Reversal – La fuga è solo l’inizio

Recensione in anteprima – Debutto alla regia di lungometraggi per il regista messicano JM Cravioto con un horror che vira al thriller e vuole essere anche un dramma di denuncia oltre ad voler essere puro divertimento. In realtà, dopo la visione, nonostante sia stato selezionato al Sundance Film Festival 2014, il film risulta prevedibile, senza senso e privo di divertimento.

152. Tina Ivlev_Eve Final Scene5

Eva è stata tenuta prigioniera per lungo tempo. Incatenata a un materasso sporco, non ha dimenticato i suoi amici, il suo ragazzo, la sua vita elice ed ha un piano per scappare e vendicarsi. La paura e la vendetta sono i temi di questo inquietante thriller dai mille colpi di scena.

Reversal, primo lungometraggio in lingua inglese per Cravioto è stato selezionato dalla giuria del Sundance Film Festival 2015 nella sezione “Park City at Midnight”. Potevamo solo immaginare, prima di vederlo, la sua buona fattura e darla per scontata considerando il fatto che il Sundance quasi sempre non delude. Invece, nonostante sia arrivato in sala con l’intento di non ascoltare più di tanto i miei pregiudizi positivi (verso il Sundance) e negativi (verso un genere che non mi affascina più di tanto e soprattutto dopo aver guardato il trailer) il film mi ha deluso parecchio.

Per dire parecchio basta rileggere la sinossi del film scritta sopra, un po’ fuorviante soprattutto quando parla di inquietudine, dove? e i mille colpi di scena, quando? Difficile ovviamente sorprendere con la sceneggiatura e la regia in un genere, l’horror che è poco incline all’originalità pur avendo un campo, la realtà, che molte volte supera la fantasia. In “Reversal” sembra che lo sceneggiatore, anzi i due sceneggiatori, Rock Shaink e Keith Kjornes si siano presi una vacanza. Sceneggiatura non pervenuta, storia presa a prestito qua e là da tanti tantissimi altri film simili ma senza averne minimamente la stessa tensione, vorrei ricordare qui “Panic Room” ma senza “Panic” e dopo qualche minuto anche senza “Room”, oppure “Il collezionista” giusto per le foto (ancora Polaroid? nel 2015? Davvero sono meno rintracciabili di files in un pc?) in modalità figurine panini.

88. Bianca Malinowski and Tina Ivlev_Eve encounters Lea

E’ seriamente sconcertante vedere un film e parteggiare per la parte “sbagliata” vanificando anche il seppur minimo intento di denuncia che il regista voleva (a detta sua) inserire e cioè la condanna delle violenze alle donne. Il messaggio diventa un boomerang a tal punto che la narrazione prende rivoli inspiegabili, illogici, lasciando la protagonista in balia del suo delirio di onnipotenza invasata dalla sua sete di vendetta che le fa fare ogni volta l’unica scelta insensata che nessuno avrebbe mai fatto. Sin dall’inizio un film che poteva essere un corto, grazie all’incredibile furbizia di Eva (una comunque brava Tina Ivlev) diventa un film di 80 minuti a causa delle sue strampalate e prive di senso decisioni. Ed ecco che con una battuta direi che il film stranamente risulta troppo lungo, di quegli 80 minuti sarebbe stato il caso di tagliarne 81.

Sangue a volontà anche se non è uno splatter, angoscia ogni tanto con l’immancabile killer logorroico, colpi di scena telefonati come se piovesse e dinamica degli eventi come fosse un videogame sparatutto di bassa lega, con la strana sensazione di aspirare ad essere uno dei malviventi uccisi piuttosto di continuare la visione in sala.

Stendiamo un velo pietoso sul finale. Quanto di più aspettato e prevedibile possa essere presente nella vostra mente si avvererà. Poi il film riparte, ma poi finisce ancora e poi riparte e poi finisce ancora…. insomma il regista non sapeva quale finale usare e ha usato ufficialmente il finale più banale tenendo gli altri appiccicati per, e qui scatta la risata isterica, per un sequel.

107. Richard Tyson and Tina Ivlev_Eve handles Phil

Si potrebbe andare avanti per diversi minuti parlando dell’incongruenza logica di alcune scene, del perché Los Angeles, in lungo e in largo sembra deserta, ma soprattutto si potrebbe dire senza mezzi termini che se la fuga ha inizio, sicuramente il film non è mai iniziato.

Nonostante un’idea iniziale anche interessante, dopo qualche minuto si capisce che tutte le paure scaturite dal trailer vengono confermate. Film assolutamente dimenticabile e che piacerà solo a un ristretto gruppo di appassionati del genere.

Voto: 3,8

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Giuseppe Bonsignore

Fondatore di Cinematik.it nel lontano 1999, appassionato di Cinema occupa il suo tempo impiegato in un lavoro molto molto molto lontano da film e telefilm. Filmaker scadente a tempo perso, giornalista per hobby, recensore mediocre, cerca di tenere in piedi la baracca. Se non vede più di 100 film (al cinema) all'anno va in crisi d'astinenza.

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