Nomadland

Recensione in anteprima – Venezia 77 – In concorso – Tratto dall’omonimo libro di Jessica Bruder, “Nomadland” è un film della regista Chloé Zhao con protagonista Frances McDormand in tutto la sua bravura. Il film ha vinto il leone d’oro alla 77esima edizione della Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Al cinema dal 4 dicembre.

Una storia nomade

Empire, stato del Nevada. Nel 1988 la fabbrica presso cui Fern (Frances McDormand) e suo marito Bo hanno lavorato tutta la vita ha chiuso i battenti, lasciando i dipendenti letteralmente per strada. Anche Bo se ne è andato, dopo una lunga malattia, e ora il mondo di Fern si divide fra un garage in cui sono rinchiuse tutte le cose del marito e un van che la donna ha riempito di tutto ciò che ha ancora per lei un significato.

Vive di lavoretti saltuari poiché non ha diritto ai sussidi statali e non ha l’età per riciclarsi in un paese in crisi, e si sposta di posteggio in posteggio, cercando di tenere insieme il puzzle scomposto della propria vita.

La storia di Fern, come tante nel mondo, non è una storia felice. Non è nomade per scelta anche se è una donna che non ha più una casa che sente sua e la strada, quella strada che percorre con il suo furgone diventa il suo tetto. Fatto di stelle o della lamiera del suo van.

Come una barca nel deserto

Una barca, anche nel deserto, non smette di essere tale anche se non è il luogo più appropriato dove può svolgere la sua funzione. Nel film si ha l’impressione, ben veicolata verso lo spettatore di una Fern che chi è, cosa è capace di fare. Non ci sono sconforti palesi da parte sua, non si piega su se stessa. Fern va avanti, sempre. Nonostante tutte le difficoltà.

Non si sente mai “a casa” ma lei dice al nipote:

“io non sono una senza tetto, sono una senza casa”

ed è questo sentimento di Fern, del non essere mai “a casa” nemmeno quando è tra le mura familiari dei parenti. Sfuggevole, mai troppo fissa in un posto, nomade appunto… il suo girovagare è casa. E’ un percorso necessario nella realtà per trovare via via i posti di lavoro per sostenere le spese ed è anche un percorso interno di crescita e di superamento dei lutti della sua vita, come quello per il marito, ammirato e amato, nel ricordo del quale tiene ancora la fede senza minimamente pensare di toglierla.

Ci vediamo sulla strada

La “casa di Fern” diventano anche gli affetti che pian piano instaura con i nomadi che incontra lungo il suo cammino. Si tratta di reali senza fissa dimora degli Usa, presenti con i loro veri nomi e soprannomi anche nella sceneggiatura e dai quali, per stessa ammissione del cast tecnico, il film apprende molto su una vita fatta di stenti ma anche di semplicità, di condivisione e di lealtà.

“Ci vediamo sulla strada”

Questo il saluto che i nomadi sono soliti augurarsi quando le loro strade si dividono. E’ un augurio di un nuovo incontro sulla strada della vita tra i bellissimi paesaggi ottimamente inquadrati e fotografati dalla regista Chloé Zhao sempre costantemente addosso alla protagonista dal primo all’ultimo minuto del film.

Sentirsi soli non è stare da soli

“Nomadland” è un film che lascia parlare le persone non con le parole ma con gli atteggiamenti di complicità e semplicità che si instaurano lungo la strada. Allora i protagonisti aggiunti diventano la natura e i colori del cielo al tramonto e all’alba, tra la neve e il caldo del deserto passando per paesaggi urbani e vecchie case abbandonate.

Frances McDormand ci offre un’interpretazione magistrale. Una Fren totalmente presente a sé stessa ma al tempo stesso impaurita. Non è spaventoso stare da soli, si può festeggiare un capodanno da soli con gelato e coroncina del nuovo anno in testa nel proprio van al buio mentre fuori tutto il mondo festeggia con botti e fuochi d’artificio.

La paura è sentirsi soli, anche in mezzo a tanta gente. Una paura che Fren vince pian piano grazie a un percorso di crescita che è costretta a fare dagli eventi e che, con naturalezza e senza scossoni porterà Fren a capire meglio cosa vuole… che strada percorrere nuovamente.

“Nomadland” è un film che non urla, parla piano e sussurra, ma sussurra molto bene al cuore dello spettatore. Da vedere.

Voto: 8

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