I, Tonya

Recensione in anteprima – Roma FF12 – Margot Robbie è la controversa pattinatrice Tonya Harding al centro di uno dei maggiori scandali sportivi degli anni 90. Un finto documentario a tratti esilarante e molto ben recitato dalla protagonista e dal Golden Globe come miglior attrice di Allison Janney. Al cinema dal 22 marzo.

Tonya Harding (Margot Robbie) non ha avuto un’infanzia facile e le cose non le sono andate meglio crescendo. Eppure, sebbene sofferente d’asma e forte fumatrice, da sempre e per sempre poco amata dai giudici di gara, che non la ritenevano all’altezza di un modello da proporre, la Harding è stata una grande pattinatrice, la seconda donna ad eseguire un triplo axel in una competizione ufficiale e tuttora una delle pochissime ad averne avuto il coraggio, tanto che il film di Gillespie, che racconta la sua ascesa e la sua caduta, ripercorrendo la sua biografia dai 4 ai 44 anni, ha dovuto supplire con effetti speciali, non trovando nessuna controfigura disposta o capace di farlo.

Un effetto speciale non voluto dal regista e destinato solo all’Italia è la trasformazione minima ma importantissima, del titolo. Il titolo italiano non presenta quell’ “I” davanti a Tonya, la prima persona singolare nella lingua inglese identifica nel titolo e nel film senza ombra di dubbio la protagonista del film e il punto di vista.

Il film inizia con delle vere interviste degli anni 90 ai protagonisti della vicenda. Spezzoni di realtà all’interno del film che si ripresentano saltuariamente e corredano delle finte interviste ai personaggi interpretati dal cast. Quello di Craig Gillespie, il regista, è un film ibrido che si concentra su 40 anni di vita di Tonya e lo fa spaziando dal presente della vicenda intervallata da un racconto come se fossero interviste postume, a fatti avvenuti.

Due personaggi, tra gli altri, si ergono ad assoluti protagonisti della storia con un’interpretazione al di fuori del comune: Tonya, interpretata da un’ottima Margot Robbie e nominata agli Oscar come miglior attrice e la madre LaVona che ha il volto e l’estrema capacità recitativa di Allison Janney, già vincitrice del Golden Globe e nominata agli Oscar come miglior attrice non protagonista.

Il rapporto tra madre e figlia è molto ben sviluppato. Si parte sin dalla tenera età di Tonya con la madre LaVona fortemente convinta delle capacità della figlia nel pattinaggio tanto da convincere con grinta l’istruttrice a prendere Tonya tra le sue allieve nonostante la figlia fosse troppo piccola per poter frequentare il corso.

Il rapporto continua nell’infanzia e nell’adolescenza di Tonya con una madre opprimente, dittatoriale, che non lascia respiro alla figlia instaurando in lei sensi di colpa ad ogni sbaglio nello sport e nella vita di tutti i giorni. Questa continua presenza soffocante non fa altro che accentuare lo spirito fortemente ribelle di Tonya che trova sfogo salutare solo nello sport del pattinaggio dove eccelle e riesce ad arrivare a dei risultati concreti.

Ma ben presto il carattere di Tonya si scontra con l’etichetta e i ritmi delle giurie e della competizione. Un clima conflittuale che non giova al rapporto con la giuria e le altre atlete. Fino ad arrivare allo scandalo del 1994, quando, a farne le spese è Nancy Karrigan la più quotata rivale di Tonya per il titolo nazionale.

“I, Tonya” ricostruisce, anche in modo tutto sommato farsesco e ironico quello che è accaduto nell’attentato a Nancy Karrigan, a come viene architettato e alla folle messa in atto che coinvolge l’ambiguo marito Jeff Gilooly (Sebastian Stan) e l’autoproclamatosi esperta spia e manager Shawn Eckhardt (Paul Walter Hauser).

Ciò che emerge nel film è l’incredibile forza di volontà, passione, grinta che Tonya riversa sulla competizione nel suo sport. Prima atleta americana ad eseguire un triplo Axel, il suo pattinare è sublime e ha permesso a Margot Robbie un’interpretazione convinta e straordinaria.

Voto: 7,8

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