Over the moon

Recensione – Primo film d’animazione distribuito da un grande studio di Hollywood incentrato interamente su un cast asiatico. Proiettato inizialmente al Montclair Film Festival il 17 ottobre 2020, è stato poi trasmesso sulla piattaforma Netflix e in alcune sale cinematografiche selezionate il 23 ottobre 2020. Già nominato ai Golden Globe come miglior film d’animazione, ha ricevuto diverse nomination fra cui sei Annie Award e un Oscar. Dedicato alla memoria della sceneggiatrice Audrey Wells, morta nel 2018.

Accenni di trama

Film prodotto da Pearl Studio e Netflix, e animato da Sony Pictures e Imageworks. Alla regia troviamo Glen Keane, storico animatore Disney dal 1977 al 2012, e vincitore dell’Academy Award nel 2018 per “Dear Basketball”. Lo affianca John Kahrs, vincitore dell’Oscar al miglior cortometraggio d’animazione nel 2013 per “Paperman”.

Trasposizione di un classico mito cinese, racconta di Fei Fei, ragazza cinese di 14 anni che fin dall’infanzia ha ascoltato i racconti dei genitori sulla leggenda della dea della Luna Chang’e. Nell’affrontare il lutto per la morte della madre, intraprenderà un viaggio nello spazio per dimostrare che Chang’e è reale, e per provare che il vero amore è per l’eternità. Accompagnata in questo viaggio dalla coniglietta Bungee, dovrà fare i conti con un mondo magico e colorato, nella terra leggendaria di Lunaria, e con una nuova vita da far rinascere in sé e nel cuore della dea.

La leggenda di Chang’e

Secondo la tradizione, Chang’e era la moglie di Hou Yi, l’arciere, che uccise nove dei dieci soli che illuminavano il pianeta. Come ricompensa, l’imperatore gli regalò una pillola capace di donare l’immortalità. Chang’e la vide e, attirata dal profumo, la mangiò.

Allora iniziò a fluttuare verso il cielo, scegliendo come dimora la Luna, nell’attesa che l’amato marito un giorno tornasse da lei. Hou Yi, rimasto sulla Terra, morì per il dolore. In altre versioni meno romantiche della leggenda, Chang’e rubò l’elisir da Hou Yi, e volò sulla Luna cosicché il marito non potesse seguirla.

Il film affronta il folklore e la tradizione cinese fedelmente, e ritroviamo anche la cerimonia della festa di metà autunno, nota anche come Festa della Luna. Fra le più importanti del calendario cinese, celebra la fine del raccolto autunnale e il ricongiungimento familiare. Vi è poi la presenza del coniglio lunare di giada, compagno della dea.

Credere nell’Amore

In Fei Fei, che potrebbe essere ognuno di noi – tanto che i suoi familiari non hanno veri e propri nomi, ma vengono chiamati semplicemente papà, mamma, nonno o zia -, vi è trasposta la vera fede nella forza dell’Amore. Forza che porta a superare ogni barriera e dolore, a sciogliere ogni tenebra e ombra, riscoprendo la vita intorno a sé.

Il dolore non viene annullato, ma il lutto, elaborato nel cuore, ti può portare verso nuove forme d’amore. Come viene infatti detto in una delle canzoni del film,

“L’amore che hai intorno è forte e vive ancora, amare la vita è un passo in più”.

L’amore e la capacità di guarire dal dolore sono dunque il dono più vero per andare avanti. Fare spazio agli altri nel cuore è la cura che forse oggi serve di più.

Riflessioni finali

Film che viaggia fra i confini della scienza, della matematica, del folklore e della fede, è dunque capace di rispecchiare ognuno di noi, ed è un bel racconto per tutta la famiglia. Rappresenta bene il sentimento che tutti possono vivere e provare anche ora in epoca di pandemia. Elemento essenziale della narrazione sono le musiche. I brani sono interpretati da cantanti diversi in ciascuna lingua, e sono stati composti da Steven Price, vincitore dell’Oscar per la miglior colonna sonora nel 2014 per “Gravity” di Alfonso Cuarón.

Da segnalare per la versione italiana l’interpretazione di Elodie per il brano Volo Via. Esso dà l’avvio al viaggio spaziale di Fei Fei, che omaggia in un fotogramma anche il famoso “Viaggio nella luna” di Georges Méliès.

Voto: 7.3

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