Un Natale al Sud

Recensione – Ennesimo cinepanettone di cui non se ne sentiva il bisogno. Una cinevacanza noiosa, ripetitiva, inconcludente e che non fa ridere nemmeno nelle poche battute originali. Probabilmente il punto più basso per questo genere di film e il punto più basso dell’anno cinematografico.

Peppino un carabiniere del nord, e Ambrogio, un ex impiegato del sud con velleità di cantante neomelodico, sono sposati rispettivamente con la lombarda Bianca e la partenopea Celeste. Ognuna delle coppie ha un figlio: Riccardo e Simone, entrambi youtuber, entrambi fidanzati solo virtualmente con due ragazze, Giulia e Ludovica, incontrate sull’app di dating Cupido 2.0, che fra le varie amenità offre ai single la possibilità di partecipare ad un ritrovo annuale in un lussuoso resort. Poiché i genitori ritengono necessario che i propri figli incontrino dal vivo le loro ragazze fanno in modo che i quattro giovani partecipino a quel raduno, e decidono di pedinarli in loco. Lì troveranno anche una blogger in cerca dell’uomo ideale e un influencer innamorato di se stesso, un autista romano a caccia di avventure e una performer di burlesque.

La stessa squadra di “Matrimonio al Sud” dello scorso anno si ripresenta per questo “Un Natale al Sud”, i cambiamenti sono solo nei personaggi giovani e nella regia, affidata Federico Marsicano esordiente nei lungometraggi. Con un’iniziale scena in Chiesa per il Natale e un Giuseppe Giacobazzi che interpreta un prete il film fa sperare in qualcosa di diverso, di divertente e, soprattutto, di non banale. L’illusione dura il tempo di pochi minuti, giusto quella scena perché poi il tutto si tramuta nel più banale e scontato cinepanettone che in realtà ha ben poco anche del Natale del titolo e dell’atmosfera natalizia.

Trovare qualcosa di buono in 90 minuti di pellicola è impresa ardua. Il film fa acqua da tutte le parti. Sceneggiatura con buchi impressionanti tanto da apparire come un’acozzaglia di battute e gag già viste e sentite. Ritorna prepotente il gusto per la videocamera in bagno, con ovvie battute su peti e annessi come di consueto affidati a Enzo Salvi, colui che interpreta sempre lo stesso ruolo in quasi tutti i film a cui lavora. Stessi ruoli anche per Boldi, Izzo e le stesse mogli, nella finzione, Debora Villa e Barbara Tabita.

Da loro, dalle due attrici Villa e Tabita, doveva essere preservato il buono che c’era nel precedente film per poterlo sviluppare anche in questo, invece le due brave attrici si vedono costrette a interpretare due personaggi che sono l’involuzione di quanto visto nel già non perfettamente riuscito “Matrimonio al Sud”.

Si cerca il moderno, internet, le app, la celebrità degli youtubers e dei guru online ma li si piaziano su personaggi improbabili e con scene dalle dinamiche vecchie, stereotipate, telefonate, a volte condite da una volgarità gratuita e da un politicamente scorretto che non trova corrispondenza con una qualsivoglia idea artistica.

Se i produttori non rincorressero sempre e solo il denaro che, in questi casi arriveranno comunque anche se pochi, il ciclo, questo ciclo dei cinepanettoni dovrebbe finire qui, con questo film che ne segna senza mezzi termini, il punto più basso. Si esce dal cinema senza aver riso una volta, senza aver capito il Natale del titolo rispetto allo svolgersi delle vicende, per il 90% in estate piena. 90 minuti persi e qualcuno in più per stilare e leggere questa recensione.

Voto: 1,5

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