Pinocchio (2019)

Recensione in anteprima – Matteo Garrone torna al cinema dopo l’acclamato “Dogman”. Il suo “Pinocchio” risulta fedele all’opera letteraria e ci immerge nella povertà di fine ottocento. Una messa in scena ottima per quanto riguarda scenografia, costumi e una buonissima prova recitativa di molti personaggi noti al pubblico italiano. Al cinema dal 19 dicembre.

La storia così come la conosciamo

Ci sono tutti, i personaggi principali del romanzo di Carlo Collodi, nel Pinocchio di Matteo Garrone: Geppetto (Roberto Benigni) e il suo burattino di legno (Filippo Ielapi), Lucignolo (Alessio Didomenicantonio), Mangiafuoco (Gigi Proietti), la Fata Turchina (Alida Baldari Calabria/ Marine Vacht), il Grillo Parlante (Davide Marotta), il Gatto (Rocco Papaleo) e la Volpe (Massimo Ceccherini), fino all’Omino di burro (Nino Scardina), il Tonno (Maurizio Lombardi) e la Balena. Perché questo ennesimo adattamento cinematografico di una delle favole italiane più note nel mondo è enormemente rispettoso dell’originale.

L’adattamento di Matteo Garrone rimane fedelissimo al libro. Portato al cinema sin dai primi decenni del secolo scorso, la storia di Pinocchio è conosciuta da ogni spettatore in tutti i maggiori passaggi complice anche il capolavoro animato Disney del 1940. Secondo film d’animazione della casa del topolino dopo “Biancaneve e i sette nani”.

Tra le tante versioni di particolare ricordo è, inoltre, il Pinocchio di Comencini, miniserie tv degli anni ’70 prodotta dalla Rai e più volte replicata nel corso dei decenni con la partecipazione di attori e attrici famosi per l’epoca.

Di dimenticabile natura è invece il “Pinocchio” di e con Roberto Benigni nell’improbabile parte del burattino. Matteo Garrone cerca una sua strada, fedele sia al libro sia alla sua visione favolistica e coraggiosa ma, spesso, questa impronta personale non emerge.

I colori, gli ambienti e i personaggi

Ambientato nella Toscana rurale e povera di fine diciannovesimo secolo proprio come il periodo di pubblicazione del romanzo di Carlo Collodi, la sottolineatura della miseria di Geppetto è chiara fin da subito. I vestiti sporchi, i capelli spettinati, l’aria triste e l’aspetto affaticato, la fame tale da usare lo scalpello per recuperare un po’ di scaglie di formaggio dalla scorza dell’ultimo pezzo ormai indurito da tempo.

E’ una miseria diffusa quella messa in scena da Matteo Garrone e si specchia nella colorazione degli ambienti. Le tinte smorte che risaltano poco lasciano solo lo spazio per qualche colore vivo attribuito alla fata turchina e a qualche altro personaggio di contorno.

Nemmeno il paese dei balocchi è pieno di colori e festa come ce lo immagineremmo. I giochi e i balocchi sono tradotti in semplici svaghi dei bambini dell’epoca: giostre e giochi minimi, organizzati al momento che lasciano molto spazio alla gioia naturale.

Manca quindi il tocco più personale di Matteo Garrone, quell’andare oltre e quell’osare che era stato ben veicolato nello splendido “Racconto dei racconti” e, con lo stesso bel risultato, ma in maniera opposta in “Dogman”

Geppetto nel suo (vero) paese dei balocchi

Una delle forze di “Pinocchio” in questo nuova versione diretta da Matteo Garrone è rappresentata dalle interpretazione precisa di alcuni attori e attrici. Il piccolo Filippo Ielapi, per la prima volta sul grande schermo, è bravissimo nelle movenze e caratterizzazioni del burattino più famoso al mondo facendosi perdonare quel lieve accento campano.

Il gatto e la volpe son ben interpretati soprattutto con la bella sorpresa di Massimo Ceccherini, una volpe che, sebbene venga forse usata anche troppo spesso, riesce a indirizzare la narrazione che, alcune volte rischia di rallentare troppo e sfociare in una lieve noia (purtroppo lo spettatore medio sa già la storia nei minimi dettagli). Il mangiafuoco di Gigi Proietti è talmente benevolo da impreziosire la dolcezza delle sue poche scene.

Roberto Benigni propone un Geppetto estremamente vero, sentito e che incarna un desiderio vivo di paternità. L’esultanza alla “nascita” di Pinocchio è una delle più belle scene del film ed è talmente vero da emozionare profondamente. Se il titolo del film porta il nome “Pinocchio”, in realtà il film ha un coprotagonista in Geppetto complice la bella recitazione di un ritrovato Roberto Benigni già più Geppetto sin dai tempi del suo “Pinocchio”.

Una storia per tutti, un film (forse) per pochi

“Pinocchio” di Matteo Garrone è sicuramente un film che non ti aspetti ma è un film che rispetta l’opera di Collodi anche fin troppo. Ne risulta una storia che, come sempre riesce a riferirsi a tutti ma che, forse si declina in un film che non ha un chiaro target, un preciso pubblico di riferimento e al quale può essere destinato.

In un’era nella quale le nuove generazioni, soprattutto le più piccole, sono attratte da storie ricche di azione e coloratissime, il “Pinocchio” di Matteo Garrone propone un film estremamente classico nel ritmo e nello svolgimento.

L’effetto “wow” e di meraviglia lasciano il posto a una meno chiara e più indiretta esaltazione del lavoro e della vita quotidiana del tempo intercettando i valori più puri, genuini e importanti che costruiscono i rapporti di amicizia, bontà, lealtà, e quello più esplicito tra padre e figlio.

Voto: 6,9

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