Remember

Recensione in anteprima – Presentato alla 72esima Mostra Internazionale del cinema di Venezia, il film di Atom Egoyan si scopre pian piano e scoppia in mano nel finale. Un film sull’olocausto ma fatto di ricordi verbali inseriti in una black comedy eccentrica e particolare. Esce il 4 febbraio nelle sale italiane.

Remember

Zev Guttman, ebreo affetto da demenza senile, è ricoverato in una clinica privata con Max, con cui ha condiviso un passato tragico e l’orrore di Auschwitz. Max, costretto sulla sedia a rotelle, chiede a Zev di vendicarli e di vendicare le rispettive famiglie cercando il loro aguzzino, arrivato settant’anni prima in America e riparato sotto falso nome. Confuso dalla senilità ma determinato dal dolore, Zev riemerge dallo smarrimento leggendo la lettera di Max, che pianifica il suo viaggio illustrandone i passaggi. Quattro le identità da verificare, uno il colpo in canna per chiudere una volta per tutte col passato. Tra America e Canada, Zev troverà il suo ‘nazista’ e con lui una sconvolgente epifania.

Ci sono diversi modi per raccontare l’Olocausto e Atom Egoyan sceglie una black comedy ambientata ai giorni nostri e si affida ai ricordi di un personaggio che si dimentica spesso persino cosa ha fatto fino a qualche minuto fa. Già il nome del protagonista che, letteralmente vuol dire buon uomo (Guttman), ricorda quel Tru(e)man (Uomo vero in inglese ma lì il cognome era ironico) del “The Truman Show”. Il film di Egoyan infatti, sembra una sorta di reality on the road. Una regia remota all’interno del film quella dell’amico Max che, complice la demenza senile di Zev, aiuta quest’ultimo nella sua ricerca dell’assassino delle loro famiglie attraverso una lettera dove lui ha già pensato a tutto persino a pianificare la prenotazione di alberghi, pullman e treni.

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Il regista canadese che ha dalla sua una filmografia alquanto originale e non banale costruisce in modo classico questa sorta di caccia all’assassino. Con un clima generale che spesso si fa commedia grazie alla tenerezza di un Zev fortemente disorientato, anziano e spaurito pian piano si parla anche di Olocausto e di quanto il protagonista ha passato e visto.

La sceneggiatura non spinge su questi racconti e immagini perché non è questo l’intento del film. Non si tratta di raccontare l’Olocausto ma si tratta di esprimere il rancore e la rabbia repressa per qualcuno che, scampato alla giustizia e alla legge, deve essere punito per quanto fatto. E’ una vendetta che cresce con il crescere del film. Come sentiamo e immaginiamo fino all’ultimo che sia cresciuta nel corso degli anni, anzi dei decenni.

Egoyan poi ci mette il suo tocco finale che strania, sorprende quel tanto che basta per rendersi conto che tutti i tasselli del solo apparente facile puzzle ad un certo punto improvvisamente acquistano significato e lo acquistano in modo diverso e indiretto. A quel punto tutta la caratterizzazione e la dicotomia tra cose e persone, tra ambienti e personaggi non è solo fine a sé stessa in maniera didascalica ma ha un significato che va oltre all’accenno simbolico.

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Molto spesso il film si mantiene in superficie, sia chiaro, commedia leggera e thriller si mescolano. Improvvisamente Egoyan affonda il colpo ogni tanto con pugnalate violente che solcano il cielo limpido e terso di una commedia ben riuscita ma non riuscitissima, ben recitata e con una regia attenta e solo a tratti svincolata da uno schema classico. In ogni caso un film interessante e da vedere. Christopher Plummer, pensato da me come un perfetto signor Benz nel mio film cinematikino (mai realizzato) “Il triciclo a motore” esprime tutta la sua bravura di attore di 86 anni, vincitore del premio Oscar nel 2012 come attore non protagonista in “Beginners”.

Voto: 6,4

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