da rimarcare l’ottima interpretazione di Raffey Cassidy, un vero talento da tenere d’occhio e la convincete prova degli altri membri del cast. Un appunto sulla presenza del fumo sia in personaggi in giovanissima età sia tra i dottori che, sebbene non sia raro in realtà, non è sicuramente un messaggio edificante.

Voto: 7,6

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