Desconocido – Resa dei conti

Recensione in anteprima – Uscito a settembre 2015 in Spagna e vincitore dei premi come miglior montaggio e miglior sonoro ai Goya dell’ultima edizione, arriva anche in Italia il film ricco di tensione di Dani de La Torre. Dal 31 marzo al cinema.

Desconocido

Sembra un giorno come tanti per Carlos, dirigente di una banca, quando accompagna a scuola i suoi figli. Ma una telefonata anonima gli rivela che l’auto contiene un grande quantitativo di esplosivo, destinato a esplodere nel momento in cui qualcuno abbandoni il veicolo.

Ha molti padri e influenze questo lavoro che viene dalla Spagna. Si trovano tracce di “In linea con l’assassino” per il mezzo comunicativo, una certa dinamica alla “Speed” e gli affetti coinvolti di “Taken”. Il risultato finale non è affatto disprezzabile, anzi, Dani De La Torre crea un film che diventa teso già dopo pochi minuti a dispetto di un incipit da famiglia felice (o quasi). Per l’ora e mezza circa di proiezione lo spettatore vive con il fiato sospeso, con l’angoscia dello sconosciuto in linea e con l’adrenalina di inseguimenti per le strade di La Coruna, porto compreso.

Se la struttura narrativa è molto semplice, non era facile trovare sempre nuovi motivi di interesse anche in soli 90 minuti di pellicola. La buona sceneggiatura aiuta moltissimo rendendo quasi mai banale un dialogo che poteva rimanere molto ancorato all’interno delle quattro portiere di un’auto. Lo smarrimento, la paura, la sensazione di essere in trappola si presentano molto bene nell’interpretazioni degli attori Luis Tosar, alla settima nomination per questo film ai premi Goya (ne ha vinti 2), e dei giovani figli Paula del Rìo e Marcos Sanz.

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Dani De La Torre è al suo primo lungometraggio e mostra un ottimo ritmo e grande coraggio regalandoci anche un piano sequenza verso metà film di pregevolissima fattura che dura diversi minuti in una delle piazze principali di La Coruna. Gran prova di montaggio anche durante l’ultimo inseguimento dove la camera attraversa letteralmente l’auto da parte a parte senza stacco, un trucco di montaggio molto ben riuscito e che accentua l’azione, ci avvicina ancor di più ai protagonisti quasi fossimo anche noi passeggeri che non si possono alzare dal loro sedile, pardon poltrona del cinema.

Probabilmente il punto debole che più si nota riguarda un po’ la fotografia eccessivamente satura ma è poca cosa rispetto al complesso. Un film interessante anche per le tematiche molto attuali che affronta e che purtroppo perde un po’ l’occasione di approfondire il tema stesso concentrandosi molto di più sull’azione, sul dramma della prigionia forzata e sull’aguzzino al telefono.

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Si affaccia anche un accenno sul tema della famiglia e la disgregazione della stessa a causa, spesso, degli impegni di carriera e di lavoro che vengono anteposti al bene della famiglia stessa. Certamente il rapporto che, durante il film si instaura tra il padre e i due figli è qualcosa che cresce e cresce bene nella difficoltà della situazione. La figlia e il padre soprattutto, instaurano e recuperano un rapporto perso da anni e questo è ben sviluppato.

Un film da vedere, e probabilmente vi accorgerete di essere arrivati alla fine senza aver mai dato un’occhiata all’orologio tanto eravate presi dalla vicenda.

Voto: 6,9

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