Tutti vogliono qualcosa

Recensione in anteprima – Dopo Boyhood, il regista Linklater torna in sala con questo suo nuovo film. Concentrato nuovamente sulla vita e su un passaggio fondamentale tra adolescenza e gioventù, “Tutti vogliono qualcosa” è  un bellissimo e accuratissimo affresco di inizio anni 80. In Italia dal 16 giugno.

Tutti vogliono qualcosa

Texas 1980, Jake sbarca al campus dove si appresta a cominciare il suo corso di studi. Lanciatore nella squadra di baseball dell’università ha una camera in una casa affollata di compagni che pensano principalmente a godersi la vita, seducendo fanciulle, bevendo birre e ballando agghindati nei club. Integrato molto presto nel gruppo di gioiosi conviventi, Jake si innamora di Beverly, una studentessa d’arte e spettacolo che sembra ricambiarlo. Tra una scazzottata e un allenamento, Jake e compagni approfitteranno della ‘ricreazione’.

Dopo i successi di Boyhood” c’era grande attesa per questo nuovo progetto di Richard Linklater. Il regista è chiamato a confermare il talento e le ottime capacità nel saper raccontare storie che attraversano il tempo. Il risultato è, nuovamente, un gran bel film che parla di vita, che focalizza l’attenzione su un gruppo ristretto di persone che affrontano un passaggio fondamentale della loro esistenza.

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“Everybody wants some!!”,  questo il titolo originale del film, inizia dove “Boyhood”  finisce e lo fa con un diverso stile, più scanzonato ma sempre con l’idea chiara dello scorrere del tempo, incontrollabile, e che segna le avventure abbastanza normali del protagonista e dei suoi amici.

Due punti esclamativi alla fine del titolo, persi nella versione italiana ma importanti per ribadire la specificità temporale. Non una vicenda lunga 12 anni ma un preciso countdown di pochissimi giorni (ore) verso la prima ora di lezione al campus universitario. Per avvicinarsi a questo appuntamento, Linklater ci porta nei sentimenti, nelle sensazioni, nelle avventure di Jake che si trova ad essere una matricola. E’ attraverso i suoi occhi che impariamo a conoscere anche i suoi compagni di università, i suoi compagni di squadra, i suoi dubbi e le sue emozioni. Allargando il cerchio come avviene nella realtà, impariamo a conoscere tutto quel microcosmo universitario più volte descritto in tanti altri film ma mai in modo così semplice, divertente e in modo genuinamente poetico.

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“Tutto vogliono qualcosa” può essere considerato una versione più vera e meno estremizzata di film quali “Porky’s”, “American Pie” e similar. La volgarità tipica di questo genere di film passa nel film di Linklater con meno accento e sesso, droga, battute sessiste ci sono ma vengono incastrate in atti normali di vita giovanile naturale.

Siamo all’inizio degli anni 80 e, benché il film non calchi l’onda della nostalgia per quegli anni, ogni dettaglio è ricreato in modo perfetto senza tralasciare i particolari. Baffi alla Freddy Mercury, vestiti, auto, modi di fare, modi di dire, la presenza del vinile, l’uso del telefono a filo, ecc… tutti elementi perfettamente studiati e che rendono il film esteticamente e fotograficamente perfetto.

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Come succede in vita, e, molto spesso a quell’età, ci si innamora e la storia d’amore tra Jake e una splendida Beverly (Zoey Deutch) è discreta, fresca, concreta e leggera e si incastra perfettamente nella vicenda.

Con una sceneggiatura scorrevole e una regia che lascia respirare la storia e i suoi personaggi, “Tutti vogliono qualcosa”  è, in pratica, la conferma che Richard Linklater è un regista maturo e che sa fare bei film come questo, uno dei migliori della stagione.

Voto: 8,2

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