Suspiria (2018)

Recensione in anteprima – Venezia 75 – In Concorso – Affascinato dal film di Dario Argento alla tenera età di 10 anni, Luca Guadagnino propone il suo film “Suspiria”. Un remake che si discosta molto per stile e trama pur conservandone gli elementi cardine. Con uno svolgimento più lungo e più complesso, la versione 2018 del film dimostra l’abilità e il coraggio del regista anche se il tutto può risultare troppo abbondante, dispersivo e confuso.

La giovane danzatrice americana Susie Bannion (Dakota Johnson) arriva nel 1977 a Berlino per un’audizione presso la compagnia di danza Helena Markos nota in tutto il mondo. Riesce così ad attrarre l’attenzione della famosa coreografa Madame Blanc (Tilda Swinton) grazie al suo talento. Quando conquista il ruolo di prima ballerina Olga (Helena Fokina), che lo era stata fino a quel momento, accusa le dirigenti di essere delle streghe. Man mano che le prove si intensificano per l’avvicinarsi della rappresentazione, Susie e Madame Blanc sviluppano un legame sempre più stretto che va al di là della danza. Nel frattempo un anziano psicoterapeuta (Lutz Ebersdorf) cerca di scoprire i lati oscuri della compagnia.

Lo spettro del “Suspiria” del passato

Sono passati 41 anni dal film di Dario Argento, da molti considerato il suo capolavoro, o comunque uno dei suoi maggiori film di culto. Il tempo passato ha modificato molto la visione dei film e le caratteristiche delle pellicole che poi vengono proiettati in sala. Innanzitutto, “Suspiria” di Luca Guadagnino è prodotta da Amazon Prime che, per il mercato italiano non ha ancora fornito una data di rilascio nelle sale italiane mentre il film è atteso sul mercato americano il 26 ottobre in copie limitate e dal 2 novembre in uscita ufficiale.

Luca Guadagnino, il regista, ammette molto candidamente di essere rimasto affascinato dal film di Dario Argento sin dalla tenera età di 10 anni. Il suo obiettivo è sempre stato riproporlo al cinema attraverso non un semplice remake e allargandolo ad abbracciare non solo il genere horror.

Chiaramente appena inizia la visione, il parallelo tra il film originale e la nuova versione del 2018 viene fatto subito e subito si capisce che “Suspiria” di Luca Guadagnino non ha molto in comune con il suo predecessore. Abbiamo una città diversa, Berlino, molto più complicata perché divisa ancora a metà in quel 1977. Abbiamo la solita scuola di danza e molti nomi, quasi tutti, sono uguali ma non si abbraccia solo il tema danza e scuola, si va oltre parlando di terrorismo tedesco di quegli anni e rivolgendosi anche al passato recente della Germania chiamando in causa anche il periodo nazista.

Streghe e non solo

Questo aumento degli argomenti in gioco ha allungato la durata dell’intero film è ha creato una trama molto più articolata e, forse complessa. Non ci sono solo stregoneria e dintorni, abbiamo altri temi che si collegano a questo principale e che creano una dinamica molto diversa rispetto al film del 1977.

Luca Guadagnino cita vagamente, in alcune scene, la complessità e ricchezza che abbiamo recentemente visto in “mother!” di Aronofsky. Un coraggio molto ben sfruttato quello del regista palermitano anche se le scene oniriche, simboliche e molto ben create non risultano di immediata riuscita nell’economia del film.

L’impronta horror, che solo nella parte finale si abbandona abbondantemente al sangue fino ai limiti dello splatter, è creata con una discreta musica di contorno ma con una sceneggiatura che non sempre viene sostenuta a dovere. Se andiamo oltre a un errore abbastanza grossolano dove si vede, probabilmente negli anni ’50, una Germania disegnata unita in una cartina che viene usata da Susie bambina, la ricostruzione degli anni ’70 a livello di scenografia è molto credibile e ben fatta.

Un “Suspiria” di sollievo

Da come i principali detrattori hanno accolto il film di Guadagnino sin dalle prime immagini del trailer, l’aspettativa risultava non delle migliori. Invece “Suspiria” si conferma un film ben realizzato che si prende delle libertà, forse troppe ma, discostandosi dall’originale ha creato un film necessariamente diverso.

Uno dei lati positivi del film è dato dalla presenza scenica di Tilda Swinton. L’attrice, che è già al terzo film con Luca Guadagnino, interpreta alla perfezione il ruolo che le viene affidato ed offusca, letteralmente tutte le altre attrici in scena. Benché la performance di Dakota Johnson non sia tra le peggiori della sua vita artistica, il suo grande problema è rappresentato proprio dalla presenza della Swinton, come già in “A Bigger Splash”, purtroppo la differenza si nota non poco.

L’impressione, a livello globale è di un film potente ma che non sprigiona a dovere tutta la sua potenza. Troppo ricco di argomenti che, forse, in questo caso, non è un bene. Troppo lungo in generale. La parte finale presenta poi, forse una delle scene migliori, il balletto. I primi 20 minuti del “Suspiria” del 1977 rimangono insuperati.

Voto: 6,5

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