The Great Wall

Recensione in anteprima – Arriva anche nelle sale italiane il primo film di Zhang Yimou in lingua inglese. Si tratta della rievocazione di una delle tante leggende fiorite attorno alla costruzione della Grande Muraglia Cinese. Coproduzione Cina/Usa che diverte ma non appassiona. In sala dal 23 febbraio.

“Ci sono ben tre stranieri nel film; Pedro (Pascal), io e Willem Dafoe. Tutti e tre interpretiamo dei tizi, mercenari, che sono venuti per rubare della polvere da sparo ai Cinesi. Secondo una leggenda, esisterebbe un’arma leggendaria che noi abbiamo intenzione di usare per conquistare l’occidente. Poi per caso ci ritroveremo invischiati con un esercito segreto che ha il compito di difendere la Grande Muraglia da dei mostri che attaccano ogni 60 anni. Ci troviamo nel cuore della battaglia e dovremo dimostrare di essere sufficientemente capaci da respingere le creature.”

Queste le parole di Matt Damon riguardo alla trama del film che sostituiscono la tradizionale sinossi che, solitamente inseriamo prima della recensione vera e propria.

“The Great Wall” arriva nelle sale dopo un rinvio di diversi mesi e arriva in Italia dopo l’uscita in Cina a dicembre e l’uscita negli USA di sette giorni fa. “The Great Wall” è anche il primo film in lingua inglese del sapiente Zhang Yimou. Il film è prodotto da Universal e Legendary Pictures, quest’ultima di proprietà cinese da circa un anno, la stessa proprietà dei multisala Odeon & Uci Cinemas in Italia, cinema nel quale abbiamo visto l’anteprima in presenza di alcuni giocatori dell’Inter.

Investimento da record, 135 milioni, per questa coproduzione cinese-statunitense che utilizza anche attori asiatici ma non disdegna la presenza di un protagonista americano, accusato, dalle polemiche che han accompagnato il progetto, di essere il solito occidentale che, in modalità superman, salva i poveri orientali e il mondo intero.

In realtà le polemiche e le critiche preventive sono quantomeno esagerate. Il film, grazie al suo regista cerca di svelare un po’ della cultura e della leggenda cinese a confronto con l’esempio di cultura occidentale rappresentata dai tre mercenari. Ci riesce solo in parte e il tutto si riduce a due punti diversi punti di vista della vita. In un passaggio che ricorda la famosa scena sulla fiducia di “Titanic” i due protagonisti, William (Mat Damon) e Lin (una bellissima Tian Jing) affermano:

Lin : “Siamo rimasti vivi perché ci siamo fidati l’uno dell’altro”

William: “Sono rimasto vivo perché non mi son fidato di nessuno”

Un’ideale compatto di gruppo, di nazione, di paese, di comunità orientale e un esempio di individualismo, egoismo della visione occidentale della vita, già disincatata e costituita da un mondo sempre più avaro, come ripetuto più volte proprio dallo stesso William.

Inizia come western d’inseguimento nel deserto mongolo il film di Zhang Yimou, per poi farsi subito lotta con l’ignoto. La Cina, anzi la Grande Muraglia arriva con la sua maestosa imponenza. Il regista spiega anche gli evidenti colori delle diverse armature dell’esercito cinese: nero per la fanteria, rosso per gli arcieri, blu per le donne, funamboliche, eroiche e votate a una funzione militare precisa, coraggiosa e fatale per le bestie.

Colori luminosi e ben marcati al limite del videogioco per il fronte dei buoni, verde cupo, estraneo, sporco, per i mostri che attaccano la muraglia. Il regista giocherà, bene, con i colori anche nella parte finale del film, in una bella scena non solo per l’azione che vi si svolge ma, soprattutto per i giochi di luce e di colori che vengono innescati da un’inquadratura al limite del caleidoscopio.

Con la maestria di Zhang Yimou, un cast non indifferente e la possibilità di fondere il meglio di due paesi cinematografici, cosa manca a “The Great Wall” per essere un film epico come vorrebbe essere? La sceneggiatura, in pratica si descrive una storia prevedibile e scontata. Troppo lineare per descrivere dei personaggi che appassionino lo spettatore e con dialoghi troppo semplici da suscitare novità e interesse. Il film dura solo 1 ora e 40 minuti. Un punto a favore per non annoiarsi, e infatti, non ci si annoia ma, forse, troppo pochi minuti per approfondire l’anima del film stesso al di là di un mero blockbuster che si lascia vedere ma che non ha delle caratteristiche da farsi rendere indimenticabile.

La colonna sonora e la situazione strizzano un po’ troppo l’occhio a “Il Signore degli anelli”, e più precisamente al secondo capitolo “Le due torri” con un’ambientazione alla “Fosso di Helm” con l’assalto degli Uruk-hai. C’è persino un maldestro e impacciato giovane militare cinese che ricorda molto quel “Pipino” di Tolkieniana memoria nei film di Peter Jackson.

“The Great Wall” è un film che si vede e si lascia vedere ma che scontenterà chi si aspetta un capolavoro oppure un film almeno epico e leggendario.

Voto: 6,2 

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