Recensione in anteprima – Quinto lungometraggio dedicato agli “Acchiappafantasmi” e secondo capitolo del sequel diretto dei film degli anni ’80 che ha visto il grande schermo nel 2021. Un film che torna a frequentare New York e lo fa negli ambienti storici e familiari. Nonostante la presenza ipertrofica di personaggi vecchi e nuovi con storie che non hanno spazio di svilupparsi, il film è godibile. Al cinema dal 11 aprile.

La storia

I nuovi acchiappafantasmi si sono ormai stabilmente insediati al posto dei loro predecessori. Phoebe Spengler (Mckenna Grace), il fratello Trevor (Finn Wolfhard), la madre (Carrie Coon) e il suo nuovo compagno, il professor Gary Grooberson (Paul Rudd), vivono e lavorano, infatti, nell’ex caserma dei pompieri che ha visto nascere la grande avventura.

Ma poiché non si può mai stare tranquilli, il sindaco (William Atherton) di New York, che desidera sbarazzarsi di loro, fa leva sulla minore età di Phoebe per proibirle di continuare ad indossare la divisa e lo zaino protonico, scatenando in lei rabbia e frustrazione. Nel frattempo, al negozio di oggetti “posseduti” di Ray (Dan Aykroyd), arriva una strana sfera di ottone, risalente a qualche migliaio di anni or sono, la cui apertura accidentale scatena ben altre minacce.

Gil Kenan, sceneggiatore del precedente “Ghostbusters: Legacy”, oltre a firmare nuovamente la sceneggiatura passa alla regia. Quarto film per il regista che cambia approccio registico e, soprattutto, ambientazione: la più familiare New York. Città dove tutto nacque, caserma dei pompieri inclusa. Una retromania scenografica che aggancia ancor di più il franchise alle sue origini cercando di riscoprire quell’atmosfera che ne ha generato il successo.

Mostri e amici della propria adolescenza

Il film si concentra quasi esclusivamente sulla figura di Phoebe, spesso in modo sbilanciato. E’ lei la protagonista del film anche quando altri personaggi cercano di ritagliarsi il proprio spazio. Phoebe rappresenta, nelle intenzioni del film, anche il punto di vista dello spettatore. Uno spettatore che vorrebbe essere protagonista ma che tecnicamente viene frenato per questioni burocratiche e di responsabilità.

Phoebe è un personaggio che incarna le paure tipiche dell’adolescenza e lo mostra attraverso il grande schermo con l’ausilio di mostri e fantasmi. La sua caccia ai fantasmi è una caccia alle paure, e non tutti i fantasmi sono paure, alcuni sono amici. Come per esempio l’amica Melody (Emily Alyn Lind). L’unico rapporto che il film riesce ad approfondire tralasciando molte delle sottotrame, forse troppe che il film accenna.

L’immancabile fantasma superpotente finale, atteso come sempre non fa più notizia a questo livello del franchise e la battaglia finale, seppur ben orchestrata non aggiunge novità. Il film si affida, in questa parte, a una dinamica collaudata senza troppi fronzoli e spiegazioni.

I continui ritorni

“Ghostbusters, minaccia glaciale” è un nuovo ritorno al passato. Si tratta di tornare nei luoghi e nella città dei film degli anni ’80 con nuovi personaggi che, legati ai vecchi, riprendono il loro posto in città come acchiappafantasmi. Il ritorno nostalgico di personaggi e mostri cult, già utilizzato nel precedente capitolo, in questo non fa più notizia e infatti il tutto sembra essere integrato.

Purtroppo così non è. Forse la parte più debole del film che rischia di avvitarsi in una nostalgia controproducente, stucchevole e invadente. Questi continui ritorni non permettono lo sviluppo di altri personaggi come, per esempio i personaggi dei due genitori. E, soprattutto, il personaggio del nuovo patrigno Gary che si appiattisce troppo banalmente senza respiro.

“Ghostbuster, minaccia glaciale” ha una buona regia, una discreta sceneggiatura non priva di forzature e passaggi a vuoto. Il ritorno alla rassicurante New York è un’arma a doppio taglio che, da una parte si riaggancia alla tradizione ma che rischia di rimanerci vincolata pericolosamente. Il cast è ben preparato e diretto ma avrebbe meritato più spazio oppure una cernita dei personaggi.

Film divertente più di quanto ci si aspetti da un ennesimo sequel e che piacerà ad adolescenti e famiglie.

Voto: 6,2

Di Giuseppe Bonsignore

Fondatore di Cinematik.it nel lontano 1999, appassionato di Cinema occupa il suo tempo impiegato in un lavoro molto molto molto lontano da film e telefilm. Filmaker scadente a tempo perso, giornalista per hobby, recensore mediocre, cerca di tenere in piedi la baracca. Se non vede più di 100 film (al cinema) all'anno va in crisi d'astinenza.

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