Recensione in anteprima – Dopo la storica serie animata degli anni sessanta, l’anime giapponese del 1981, il primo film al cinema del 2013 e i due sequel, una trilogia di enorme successo non solo in Francia, la classica storia di amicizia tra il bambino Sebastien e uno dei cani più famosi al mondo Belle torna in un reboot aggiornato ai nostri giorni. Una favola semplice che non intacca la memoria dell’originale e ridà sentimento e bellezza a un grande classico. Al cinema dal 17 novembre

La storia (ai giorni nostri)

Dopo essersi cacciato nell’ennesimo guaio, il piccolo Sébastien (Robinson Mensah Rouanet) non potrà trascorrere le vacanze estive con l’amico Dimitri e la sua famiglia. Sua madre (Caroline Anglade) deve partire per un viaggio di lavoro, e decide così di portarlo in montagna, nel suo piccolo paese natale, dove starà con la nonna (Michéle Laroque) e la zia (Alice David).

Il bambino ha dieci anni, ha sempre vissuto in città, a Parigi, e non è certo allettato dalla prospettiva di una vacanza passata ad aiutare la famiglia con le pecore. Un giorno, però, la monotonia della sua vita in fattoria viene rotta dall’incontro con Belle, un enorme cane pastore bianco tenuto in gabbia perché ingiustamente considerato pericoloso. Dopo aver sorpreso il suo padrone (Syrus Shahidi) a maltrattarla, Sébastien decide di liberare la sua nuova amica, che rincontrerà tra le montagne nei giorni successivi, in quella che – tra mille pericoli e incredibili prove di amicizia – diventerà l’estate più entusiasmante e incredibile della sua vita.

Una storia semplice

La storia è conosciuta da molti e viene ripercorsa ambientandola ai giorni nostri con tanto di incursione, quasi decisiva, dei social media. L’inizio è a Parigi proprio per sottolineare questa dicotomia tra bambino abituato alla città e poco incline alla vita in montagna e la vita di montagna stessa con i suoi ritmi lenti e la natura (quasi) incontaminata.

L’abilità del regista Pierre Corè sta tutta nel non stravolgere la storia senza lasciarsi andare a facili momenti ricattatori coinvolgendo bambino e animale. Forse questo trattenersi risulta un’arma a doppio taglio tanto da non andare oltre una certa profondità (tra l’altro non richiesta per un film del genere) in alcuni temi e caratterizzazioni.

La semplicità della trama si rispecchia anche in un modo di esporre male e bene in modo spesso netto. Tralasciando Belle e Sebastien che incarnano molto bene i due personaggi dell’immaginario collettivo, le donne presenti sono sempre personaggi positivi mentre gli uomini sono sempre personaggi negativi o, come nel caso del padre di Sebastien, assenti.

L’attenzione alla natura

Uno degli elementi dominanti dell’intera pellicola è costituito dalla natura. Fotografata in maniera sublime e dando spazio alla sua bellezza. Elemento ancor più strabiliante è la bravura del cane Belle. Una femmina di pastore tedesco bianca ed espressiva quasi quanto un umano, anzi spesso molto più degli interpreti umani (soprattutto maschili).

Frutto sicuramente di un addestramento perfetti e di una sintonia con gli attori ancor più collaborativa e fitta sicuramente Belle è la protagonista del film, oscurando in parte quel Sebastien e dando anche spazio a lupi (e lupe).

Un film riuscito per quanto riguarda l’obiettivo che si pone e cioè il limitato rinverdire e aggiornare una favola semplice e conosciuta. Un film per le famiglie e per quanti amano la natura e i film con gli animali.

Voto: 6,3

Di Giuseppe Bonsignore

Fondatore di Cinematik.it nel lontano 1999, appassionato di Cinema occupa il suo tempo impiegato in un lavoro molto molto molto lontano da film e telefilm. Filmaker scadente a tempo perso, giornalista per hobby, recensore mediocre, cerca di tenere in piedi la baracca. Se non vede più di 100 film (al cinema) all'anno va in crisi d'astinenza.

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