La grande scommessa

Recensione in anteprima – Cast variegato e importante per un film che vuole spiegare l’ascesa di alcuni maghi della finanza nel periodo in cui tutti nel frattempo perdevano casa, lavoro e la vita stessa a causa della grande crisi dei mutui subprime del 2007. Il film esce il 7 gennaio

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Nell’anno 2005, il mercato immobiliare americano appariva più stabile e florido che mai. Chiunque chiedesse un mutuo, preferibilmente a tasso variabile, era quasi certo di ottenerlo. Per questo, quando Michael Burry si presentò in diverse banche per scommettere sostanzialmente contro l’andamento del mercato, nessuno gli negò la possibilità di farlo, e anzi gli risero alle spalle. Michael Burry, però, aveva visto quello che il mondo non vedeva ancora: una pericolosa e crescente instabilità del sistema, peggiorata dalla vendita smodata di pacchetti azionari pressoché nulli, etichettati in maniera fraudolenta.
Il film racconta dunque la scoperta più o meno contemporanea da parte di alcuni uomini della gigantesca “bolla” cresciuta in seno al mercato immobiliare e destinata a scoppiare un paio d’anni dopo con effetti disastrosi.

Il film prende spunto dal bestseller dell’editoria “The Big Short – il grande scoperto” scritto da Michael Lewis che descrive il rischio intrapreso da alcuni gruppi di investitori nella scommessa che quel particolare mercato definito incrollabile in realtà era stato scoperto poteva non esserlo.

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Difficile creare un film interessante dove ad essere protagonisti sono dei termini finanziari altamente tecnici e una dinamica tra prodotti finanziari che non è facilmente comprensibili da tutti. Eppure il regista Adam McKay ci riesce e molto bene. Lo fa in modo strano, originale, una scommessa anch’essa. Ma una scommessa vinta.

Di cosa parliamo nel concreto? Esaltazione della caratterizzazione dei personaggi principali, che, magistralmente interpretati da un cast eccezionale, danno spessore quasi teatrale al dramma che si sta consumando. Realizzazione di un film che a tratti diventa un mokumentary che si apre improvviso con qualche dialogo col pubblico in sala o sguardo in telecamera. L’aver inserito delle spiegazioni tecniche con delle scene assolutamente inaspettate e di fortissimo impatto provocatorio sia che riguardino il lusso o l’aspetto fisico di una donna. Spiegazioni che potrebbero distrarre se a darti una definizione di un prodotto finanziario è una Margot Robbie in vasca da bagno che sorseggia spumante ma che rendono bene l’idea di come Adam McKay abbia voluto creare quell’effetto straniante che poi è anche un clima generale di come quella finanza fosse un mondo lontano dalla realtà.

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Il grande pregio del film è dunque quello di spiegare agli spettatori quanto è successo in quegli anni  e perché tutto è crollato. Lo fa utilizzando parole di quel mondo ma con modalità di fruizione cinematografica e ci crea attorno anche un minimo di commedia (e di dramma) che non passa inosservata e ovviamente non disturba affatto.

Ottima l’interpretazione di Christian Bale e Steve Carrel, questi due sopra tutti. Certamente è l’intero cast  che se la cava molto bene in un film diretto egregiamente.

Voto: 7,7

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