Youth – la giovinezza

RecensioneIl regista premio Oscar Sorrentino si presenta a Cannes (e al cinema) con il suo nuovo film. Con un cast stellare e il suo stile ricrea una visione della giovinezza negli occhi di chi giovane non è più. Un affresco non sempre riuscito composto da immagini, musica e silenzi sul trascorrere della vita.

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Fred e Mick sono due amici da moltissimo tempo e ora, ottantenni, stanno trascorrendo un periodo di vacanza in un hotel nelle Alpi svizzere. Fred, compositore e direttore d’orchestra famoso, non ha alcuna intenzione di tornare a dirigere un’orchestra anche se a chiederglielo fosse la regina Elisabetta d’Inghilterra. Mick, regista di altrettanta notorietà e fama, sta invece lavorando al suo nuovo e presumibilmente ultimo film per il quale vuole come protagonista la vecchia amica e star internazionale Brenda Morel. Entrambi hanno una forte consapevolezza del tempo che sta passando in modo inesorabile.

 E’ abbastanza normale che il mondo della critica e gli spettatori attendano con grandi aspettative il primo film dopo l’Oscar di un regista. Così è stato per Sorrentino. Autore che ha diviso la critica anche nel suo “La Grande Bellezza” e che qui, con questa sua nuova opera rischia di bissare questo genere di commenti.

“Youth” non è allo stesso livello de “La grande bellezza”, ma non è un passo indietro, è solo qualcosa di diverso pur utilizzando elementi che sono tipici dei film di Sorrentino. Lo stile si semplifica, si fa più compatto, ritorna a un Sorrentino meno immaginifico e più concreto anche se rimangono quelle allegorie, quei quadri scenici che sottintendono un discorso più ampio e che non sempre è comprensibile dallo spettatore.

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Sorrentino sembra incanalare il film come se fosse al gran premio di Montecarlo. Tracciato pieno di fascino ma da percorrere con estrema cautela onde evitare incidenti di percorso. Eppure tutti gli elementi mondani nel film son presenti: famoso attore, regista, modella, compositore, calciatore, persino la escort e la massaggiatrice lolita. La nudità dei corpi, presente qua e là nel film, ne rimarcano proprio sui corpi i segni del passare del tempo. La vita scorre e quindi le scene di quotidianità si mescolano a immagini fuori luogo, fuori tempo, ma giustificabili dal personaggio e dalla situazione.

Il regista indugia sovente su movimenti macchina lenti e su primi piani degli attori come a scavare oltre quegli occhi. Sono gli occhi che guardano e scrutano la giovinezza tramite chi giovane non lo è più. Una giovinezza fatta di ricordi che affiorano a caso come la vecchiaia è solita fare e con l’andare dell’età è sempre più facile scordare. Caine, in modo elegante e Keitel, in un modo più scansonato, dimostrano tutta la loro bravura nell’interpretare due anziani che si affidano al ricordo del loro vissuto e alla loro bravura nel loro mestiere. Totalmente inutile la parte di “Miss Universo” Ghenea, appare per una manciata di secondi, quasi tutti già visti nel trailer.

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La fotografia è eccellente, luci, colori, immersioni in acqua tutti movimenti perfetti e ricercati anche attraverso inquadrature che esprimono anche senza parole quanto è sullo schermo. La sceneggiatura lineare e frivola al punto giusto si avvale di un’ottima colonna sonora, vera anima di questo film dalle molteplici sonorità (e si sentono diversi stili).

Un film che non parla di gioventù ma la attraversa e la guarda da un punto di vista ora vicino ora lontano. Si parla piuttosto di affetti, principalmente famigliari con un forte risalto per il legame padre figli. Un buon risultato, nel complesso, per Sorrentino e con qualche sbavatura abbastanza evidente nel montaggio.

Voto: 7,4

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