Retour chez ma mère

Recensione in anteprima – Commedia francese con i soliti ingredienti e con uno sguardo al dramma contemporaneo della disoccupazione. Film che scorre via tra umorismo e sceneggiatura abbastanza confusa. Al cinema, in Italia dal 25 agosto.

ritorno da mia madre 2

Stéphanie aveva un matrimonio e un lavoro ma li ha persi entrambi ed è costretta a tornare a vivere con la madre in una casa in cui fa troppo caldo, non si può bere direttamente dalla bottiglia né spalmare il burro col primo coltello che capita, e quando vengono a cena il fratello e la sorella non può che finire male. Mentre è chiusa in casa per cercare di mettere ordine nella propria vita, Stéphanie si ritrova ad osservare la madre mettere in atto strani comportamenti e subito pensa che si tratti di un principio di demenza senile, ma la verità è un’altra.

Eric Lavaine, il regista, percorre quel viale della narrazione della crisi economica che, oltre al licenziamento e alla poca fortuna negli affari ha, come effetto collaterale, il ritorno di giovani quarantenni presso l’alloggio dei genitori. Un argomento già trattato sia nelle commedie francesi sia nelle più conosciute commedie italiane.

Ritorno da mia madre

Se l’argomento è attuale, la rappresentazione e lo svolgimento si rifanno alle pièce teatrali con l’immancabile chiacchierata attorno ad un tavolo durante una cena. Evidentemente ben più di un’abitudine per i francesi. La sceneggiatura non aiuta. Benché pieno di situazioni divertenti e che strappano un sorriso qua e là, quanto scritto ci presenta dei personaggi monocorde e prettamente teatrali: l’uomo d’affari, il marito sottomesso, la donna in carriera, la divorziata con problemi sociali. Ben più colore vien dato dalla madre che tiene in scacco un po’ tutti quanti e diventa la vera protagonista della pellicola.

Il ritmo dell’intero film è tenuto abbastanza elevato ed estraneo alla noia solo grazie alle buone interpretazioni degli attori che, malgrado i personaggi ritagliati con l’accetta, sembrano divertirsi nei loro ruoli.

Ritorno da mia madre 3

Il grosso problema della pellicola che vede protagonista Alexandra Lamy, ex compagna di Jean Dujardin è l’incomprensibile distanza tra il titolo (e l’incipit) e l’argomentazione principale che pervade tutte le discussioni tra i figli e tra i figli e la madre. Siamo chiamati, dal titolo, a fare una riflessione, anche scherzosa del dramma di un ritorno presso la casa della madre di una donna in carriera che perde il lavoro. Dopo poco ci troviamo ad ascoltare le trite rimostranze tra figli che ricordano torti o privilegi subiti durante la loro infanzia nel periodo nel quale erano in famiglia tutti insieme. Inoltre ci viene propinata anche la trama parallela e sotterranea, ma che ben presto diventa prioritaria, la vita segreta della madre che, nel 2016, dovrebbe destare scalpore, ovviamente non lo fa.

Un finale frettoloso e senza reale mordente, confusionario e semplicistico contribuiscono a far virare il film verso l’insufficienza nonostante il buon umore fin lì raggiunto.

Voto: 5,8

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