Frantz

Recensione in anteprima – Venezia 73 – In concorso – Francois Ozon racconta in modo elegante e dolce una storia d’amore subito dopo la fine della prima guerra mondiale. È una storia anche di popoli e di verità scomode. Dal 15 settembre al cinema.

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Al termine della Prima guerra mondiale, in una cittadina tedesca, Anna si reca tutti i giorni sulla tomba del fidanzato frantz, morto al fronte in francia. Un giorno incontra Adrien, un giovane francese anche lui andato a raccogliersi sulla tomba dell’amico tedesco La presenza dello straniero nella cittadina tedesca susciterà reazioni sociali molto forti e sentimenti estremi.

Registi e sceneggiatori sanno quanto sia difficile conciliare storia con finzione, realtà con fantasia e quando ci son di mezzo dei precedenti si ha sempre troppa voglia di rispettare l’idea originale o, viceversa, stravolgerla per potersi distinguere. “Frantz” è un film che riporta sul grande schermo una storia già divenuta film negli anni trenta dello scorso secolo grazie a Lubitsch quel “Broken Lullaby” che è stato giudicato inarrivabile dal regista Francois Ozon come anche ribadito in conferenza stampa.

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Ozon, infatti, non era a conoscenza del film di Lubitsch prima dell’inizio dell’avventura e conosceva solo la piéce teatrale di Maurice Rostand da cui il film trae ispirazione per narrare la difficile situazione di duo popoli avversari pochi giorni dopo la fine della prima guerra mondiale.

Il regista francese sceglie una delicatezza rara in questi film e si concentra sui sentimenti, sulle sensazioni dei protagonisti e sui dubbi e le perplessità di tutti i personaggi. Forse dilungandosi troppo nella parte iniziale e con qualche lentezza nella parte centrale il film appare elegante anche grazie a quel bianco e nero che verrà usato a modo e quasi costantemente.

La sceneggiatura equilibrata, profonda disegna due figure principali l’ex soldato francese Adrien e la tedesca Anna, in modo preciso, verosimile, toccante. Le scene che coinvolgono questi personaggi sono assolutamente equilibrate e ben gestite senza quasi mai cadere nell’ovvio e nella banalità. Il ritmo curato, il colore praticamente assente facilitano lo spettatore nell’inserirsi nella vicenda facendosi partecipe emotivamente della stessa.

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Siamo infatti rapiti da quanto viene provato da Anna soprattutto, dal suo dolore e dal dolore di Adrien. Siamo coinvolti negli alterchi tra i tedeschi e il francese, così come lo siamo poi nelle discussioni tra i francesi e la tedesca. Due popoli feriti che si accusano reciprocamente dei dolori patiti e che ancora patiscono a causa di una guerra che li ha visti su fronti contrapposti.

Scrosciano gli applausi per la regia di Francois Ozon come sono tanti gli apprezzamenti per la prova della bella Paula Beer e di Pierre Niney. I due attori han dovuto imparare, la prima il francese e il secondo il tedesco. Ozon infatti mescola anche le lingue. Se il film rimarrà fedele all’originale anche nell’audio una volta arrivato nelle sale italiane allora si potrà apprezzare la variazione di lingue che usano i due attori per comunicare. Alle volte il tedesco, alle volte il francese come la realtà della scene necessita.

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“Frantz” è un film che si vede una volta e si ammira e che vien voglia di rivederlo più e più volte, una vera sorpresa positiva di questa Mostra di Venezia targata 2016. Un film per capire la storia, un film per capire le nostre priorità, un film che incanta e che migliora di visione in visione.

Voto: 7,2

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