Hell or High Water

Recensione – David Mackenzie unisce western e problemi moderni in un film carico di adrenalina e di giochi di inseguimento. Ottimo cast, bella fotografia e colonna sonora curata da Nick Cave. In Italia il film è uscito direttamente su Netflix il 18 novembre 2016.

Rapinare le agenzie della Texas Midlands, solo pezzi piccoli, solo dalle casse, la mattina presto quando non ci sono clienti. Pulire i soldi al Casinò. Pagare i debiti, estinguere l’ipoteca e lasciare il ranch dove ha appena scoperto il petrolio ai suoi due figli, per interrompere una storia di povertà famigliare durata anche troppo. È questo il piano di Toby, per il quale ha bisogno di suo fratello Tanner, da poco in libertà, dopo dieci anni di carcere. Le banche gli hanno preso quel poco che aveva e ora lui deve riprenderselo, possibilmente senza spargere sangue. Due le incognite: Tanner, che è una testa calda, e un Texas ranger a un passo dal pensionamento, che come detective sa il fatto suo meglio di tutti gli altri.

Un western moderno quello diretto abilmente da David Mackenzie. Una storia di fratelli, di famiglia, di una società al collasso finanziario e di tanta tanta tanta polvere. La crisi finanziaria si nota, si vede su tutti i cartelli pubblicitari che vengono inquadrati appositamente, è parte integrante di una località assolata, con cittadine a misura di uomo, con la pistola e di uomini che cercano di continuare la loro vita ingegnandosi con le attività più varie, elementari e umili.

Tanner il braccio e Toby la mente. Il diavolo e l’acqua santa, o meglio, sporca. Sì perché sin dalle prime immagini il film punta su una bella fotografia volutamente impregnata di sudore, sporco e polvere. La si respira, la si vede nelle sgommate e nelle corse a tutto gas dell’auto dopo la rapina.

Mentre la storia, con il trascorrere dei minuti, si fa sempre più simile a una classica rincorsa tra guardie e ladri abbiamo anche modo di conoscere i due fratelli, le loro diverse motivazioni che li spingono a rapinare banche. Conosciamo il vivere quotidiano degli abitanti di quelle cittadine e la loro “filosofia”. Facciamo la conoscenza anche di Marcus, il ranger a fine carriera con il suo gusto nel dare la caccia ai malviventi e la sua determinazione nel rivendicare le sue idee. Fantastici sono i suoi battibecchi caustici e ironici con il suo secondo.

Inserita nel 2012, con il titolo di “Comancheria”, nella black list delle sceneggiature più promettenti ma non ancora prodotte, la sceneggiatura di Taylor Sheridan sviluppa bene tutti i personaggi principali e risulta precisa, mai banale e intensa fino all’epilogo. Il cast è un punto di forza di questo film, Jeff Bridges nei panni di Marcus, Chris Pine che interpretata Toby e Ben Foster che fa la parte di Tanner sono semplicemente perfetti come se i personaggi fossero loro stati cuciti addosso.

Musiche molto interessanti e curate da Nick Cave mentre per la produzione ci si è affidati a Film 44 e Sydney Kimmel Entertainment con distribuzione per l’Italia da parte di Netflix. Il film ha ricevuto 4 nomination all’Oscar del 2017 ed è la dimostrazione di come si possano creare dei film interessanti usando un meccanismo non originale impiantato su una storia di viva umanità che si sviluppa con mezzi non proprio legali.

Voto: 7

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