Black Sea

RecensioneJude Law al comando di un sottomarino in un film sui sottomarini che rispecchia perfettamente il genere al quale fa riferimento. Un’immersione non solo nelle profondità marine, ma anche nell’animo, nei pensieri e nei fallimenti di un protagonista per cercare di tornare a galla.

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Vessato e fiaccato dalla vita, da un matrimonio fallito per questioni economiche, dalla frustrazione di una figlia che non vede mai e da un lavoro che l’ha mollato, il capitano Robinson (Jude Law) accetta di giocarsi tutto in una missione clandestina ma potenzialmente miliardaria. Sul fondale del Mar Nero giace il relitto di un sottomarino russo che trasportava un carico d’oro dalla Russia di Stalin alla Germania di Hitler, qualcuno ha il punto esatto, occorre solo un equipaggio così disperato da essere disposto a rischiare la vita in una missione di recupero. Con un manipolo di uomini selezionati tra il peggio (che paradossalmente è il meglio) disponibile sul mercato inglese e russo (il sottomarino che useranno viene da lì e occorre qualcuno che parli la lingua), Robinson deve navigare di nascosto al di sotto della flotta russa stanziata sul Mar Nero e contemporaneamente tenere a bada la follia avida che prende piede tra i suoi uomini.

U-571, Caccia a ottobre rosso, K-19, e tanti altri costituiscono uno specifico genere filmico, quello dei sottomarini, genere che ha caratteristiche ben precise e “Black Sea” ha tutte le carte in regola per essere annoverato tra gli appartenenti al genere. Claustrofobico per definizione, maschilista per l’assenza totale di interpreti donne e con un silenzio interrotto solo da brevi e stretti dialoghi di comando e dal rumore del radar, il film si inabissa e, ad emergere è la trama.

Una trama semplice, lineare con una sceneggiatura che da’ qualche scossone ma che purtroppo non è esente da buchi, passaggi veloci e poco chiari. Non si perde di vista l’obiettivo finale che McDonald, il regista ci fa scoprire poco alla volta con una seconda parte non scontata.

La profondità che raggiunge il mezzo diventa quindi profondità nella quale viene portato lo spettatore. Vengono analizzati con più accuratezza difetti e pregi del protagonista, variazioni di umore, pensieri e sentimenti. Le dinamiche a bordo diventano molto più interessanti, intrecciate e vagamente accusatorie di un sistema sociale allo sfascio e profondamente disequilibrato.

Black Sea

Jude Law appare più maturo, non soltanto per ragioni anagrafiche, ma soprattutto per la scelta di un personaggio meno banale e sicuramente più impegnativo. Una buona prova dell’attore che lascia poco spazio ad altri colleghi di lavoro. Giusto così, non si può approfondire tutto.

Parlare di sottomarini ha sempre affascinato grandi e piccini, ovviamente soprattutto maschi e i film di questo genere sono destinati ad essere amati dagli amanti di questo romantico mezzo che si inabissa e son destinati ad essere odiati o comunque ignorati da chi non ama sommergibili, sottomarini o marchingegni di questo tipo.

Voto: 6,6

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