Il sindaco del rione Sanità

Recensione in anteprima – Venezia 76 – In concorso – Mario Martone si riaffaccia sul lido di Venezia dopo essere già sbarcato lo scorso anno con “Capri Revolution”. Adesso ci riporta al cuore del capoluogo partenopeo, confrontandosi per la prima volta col grande lascito teatrale di Eduardo De Filippo. Film Evento, verrà distribuito al cinema da Nexo Digital, solo il 30 settembre e l’1 e 2 ottobre.

Fra teatro e cinema

Mario Martone non è estraneo all’unione fra cinema e teatro, essendo infatti ogni suo progetto connesso a una serie variegata di spettacoli teatrali, documentari, cortometraggi, e messe in scena di opere liriche.

Questa volta però l’intero progetto per “Il sindaco del rione Sanità” si mostra diverso fin dalle origini. Infatti il film non nasce già come parte di un più ampio progetto produttivo, bensì ha come base un precedente spettacolo teatrale.

Il film è stato realizzato in quattro settimane, a basso costo, fra “Capri Revolution” e “Qui rido io”, che Martone girerà a partire da gennaio. Figlio dell’abilità produttiva di Rai Cinema e della Indigo Film, questo nuovo film di Mario Martone si mostra quindi come prodotto inedito nella sua personale cinematografia. Il suo obiettivo primario è un forte gesto politico di critica sociale.

Perchè affrontare oggi Eduardo De Filippo?

Il film è nato come progetto teatrale del gruppo di giovani attori indipendenti del NEST (Napoli Est Teatro) di San Giovanni a Teduccio, quartiere della periferia orientale di Napoli. Martone scelse nel 2017 di curarne la regia. Lo spettacolo, coprodotto da Elledieffe, compagnia di Luca De Filippo, e dal Teatro Stabile di TorinoTeatro Nazionale, ha ottenuto il Premio Le Maschere come miglior spettacolo in prosa della stagione 2017/2018.

Seguendo così la tradizione delle opere di derivazione teatrale, che ha fra i suoi esponenti Welles, Bergman, Polanski, Kurosawa e Fassbinder, “Il sindaco del rione Sanità” diventa prodotto ibrido. Infatti l’intera sceneggiatura deriva interamente dalla commedia di Eduardo De Filippo.

Riattualizzati sono però i personaggi e la musicalità, per rendere l’opera più contemporanea. Nasce così una riflesione sulle complessità e sulle dicotomie di Napoli che sembrano percorrere ogni epoca.

Il sindaco e il dottore

Le opposizioni da sempre vigenti a Napoli fra la città per bene e la malavita, si riflette bene nei due personaggi cardine della vicenda. Antonio Barracane, sindaco del Rione Sanità, amministratore della giustizia al posto dello Stato dalle pendici del Vesuvio, e il Dottor Fabio Della Ragione.

Interpretato dal trentottenne Francesco Di Leva, uno dei fondatori del NEST, il personaggio di Barracane muta radicalmente, dal settantacinquenne dell’originale di De Filippo. Segno che l’età dei boss camorristi si sta gradualmente abbassando. Come si può anche notare dalle sempre più diffuse baby gang, mostrate anche nel recente “La paranza dei bambini” di Claudio Giovannesi.

Il Dottor Della Ragione (Roberto De Francesco), borghese sottoposto alla ferocia di un destino che pare immutabile, rappresenta la lacerazione morale che percorre il cuore di Napoli. Lacerazione tra l’amore per il boss, con cui senza una ragione chiara si è finiti a coabitare, e il desiderio di rinascita. Desiderio simboleggiato da una possibile ma irrealizzabile nuova vita in America.

Scontrarsi con l’onestà

In un mondo in cui si perde ogni anelito di ottimismo, e in cui chi ha dalla sua parte i santi si rivolge a Dio, chi non li ha al boss mafioso, solo nello specchio e nella morte non ci sono menzogne.

La storia personale di Barracane muta radicalmente dopo l’incontro con Arturo Santaniello (Massimiliano Gallo), vero antagonista, icona dell’uomo onesto, panettiere colpevole di aver cacciato dalla sua industria di famiglia il figlio, scansafatiche e disamorato. Quando Rafiluccio Santaniello (Salvatore Presutto, fra i principali attori del NEST), si reca da Barracane, comunicandogli la decisione già presa di far fuori il padre, Antonio capisce che in lui si muove lo stesso male che aveva corrotto inizialmente la sua stessa anima, mosso da un desiderio di vendetta insanabile.

Decide quindi di tentare un’estrema seppur inutile via di salvezza, riappacificando padre e figlio. La campana della malavita però ha il rintocco più acuto, e il destino sarà tragico.

Riflettere sull’oggi

“L’uomo è uomo quando capisce che deve fare marcia indietro e la fa”,

è il motto di Antonio Barracane.

Però è davvero possibile fare ritorno a un’onestà perduta? In questo film, che si sviluppa come le più classiche tragedie teatrali in tre atti, per lo più all’interno di stanze chiuse, con inquadrature fisse e pochi movimenti di macchina, tutto appare statico e immutabile.

Anche le musiche e le parole si trasformano in un rap martellante, seguendo il ritmo delle canzoni di Ralph P, che percorrono la pellicola. Come il Vesuvio, silenzioso ma sempre presente, fuoco imploso ma che da un momento all’altro si potrebbe sempre risvegliare, l’esperienza del teatro NEST da cui tutto è nato, dimostra che da una palestra abbandonata, ritrovando un senso nel confronto collettivo, può rinascere l’arte e il teatro, e con esso la vita.

Voto: 7,4

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