Le nostre battaglie

Recensione in anteprima – Torino 36 – Selezione ufficiale Premio del pubblico nell’edizione del 2018 del Torino Film Festival (in coabitazione col film danese “The Guilty”). Numerosi altri premi nei vari festival tra Belgio e Francia, questo il biglietto da visita della seconda opera da regista di Guillaume Senez. Al cinema dal 7 febbraio.

Olivier (Romain Duris) lavora in fabbrica e sta considerando la possibilità di entrare nel sindacato. Ma il lavoro assorbe la maggior parte del suo tempo, e sulle spalle della moglie Laura (Lucie Debay) ricade la responsabilità della vita familiare: portare a scuola i bambini, preparargli la cena, aiutarli con i compiti, metterli a dormire. Anche questo è un lavoro faticoso. Troppo faticoso forse per Laura, che lotta in segreto contro l’inizio di una depressione. La soluzione, per la donna, è una sola: scappare. Costretto a fare i conti con un quotidiano complicato dall’assenza di Laura, Olivier deve ristabilire priorità e necessità, lottando contro la rabbia nei confronti della madre dei suoi figli.

La battaglia al lavoro

Il regista Guillaume Senez, al suo esordio alla regia con “Keeper” ha vinto il premio per il miglior film al Torino Film Festival del 2015. Con “Le nostre battaglie”, la sua seconda opera, immerge nuovamente  lo spettatore nella vita quotidiana di un cittadino medio che deve affrontare problemi di lavoro e familiari.

Le battaglie di un uomo e di Olivier in particolare sono battaglie  per condizioni lavorative migliori, per una maggiore considerazione delle persone in fabbrica e per avere un’adeguata vita lavorativa verso la pensione. E’ proprio il tatto con il quale Oliver affronta il licenziamento di alcuni suoi colleghi che fa scattare la scintilla, in lui, della battaglia. Si tratta di battaglie a suon di diritti e rivendicazioni, prima timide poi sempre più ad alta voce. Mai con violenza.

Saranno le battaglie, per Olivier, che lo allontaneranno dalla sua famiglia.

La battaglia in famiglia

La famiglia di Olivier è una famiglia modello con una moglie e madre premurosa e con due bambini affettuosi e vivaci. Come ogni “acqua cheta” in superficie, basta poco per agitare le acque di un matrimonio che si trascina stancamente e nel quale il marito non si interessa adeguatamente dei problemi della famiglia.

Sono problemi banali e semplici in realtà che mostrano tutta la loro attualità quando Laura lascia, misteriosamente, il tetto coniugale. Laura lascia i suoi due figli con il padre e fa perdere le tracce. Olivier scopre di non conoscere i gusti dei figli, di non sapere quale golf è preferito da un figlio piuttosto che un altro e si trova a scoprire tanti segreti della vita quotidiana ai quali non aveva mai pensato.

La ricerca della moglie Laura vede un Olivier via via sempre più affannato. Da una stretta logica iniziale si passa gradualmente a una perdita di serenità che viene ben fotografata dal regista e da una sceneggiatura che solo i film francesi possono garantire con dialoghi stringenti e veri.

La battaglia dello sconfitto

Olivier è uno sconfitto. Mentre acquista vittorie in seno all’azienda grazie alla sua rinnovata carica sindacale perde consenso familiare. La sua inesorabile discesa culmina nel dialogo con la sorella che, schiettamente, pone Olivier davanti alla realtà e alle sue responsabilità.

Attraverso il dramma familiare di Olivier e all’esperienza sul posto di lavoro Guillaume Senez approfondisce le varie tematiche con rigore e onestà senza mai cadere in facili soluzioni e banalità. Sarebbe stato semplice cercare le motivazioni della fuga di Laura. Il finale autentico nella sua rappresentazione è quanto di più poetico e allo stesso tempo un misto di speranza e rassegnazione si possa incontrare.

Voto: 6,6

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