Star Trek IX L’insurrezione

Recensione – Il 21 luglio sarà nelle sale il tredicesimo film della saga di Star Trek. Sarà il terzo film che continua la serie inaugurata dal reboot del 2009 targato JJ Abrams. In attesa di “Star Trek Beyond”, orfano alla regia di JJ proponiamo un Road to…. con le recensioni periodiche dei precedenti capitoli. E’ la volta dell’ottavo film ante reboot. Il terzo con il nuovo equipaggio.

Star Trek l'insurrezione

Picard ed il suo equipaggio scoprono un intrigo nel quale è coinvolta anche la Federazione, che prevede la deportazione degli abitanti di un intero mondo al fine di poter sfruttare le proprietà benefiche presenti sul pianeta, le quali possono letteralmente far “ringiovanire”. E per salvare gli abitanti del pianeta il capitano non esiterà a compiere un vero e proprio atto di insubordinazione.

Dopo il grande successo di critica e pubblico di “Star Trek Primo Contatto”, nel 1998 la Paramount decide nuovamente di cambiare rotta e di tentare di allargare ulteriormente gli estimatori della saga. Si cerca quindi di infarcire di risvolti sentimentali e leggeri una vicenda che invece poteva essere trattata con maggiore determinazione e profondità.

Star Trek l'insurrezione 2

Tutto il clima del film cerca di rivolgersi alle famiglie, alla positività, alla solarità di certe scelte rischiose ma a tutela di valori profondi. Il tentativo, lodevole nei contenuti, non è assolutamente reso al meglio sul grande schermo determinando un film molto spesso stucchevole, lento, fintamente buonista e solo a tratti con una sceneggiatura degna dei capitoli precedenti.

Lo spunto, neanche tanto velato, di far coincidere i Son’a con gli sceicchi arabi (le vesti e i rivestimenti della poltrona di Ru’afo li ricordano vagamente) e il conflitto Ba’ku, Son’a, Federazione con la situazione in medio oriente poteva essere ampliato e non liquidato in poche battute a effetto mettendo in gioco il DNA e tanti tecnicismi da serie tv.

Star Trek insurrection

L’apprendistato dei Ba’ku, la lora cultura simil new age, quasi zen e il loro rifiuto della tecnologia pur conoscendola danno un senso di serenità che traspare sin dai primi minuti del film, si interrompe qua e là con le incursioni dei Son’a ma rimane sempre un elemento essenziale di unione tra il capitano Picard e l’indigena Ba’ku di nome Anij. Il rapporto tra i due è ben costruito e affascina soprattutto grazie ai due attori: Patrick Stewart sempre impeccabile e una risoluta Donna Murphy.

“Star Trek L’insurrezione” è nuovamente un film che pone al centro il capitano Picard come indiscusso protagonista della storia. Nuovamente gli altri personaggi fanno contorno e l’antagonista, il sempre ottimo premio Oscar F.Murray Abraham nonostante il pesante trucco, risulta credibile anche se non ai livelli dei Borg o di Khan.

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Abbastanza puerile il rapporto tra Data e il bambino Artim, scene che cercano di strappare interesse nel vedere un androide che cerca di capire l’umanità attraverso un bambino. Scene adatte solo se il film non fosse il nono di una saga, e il terzo con Data dopo più di 7 anni di stagioni tv. Possibile che in 11 anni di missioni nello spazio sull’Enterprise Data non abbia mai avuto modo di parlare con un bambino? Se togliamo gli ultimi anni sull’Enterprise E che non presenta famiglie a bordo causa conflitti con Borg e Dominio, i primi anni, in realtà quasi tutti quelli della serie Star Trek Next Generation vedono un’Enterprise D con a bordo diverse famiglie e persino una scuola elementare. Se poi ci ricordiamo dell’episodio in cui Data costruisce sua figlia beh capiamo come queste scene inserite in “Star Trek L’insurrezione” siano alquanto forzate.

Data comunque risulta sempre determinante anche come spalla comica involontaria e azzeccati sono i siparietti fra lui e il comandate Riker, ritornato senza barba come nella prima stagione di “Star Trek Next Generation”.

Il clima complessivo di ringiovanimento della storia non porta però novità al film che risulta abbastanza lento, noioso in alcune parti, con una buona regia, nuovamente affidata a Jonathan Frakes che da il meglio nelle scene d’azione e nell’immortalare delle ottime vedute delle montagne rocciose e che rendono il pianeta alieno troppo simile alla nostra terra.

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Ottima la colonna sonora, da rivedere il montaggio che, in almeno in un paio di punti sembra troppo drastico e repentino.

Alla fine il film non è da buttare ma nemmeno da esaltare e poteva rappresentare una buona idea che, purtroppo è stata sfruttata malamente. Non raggiunge la sufficienza piena. Per l’Italia c’è la comparsa, nelle prime scene del film di Lorella Cuccarini, accreditata in un primo tempo anche di un cameo con battute che poi son state tagliate dalla versione finale.

Voto: 5,7

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