Split

Recensione in anteprima – Dodicesimo lungometraggio in 25 anni per il regista di origine indiana e che torna, dopo qualche passaggio a vuoto, a un thriller con vene horror e inquietanti come i suoi primi grandi successi. Dal 26 gennaio al cinema.

Casey è una ragazza introversa e problematica, tenuta in disparte dalle compagne di scuola più popolari. Insieme a due di loro, Claire e Marcia, viene rapita da un maniaco, che chiude le ragazze in uno scantinato. In attesa di scoprire che ne sarà di loro, verranno a conoscenza delle diverse personalità che coabitano nella mente del loro rapitore: un bambino, una donna e altre ancora, assai più pericolose.

Quando addetti ai lavori e non si trovano davanti a un film firmato da M.Night Shyamalan la paura per un’opera che poi si possa dimostrare deludente c’è e si fa sentire anche in sala. Prima che inizi il film si ripercorre la carriera dell’artista con granitiche certezze, i suoi primi lavori, e pareri discordanti sulle ultime opere con sempre l’eccezione dello spettatore che, comunque ha apprezzato qualche film poco riuscito.

E’ una grande soddisfazione rivedere in “Split” quella solidità di storia, di sceneggiatura, di creazione registica e direzione degli attori molto curata, ponderata, ricercata in molti particolari che meritano anche una seconda visione per poterli apprezzare tutti. Le citazioni al genere horror ci sono e la più evidente è fornita da “Shining”, senza essere messa a caso e fine a sé stessa. Ci sono contaminazioni di altri generi cinematografici come il thriller, ben congegnato e claustrofobico tanto da proiettare ansia nello spettatore. Un sottile tocco di umorismo, di teen movie di denuncia, di ironico e impotente realismo con la paura di poter essere tutti a rischio.

La mano del regista di origine indiana si destreggia bene tra i vari caratteri dei due personaggi principali: una bravissima e promettente Anya Taylor-Joy e l’incredibile recitazione di James McAvoy. L’attore è chiamato a interpretare le molteplici personalità di uno stesso individuo. Cosa non nuova per il mondo del cinema ma prova d’attore non facile anche perché James McAvoy deve cambiare personalità anche all’interno della stessa scena senza soluzione di continuità. Avere avuto la possibilità dell’audio originale ci ha fatto apprezzare ancora di più le molteplici sfumature di una stessa voce all’interno di (quasi) infinite combinazioni. Ogni personalità di Kevin, infatti, recita la sua parte e, sovente, ne recita un’altra creando quel doppio effetto interpretativo che strania lo spettatore e che rende giustizia alle qualità artistiche dell’attore.

La storia è piena di adrenalina, lo svolgersi è veloce, rapido, riflessivo quando serve, introspettivo in maniera pacata e continuativa con il grande pregio di farci conoscere Kevin, di farci amare Casey, di parteggiare per le ragazze, di capire il meccanismo emotivo, di (non) crescita che c’è dietro.

Un buon film per un buon ritorno da parte di M.Night Shyamalan con un attore, James McAvoy che, in questo film da il suo meglio e solo per questo consigliamo di andarlo a vedere. C’è un po’ di “Unbreakable” , forse, il film più simbolico del curriculum del regista ma non si può rivelare come e dove in quanto si andrebbe a rovinare un discorso a margine che abbraccia un po’ anche i cinecomics in maniera alquanto originale (nuovamente). In ultimo, non perdetevi la citazione del Norman Bates di Psycho.

Voto: 7,1 

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