T2 Trainspotting

Recensione in anteprima – A vent’anni di distanza Danny Boyle ci propone il seguito del film cult “Trainspotting”. Gli amici di scorribande e di eroina si ritrovano e nascono incontri e scontri. Un sequel che narra qualcosa di diverso dal precedente film, i ragazzi son cresciuti, male, ed è tutta un’altra storia. In uscita il 23 febbraio

A vent’anni esatti dalla sua rocambolesca fuga dalla Scozia con sedicimila sterline nella borsa, Mark Renton si ripresenta a Edimburgo e al cospetto dei vecchi amici, Simon “Sick Boy” e Daniel “Spud”. Anche “Franco” Begbie, intanto, è evaso di prigione e non vede l’ora di ammazzarlo a mani nude. Renton li ha traditi, si è rifatto una vita, fuori dalla droga e dentro un progetto borghese, ma quella vita si è già sgretolata, mentre l’amicizia dei compagni di siringa dimostra, nonostante tutto, di aver tenuto bene. Molto è cambiato e molto è rimasto lo stesso.

Il primo “Trainspotting”, uscito nel 1996, prendeva origine dall’istant book di Irvine Welsh e ne seguiva le dinamiche in modo costante. Il nuovo capitolo “T2 Trainspotting” prende spunto dal suo sequel letterario, uscito nel 2005 con il titolo “Porno” ma ne ripercorre le vicende solo in parte. Danny Boyle, nuovamente alla regia, decide di riportare al centro dell’attenzione il gruppo di amici di Edimburgo e vi è nuovamente la voce fuori campo, narrante, di Mark “Rent Boy” Renton (Ewan McGregor) che guida lo spettatore.

Una scelta decisa che ha momenti di monologo interessanti e maturi. La parlantina di un uomo con 20 anni in più e che, in modo ancor più disincantato, sentenzia le sue verità, le sue riflessioni. E’ il Rent Boy che conosciamo e riconosciamo anche tutti gli altri membri di quel gruppo di irriducibili eroinomani e delinquenti di bassa lega. Il ritorno di Mark da Amsterdam, dove si era rifatto una vita, ha motivazioni imprecisate ma gravi e questo ritorno si incontra e si scontra con i suoi vecchi amici.

La ferita che ha lasciato lui con il suo tradimento è solo una delle tante ferite di cui è carica la vita di ogni singolo protagonista. Molte cose sono cambiate, basti pensare alla tecnologia praticamente inesistente nel film di 20 anni fa ma non solo, le strade, ricostruite con flashback in bianco e nero sono rievocate dal passato con atteggiamento misto, un po’ di amarcord e un po’ di sereno ricordo delle scene vissute. Molte altre sono rimaste uguali, come la vita spericolata, al limite e oltre di alcuni di coloro che sono rimasti.

Se nel primo film il presente e l’eroina erano i protagonisti indiscussi delle storie intrecciate di ogni singolo componente la compagnia, questo secondo capitolo guarda al passato e mette tutti, spettatori compresi, davanti ai 20 anni trascorsi. Cosa si è fatto? Cosa si poteva fare meglio? Ma soprattutto, di cosa ci si deve pentire?

Il film sembra non rispondere mai a queste domande ed è giusto così. Anche Mark deve fare i conti con il suo tradimento agli amici di sempre. Un conto aperto soprattutto con l’indomabile Francis Begbie (Robert Carlyle), suo il miglior personaggio di questo film e la sua presenza coincide con le scene più divertenti. E’ forse questo il tocco un po’ più originale di tutto “T2 Trainspotting”, lo spensierato e fresco presente dei giovani ventenni del primo capitolo viene rimpiazzato egregiamente da una comicità surreale e discreta.

“T2 Trainspotting” perde chiaramente il confronto con il suo precedessore su tutti i fronti. Il film cult non viene neanche lontanamente avvicinato e, forse, non era proprio nelle intenzioni di Danny Boyle stesso effettuare un’operazione nostalgia ricreando qualcosa che, in pratica, non poteva essere ricreata con gli stessi attori e personaggi.

La scelta di puntare su una visione più intima e personale della vicenda, di sganciare la storia dalla droga (e anche dal porno solo secondario) appare vincente ma non memorabile. Il film, è divertente, riflessivo, ben diretto e interpretato ma manca qualcosa, quel tocco di immortalità che è stato ormai attribuito all’originale. Abbastanza narcisisti appaiono i flashback/fermoimmagine, necessari ma riusciti solo in parte. Il poco utilizzo delle donne, che, in pratica costituiscono elementi determinanti per la vicenda. L’unica che riesce a ritagliarsi una presenza costante è Anjela Nedyalkova. Non aiuta la lunghezza del film, che guadagna quasi trenta minuti rispetto al passato e sfiora le due ore.

In definitiva “T2 Trainspotting” ci pone davanti al nuovo presente dei personaggi che abbiamo imparato a conoscere nel primo film. Si riflette e si ride, ma il film non rimarrà nella storia come il “Trainspotting” che tutti conosciamo e amiamo, stanza con i trenini inclusa.

Voto: 6,7

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