Recensione – Ci si può distinguere in guerra anche senza sparare un colpo. Mel Gibson racconta la storia di Desmond Doss, un uomo normale che diventerà un eroe anche grazie alla sua particolare scelta. Film intenso, sporco, evocativo e appassionante.

L’attacco alla base americana di Pearl Harbor apre un nuovo fronte delle ostilità in Giappone. Desmond Doss, cresciuto sulle montagne della Virginia e in una famiglia vessata da un padre alcolizzato, decide di arruolarsi e di servire il suo Paese. Ma Desmond non è come gli altri. Cristiano avventista e obiettore di coscienza, il ragazzo rifiuta di impugnare il fucile e uccidere un uomo. Fosse anche nemico. In un mondo dilaniato dalla guerra, Desmond ha deciso di rimettere assieme i pezzi. Arruolato come soccorritore medico e spedito sull’isola di Okinawa combatterà contro l’esercito nipponico, contro il pregiudizio dei compagni e contro i fantasmi di dentro che urlano più forte nel clangore della battaglia.

Dopo dieci anni dall’ultimo film alla regia (“Apocalypto”), Mel Gibson torna a dirigere e torna al genere bellico che fece la sua fortuna con “Braveheart” e i suoi 5 Oscar vinti.  Questa volta l’ambientazione è la seconda guerra mondiale e il patriottismo è quello americano. Non manca neanche la presenza del discorso spirituale religioso all’interno delle motivazioni delle azioni del protagonista. Alla prossima edizione degli Academy Awards (2017), il film potrà vantare ben 6 nomination compresa la categoria principale del miglior film.

Un classico film alla “Mel Gibson” insomma che ammalia nella prima parte con la descrizione di un personaggio comune, di un soldato semplice che si sente in dovere di difendere la sua patria, però, a suo modo. La seconda parte invece risulta estremamente spettacolare e coinvolgente. Le scene di guerra, abbastanza chiare, sono funzionali alla vicenda e all’esaltazione della storia di questo eroe normale.

E’ infatti la figura di un ragazzo normale quella che viene esaltata. Tratto da una storia vera, il film propone la scelta insolita senza mai giudicarla ma come se fosse una delle altre opportunità che si hanno di combattere una guerra. La consapevolezza di essere utile anche senza imbracciare un fucile e sparare è radicata nelle azioni di un ottimo Andrew Garfield, perfetto volto di quel Desmond T. Doss della vicenda originale. L’obiezione di coscienza, agli albori come concetto, giuridico sociale, viene spiegata velocemente e indirizzata nel gruppo di coloro che, durante la guerra, si occuparono dell’infermeria.

A un ottimo Andrew Garfield si aggiunge la solida interpretazione di Vince Vaughn, l’efficace personaggio di Hugo Weaving e la bellezza di Teresa Palmer. Scelte azzeccate anche per tutto il resto del cast che impreziosisce tutto il film.

“Ti prego Signore, fammene trovare un altro”

Questa la preghiera di Desmond per tutta la battaglia. La sua volontà di ritrovare ancora in vita i suoi compagni travalica qualsiasi timore per l’artiglieria nemica e si fa puro atto d’eroismo.

Un film molto interessante, che fa conoscere al grande pubblico una delle tante figure reali che il mondo ci ha donato anche in un periodo, quello della seconda guerra mondiale, non propriamente indirizzato per l’aiuto agli altri e ai grandi ideali di pace.

“La battaglia di Hacksaw Ridge” è ben diretto e ben interpretato. Non privo di difetti merita i riconoscimenti che fin dalla visione fuori concorso a Venezia73 gli son stati tributati.

Voto: 7,5

Di Giuseppe Bonsignore

Fondatore di Cinematik.it nel lontano 1999, appassionato di Cinema occupa il suo tempo impiegato in un lavoro molto molto molto lontano da film e telefilm. Filmaker scadente a tempo perso, giornalista per hobby, recensore mediocre, cerca di tenere in piedi la baracca. Se non vede più di 100 film (al cinema) all'anno va in crisi d'astinenza.

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