Remi (2018)

Recensione in anteprima – “Remi” il bambino con una voce celestiale sbarca al cinema. La sua storia, diretta da Antoine Blossier commuove e si fa largo tra i ricordi dell’infanzia dei più grandi. Le ottime interpretazioni di Daniel Auteuil e del piccolo Maleaume Paquin ci immergono in una incerta avventura lungo le strade dell’amore per il canto, per Lise, per i genitori di Remi. Al cinema dal 7 febbraio.

Cantare mi calmava molto

Il piccolo Remi (Maleaume Paquin) vive in campagna insieme alla madre, la signora Barberin (Ludivine Sagnier), mentre il padre Jerome (Jonathan Zaccai) lavora lontano come tagliapietre. Quando Jerome si ferisce in un incidente la madre si trova costretta a vendere il loro unico bene, una mucca di nome Rosetta che è anche la migliore amica di Remi, cui il bambino canta una ninna nanna che gli è rimasta nel cuore. È allora che Jerome rivela a Remi di non essere il suo vero padre ma di averlo trovato a Parigi, dove era stato abbandonato, e gli comunica che intende portarlo all’orfanotrofio, dato che non può più provvedere a lui.

Il film inizia con Remi già anziano che, in una notte tempestosa si trova a raccontare la sua storia a un gruppo di bambini che si è svegliato a causa di fulmini e tuoni.

E’ una storia che lo emoziona da subito e parte con le vicende che noi conosciamo dalle altre trasposizioni del romanzo “Senza famiglia” di Hector Malot. In Italia “Remi” è conosciuto meglio con l’anime omonimo arrivato nel 1979 su RAI1 e poi replicato nei successivi anni anche sulle tv private. Il cartone animato  è  nato nel 1977 ed è stato prodotto dalla giapponese Tokyo Movie Shinsha.

“Cantare mi calmava molto”

Queste le parole dell’anziano Remi per introdurre la sua storia durante quella notte e calmare i bambini che lo stanno ascoltando attenti.

La scelta dell’incerta avventura

” Che ha fatto questo bambino per attirare le ire di un intero villaggio?”

E’ il signor Vitalis (Daniel Auteuil) che parla nella penombra della locanda e si presenta così misteriosamente. Le intenzioni dell’uomo sembrano meramente commerciali nei confronti del bambino Remi ma, in realtà, come sappiamo, quel Vitalis sarà il maestro, padre e amico che Remi non ha mai avuto.

I due instaurano una perfetta amicizia e complicità. La stessa dinamica dei rapporti che abbiamo già apprezzato in altri lavori tratti da romanzi e anime che hanno radici francesi quali “Belle e Sebastien” e “Heidi” e che sono stati poi presentati con successo sul grande schermo.

“Remi” appare sin dalle prime immagini in esterno, con un’ottima fotografia. Le riprese in Cinemascope regalano una ricca paesaggistica a perdita d’occhio e la natura la fa spesso da padrona in tutta la sua bellezza e in tutta la sua potenza.

“E’ raro poter trovare un buon cuore e una bella voce”

Le parole convincenti del maestro Vitalis convincono il piccolo Remi a lasciare la certezza di una vita senza cultura e senza rincorrere il suo talento canoro per una incerta avventura per le strade francesi in totale libertà. Ed è una libertà che la sceneggiatura trasmette allo spettatore con calibrata emozione e sentito coinvolgimento.

Le molte strade dell’amore

“Remi” non è solo bei paesaggi e una bella avventura sulla musica “del cuore” del protagonista. Il film ha anche delle ottime interpretazioni in Daniel Auteuil e nel piccolo Maleaume Paquin. La regia dell’eclettico Antoine Blossier lascia ampio spazio all’approfondimento del loro rapporto. Le avventure ad ampio respiro, clownesche, spettacolose, artistiche e, a volte drammatiche alle quali i due vanno incontro solidificano sempre più il rapporto.

Per le strade delle loro avventure incontrano anche altri personaggi fondamentali per la vita di Remi. Una di queste è Lise (Albane Masson). E’ la scintilla che accende, nei cuore dei due undicenni il principio di quell’amore duraturo che ogni donna e uomo persegue. Il loro incontro ricorda vagamente il più che moderno “Romeo+Giulietta”.

Sono molte le strade dell’amore che Remi percorre. La ricerca della sua famiglia di origine, dei suoi veri genitori è un desiderio che lo attanaglia e lo vince, che gli permette di andare oltre ogni difficoltà, ogni ostacolo. La strada verso l’amore di una famiglia originaria è anche costellato da un sentiero impervio sotto una coltre di neve spessa, attraverso una tormenta che si fa sofferenza ed estremo sacrificio. L’amore donato di un amico, di un genitore, di un maestro.

“Remi” è un tuffo al cuore sempre più potente. Impossibile non commuoversi e non piangere in almeno una delle tante scene ben recitate, ben dirette. Facile è arrivare a delle scene dalla lacrima facile, e, talvolta si rischia il pianto ruffiano previsto a tavolino ma è perdonabile. Per degli ultra quarantenni, tuffarsi nei ricordi dell’infanzia è motivo più che valido per andare oltre a queste astuzie. Il film piacerà a bambine e bambini in età preadolescenziale; proprio l’età del protagonista.

Voto: 7,1

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