L’Ultima Missione

Recensione – Louis Schneider è un gran poliziotto, ma a seguito di un evento tragico si è attaccato alla bottiglia e sta mandando a rotoli la sua carriera e la sua esistenza. Eppure lui vuole fare il suo dovere di poliziotto assicurando un serial killer alla giustizia, ma il destino, la sua voglia autodistruttiva e il marcio e la corruzione che lo circondano non glielo permetteranno.

Titolo originale: MR 73

Se amate i Polar, guai a chiamarli noir o polizieschi, perchè i cugini d’oltralpe sono intransigenti sul lessico, questo è il film che fa per voi. A dire il vero anche se non amate troppo il cinema francese, ma vi piacciono i film polieschi nudi e crudi vi consiglio di guardarvi questa pellicola firmata da Olivier Marchal.

Parlando proprio del regista, posso dirvi subito che essendo un ex flic (poliziotto), certi ambienti li conosce e se così è, posso anche capire perchè ha lasciato la polizia. Perchè in questo film nessuno o almeno ben pochi hanno una coscienza pulita. Tutti sono marci e in questo il regista e sceneggiatore è magistrale nel renderlo palpabile. Poliziotti puttanieri che mirano solo ad emergere infischiandosene dell’assicurare i colpevoli alla giustizia; altri poliziotti che riciclano gioielli prelevati dalle scene del crimine. Superiori che si barcamenano nell’avere relazione con i sottoposti o che non vogliono che il nome della polizia venga infangato, anche se il marcio è talmente uscito dalle fogne che se ne sente il puzzo. In tutto questo c’è una pellicola dannatamente noir che si svolge quasi tutta in ambienti interni ed angusti. Il sole appare pochissime volte perchè la storia è tragica e quindi è la pioggia a far da padrone.

Per quanto riguarda invece i ricordi sono tutti in bianco e nero, sfocati e montati velocemente, rendendo i particolari molto visibili. Un’altra peculiarità di Marchal è quella di rendere tutto vero e non patinato come spesso succede per i film a stelle e strisce. I volti degli attori sono segnati dal dolore, come se il vento li avesse grattati. Altrettanto per le ambientazioni che sono vere come le case che ci circondano. Certo che se in Italia c’è chi si lamenta delle prigioni e dei commissariati, se quello che c’è nel film è reale, sembra che gli edifici siano rimasti ai tempi della bastiglia.

Mi accorgo che non vi ho detto niente della trama; vi posso dire che è la storia di Louis Schneider (Daniel Auteil), un poliziotto eccezionale che sta indagando su un serial killer che devasta delle donne sole, che per ora è inafferrabile. Il nostro anti-eroe lo sta cercando insieme al collega e forse vero unico amico Georges (Gérald Laroche). Ma Luois è anche segnato da una tragedia che lo ha condotto nel baratro dell’alcolismo e dell’autodistruzione che lo porterà ad allontanarsi dall’indagine per il volere dei superiori. Ca va sans dire, che l’indagine verrà affidata al marcio Kowalski (Francis Renaud), che ha un odio ricambiato con Louis.

Schneider & Kowalski, rispettivamente Daniel Auteil & Francis Renaud.

Ma in mezzo a tutti questi c’è anche il Capitano Angeli (Catherine Marchal, che è moglie di Olivier), che cerca di parare ed aiutare Louis. In merito al capitano scopriamo che ha avuto una storia con Louis e adesso ce l’ha con Kowalski.

Ma se la pellicola si limitasse alla classica caccia al serial killer sarebbe limitata e qui la trama diventa duplice con la storia di Justine (Olivia Bonamy) che ha visto massacrare la famiglia dal serial killer Subra (Philippe Nahon). Inutile dire che questo evento l’ha segnata e adesso il killer grazie ad una presunta conversione alla religione cattolica e alla sua buona condotta potrebbe uscire di carcere; In questo purtroppo sebra che i francesi siano simili a noi italiani. Lei non accetta questo fatto e vorrebbe fare qualcosa, questo qualcosa lo potrà fare soltanto trovando il poliziotto che arrestò Subra, che è Schneider.

Prestazione attoriale di Auteil magnifica che plasma e ci fa vivere tutta la sua disperazione; il volto di Schneider, livido e scavato dalle ombre, appare cadaverico, come se egli fosse da tempo morto.

Ma ci mostra anche la determinazione nel compiere il suo dovere ad ogni costo e pagando il prezzo più alto, fino a compiere la sua ultima missione che da il titolo italiano al film.

Nessuno sembra vincere in questa storia gore, violenta e marcia. In pratica tutti perdono qualcosa ad eccezione di Justine che chiude la pellicola con la speranza; l’unico momento in cui torna il sole.

Quindi promozione a pieni voti per questo film torbido e violento, che avrà anche dei buschi di sceneggiatura, ma che schiaffeggia lo spettatore senza riguardo. Se poi questa pellicola vi è piaciuta vi consiglio un altro film di Marchal, sempre con un grande Auteil, che è “36 Quai des Orfèvres“, che si avvale anche di una delle ultime interpretazioni degne di tal nome di Gerard Depardieu, ma che in confronto a questa pellicola è molto più action; ma questa è un’altra storia che prima o poi vi racconterò.

Curiosità:

La pellicola è tratta da una storia vera.

Il titolo originale si riferisce ad un revolver prodotto dalla francese Manurhin, che ha una parte fondamentale nello sviluppo della storia.

Il compagno di Kowalski, sembra Andrea Mingardi, che ha anche recitato ma non è lui nella pellicola in questione.

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