Il piano di Maggie

Recensione in anteprima – Arriva anche in Italia il best seller letterario di Karin Rinaldi in versione cinematografica grazie alla sceneggiatura e alla regia di Rebecca Miller. Il film diverte e appassiona con un cast di attori di prim’ordine: Greta Gerwig, Ethan Hawke, Julianne Moore. Dal 29 giugno al cinema.

MAGGIE'S PLAN, from left: Greta Gerwig, Travis Fimmel, 2015. ph: Jon Pack/© Sony Pictures Classics

Maggie, insegnante di arte e management, ha un piano: avere un figlio da sola ma poi incontra John e il bambino lo fanno in due. Tre anni dopo però le cose non sembrano girare nel verso giusto. Antropologo che sogna di scrivere un romanzo di fiction, John ha lasciato per Maggie la moglie, accademica egocentrica da cui ha avuto due figli e con cui mantiene un legame morboso. Disamorata e convinta dell’amore ancora vivo tra i coniugi, Maggie ordisce un secondo piano: rimettere insieme la coppia. Tra ritiri in montagna e appartamenti in città, muove i fili di una vita che vorrebbe senza menzogna ma a cui finisce per mentire.

Ci si avvicina con diffidenza a questo film, ma è una diffidenza ingiustificata. Sembra l’ennesima commedia americana con mogli, mariti, figli e tradimenti e invece non è così banale.

Tratto dal libro omonimo di Karin Rinaldi, “Il piano di Maggie – A cosa servono gli uomini” è affidato alla regia di Rebecca Miller, conosciuta nell’ambiente anche come moglie di Daniel Day Lewis. Il pericolo di creare un polpettone superficiale melenso e pesante è scongiurato grazie a un sapiente mix di elementi provenienti da più parti.

Il piano di Maggie

C’è un bel po’ di Woody Allen in questo film, c’è anche quel creare dialoghi in movimento che è propria di Noah Baumbach, e la storia non può non ricordare quella paura propria delle donne sole di non sentirsi realizzate che è stata ben fotografata dai libri e dai film che vedono come protagonista Bridget Jones.

Greta Gerwig in realtà ricorda anche fisicamente Reneè Zellweger, seppur vagamente nella faccia, molto di più le rassomiglia nel modo di porsi, di atteggiarsi, nelle paure e nello stile di vita del suo personaggio, vestiti compresi.

Ethan Hawke risulta perfetto nella parte di marito e amante chiara vittima di quel sottotitolo del film. Protagoniste dell’intero film ovviamente sono le donne. Il loro punto di vista e la loro fatica personale nel creare una famiglia, nel mantenerla anche senza il sostegno concreto degli uomini di turno.

Julianne Moore è semplicemente il fascino fatto a persona. Stupenda nel suo incedere, nella sua presenza granitica e allo stesso tempo fragile quando la sceneggiatura cambia registro e la coinvolge nell’esternare sentimenti profondi.

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La sceneggiatura, ricca di dialoghi, tiene desta l’attenzione dello spettatore. Il tutto scorre via veloce, senza noia ma con interesse.

Certamente il film non è perfetto ma si difende molto bene dall’assalto della banalità e di qualche scena un po’ telefonata e gestita in modo distratto.

Un film che arriva in Italia poco più di un mese dopo la sua uscita negli Stati Uniti ma che ha già alle spalle diverse presenze nei festival: Toronto, New York, Cannes. Un film godibile e che fa pensare alle relazioni senza essere troppo impegnato.

Voto: 6,5

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