Minions

Recensione – Dopo due film da gregari, i piccoli Minions sono protagonisti di un film tutto loro. Minions è infatti lo spin-off di “Cattivissimo me” 1 e 2 che, in realtà ne determina una sorta di prequel attraverso il racconto delle origini di questi piccoli aiutanti gialli.

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La storia di Minions inizia all’alba dei tempi. Partendo da organismi gialli unicellulari, i Minions si evolvono attraverso i secoli, perennemente al servizio del più spregevole dei padroni. Continuamente senza successo nel preservare questi maestri, dal T-Rex a Napoleone, i Minions si sono ritrovati senza qualcuno da servire e sono caduti in una profonda depressione. Ma un Minion di nome Kevin ha un piano, e lui – insieme all’adolescente ribelle Stuart e all’adorabile piccolo Bob – decide di avventurarsi nel mondo per trovare un nuovo capo malvagio da seguire per sé e i suoi fratelli. Il trio si imbarca in un viaggio emozionante che li condurrà alla loro prossima potenziale padrona, Scarlet Sterminator (Voce in originale di Sandra Bullock doppiata da Luciana Littizzetto), la prima super-cattiva al mondo. Un viaggio che li porterà dalla gelida Antartide alla New York City degli anni 60, fino ad arrivare a Londra, dove dovranno affrontare la loro sfida più grande: salvare tutti i Minions… dall’annientamento.

Quando quei buffi nanerottoli gialli fecero la loro comparsa nel primo film nel quale avevano solo il ruolo di spalle comiche del protagonista Gru nessuno poteva immaginare il grande successo che avrebbero riscosso soprattutto tra i più piccoli. Ovviamente le ragioni commerciali hanno richiesto che venisse creato un film dedicato solo ai Minions sulla falsariga de “I pinguini di Madagascar”. Il risultato è però un po’ diverso. I Minions sono molto più amati dei Pinguini di Madagascar presso il pubblico dei più piccoli e infatti l’incasso totale del film nel mondo ha appena toccato il miliardo di dollari. Il film giunge finalmente in Italia dopo un vergognoso ritardo di oltre 2 mesi.

Minions non aggiunge molto alla qualità dei due capitoli di “Cattivissimo me” anzi risultano più interessanti a livello di storia e di sceneggiatura proprio questi capitoli originali dello spin-off. Poco male, qui si introduce la storia dei Minions con un’accettabile storia, a tratti telefonata e molto spesso invece interessante e divertente.

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L’affetto, se così possiamo chiamarlo, dei più piccoli (ma anche di molti dei più grandi) determina il successo di questo film. Grasse risate vengono fatte in sala dai bambini ogni qual volta i Minions subiscono gli effetti della loro goffaggine o della loro pessima cattiveria. Tutti gli altri riferimenti e citazioni presenti nel film sono colte solo dagli adulti e la pellicola si spinge qualche volta in zona borderline, al limite del corretto. Si cita Big Bang Theory, Nixon, i sit-in della fine degli anni sessanta, il gioco delle coppie, Ritorno al futuro, il Grande Dittatore e altro con anche un linguaggio non sempre alla portata dei bambini.

Proprio il linguaggio dei Minions è un’altra arma a disposizione di questi piccoli eroi. Il loro parlare con parole miste di italiano, inglese, spagnolo, francese, russo crea una sorta di “esperanto” cinematografico. Più che alle parole vere e proprie i Minions si affidano, per farsi capire, alle loro espressioni, al loro istintivo modo di fare e di mettersi nei guai con la loro straordinaria capacità di risolvere le situazioni in maniera assolutamente imprevedibile e originale.

Il film quindi diverte e autocelebra un brand, i Minions, che rappresenta  il buono e il cattivo di un cinema asservito anche alle esigenze prettamente commerciali. Certamente il film non avrebbe molto successo se non ci fosse anche un minimo di storia che funziona, un po’ a strappi ma funziona, e, cosa ancor più importante e che via via si capisce con l’illuminazione finale, il film non esisterebbe nemmeno senza il colpo di genio dell’inserimento di questi gregari tutti gialli nel mondo di “Cattivissimo me”. Sembrerà una considerazione banale ma chi vedrà il film capirà meglio cosa ho voluto dire.

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Buono il doppiaggio dei “Che tempo che fa”, Luciana Littizzetto e Fabio Fazio e ottima colonna sonora con grande ricerca delle musiche e dei brani adatti non solo alla vicenda ma anche ai personaggi.

Voto: 7

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