The World To Come

Recensione in anteprima – Venezia 77 – In concorso The world to come” è un film in costume diretto da Mona Fastvold. Tratto dal racconto di Jim Shepard, porta a Venezia la storia d’amore di due donne, in un anno che sembra segnare una svolta nel rapporto fra figure femminili e maschili al lido.

Ambientazione storica per un dramma moderno

Siamo nell’800, nello stato di New York e la storia si basa su due famiglie. Entrambe contadine, vivono a qualche chilometro di distanza in una pianura boschiva che offre loro campi da coltivare e terreno per l’allevamento degli animali. Una coppia – Abigail (Katherine Waterston) e Dyer (Casey Affleck) – ha avuto e perso una figlia per la difterite; l’altra – Tallie (Vanessa Kirby) e Finney (Christopher Abbott) – non ne ha a causa del rifiuto di lei a giacere con il marito.

Le due donne fanno conoscenza e fin da subito si instaura un rapporto forte, dettato dalla chimica tra le due e nasce un’amicizia che sa di ancora di salvataggio per entrambe. La storia avanza a ritmi lenti, tra bufere di neve e incontri tra le parti, fino al momento in cui entrambe le donne si lasciano andare completamente ai loro sentimenti, trasformando l’amicizia in amore. Solo loro due sembrano capirsi e solo nella compagnia dell’altra sembrano trovare sollievo ad una vita che invece non sentono loro.

Un film delicato

Le parti maschili del film sono ben diverse tra loro, Casey Affleck offre un’interpretazione meravigliosa di un uomo del suo tempo, gran lavoratore silenzioso, ma allo stesso tempo premuroso nei confronti della moglie, amorevole e devoto anche capendo la sofferenza di lei e la necessità di vedere l’amica/amante. D’altra parte, abbiamo lo stereotipo di mascolinità tossica, un uomo duro e ignorante, il cui unico scopo è ricordare alla moglie i suoi doveri coniugali, al fine di concepire un figlio.

Come già detto il film vive di ritmi lenti, accompagnati da grandi spazi e pochi primi piani, se non durante l’intimità raggiunta dalle due donne. Vanessa Kirby è eccezionale nella parte della moglie infelice alla ricerca di un legame vero e sincero. Il suo sguardo è magnetico: quando lei è presente in scena è impossibile toglierle gli occhi di dosso. Questo è un punto di forza del film, come la protagonista anche noi lentamente ci lasciamo incantare dal suo mistero, dal suo estro e dalla sua incantevole bellezza.

Diario di bordo

La regista Fastvold scandisce il tempo della narrazione tramite la scrittura di Abigail, infatti ella tiene un diario delle proprie giornate. Il ritmo dettato dalla sua voce narrante fuori campo serve ad attirare subito lo spettatore, a renderlo partecipe della vita di Abigail, del suo sforzo d’esistenza dopo la perdita della figlia e il fallimento del sentimento nei confronti del compagno.

Questo mezzo di racconto però rischia anche di ottenere l’effetto opposto sul pubblico, che può distaccarsi da un racconto così rarefatto. Come tutto il cinema dunque è fondamentale il gusto di chi osserva la vicenda, che di suo vanta una tecnica semplice ma efficace. Se volete vedere in immagini una storia moderna con abiti storici, che siamo forse più abituati a trovare nei libri, “The world to come” è quello che cercate.

Voto: 6.5

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