A volte ritorno (CK)

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A volte ritorno

Hermes Production
(Commedia)

Regia: Seth MacFarlane

Cast: Jared Leto, Jeff Bridges, Emmy Rossum, Kevin Spacey, Aaron Paul, Zach Galifianakis, Jason Sudeikis, Jorge Garcia, Chris Parnell, Sean Hayes, Christopher Gorham, Kevin Rahm, Scott Lowell, Dijon Talton, David Labrava, Melissa McBride

Trama: Dopo una vacanza di qualche secolo Dio è tornato in ufficio, in Paradiso, e per prima cosa chiede al suo staff un brief sugli ultimi avvenimenti. I suoi gli fanno un quadro talmente catastrofico che Dio si vede costretto a rimandare giù il figlio per dare una sistemata. JC (Jesus Christ) gli dice: “Sei sicuro sia una buona idea? Non ti ricordi cosa è successo l’altra volta?” Ma Dio è irremovibile. Così JC piomba a New York, dove vive con alcuni drop-out e ha modo di rendersi conto in prima persona dell’assurdità del mondo degli uomini. E cerca, come può, di dare una mano. Il ragazzo non sa fare niente, eccetto cantare e suonare. Decide quindi di partecipare a un celebre programma di talenti alla tv. Sarebbe il modo migliore per far arrivare il suo messaggio a un sacco di gente. Ma, come già in passato, anche oggi chi sta dalla parte dei marginati non è propriamente ben visto dalle autorità.

RecensioneMi incuriosiva molto questo nuovo film di Hermes e mi aspettavo di divertirmi, ma mai avrei immaginato che fosse un film di tale complessità. La veste ironica e dissacrante infatti nasconde una profondità di contenuti veramente notevole e porta lo spettatore a riflettere molto di più di tanti altri film più seriosi e drammatici. Dietro alle gag dissacranti, alla volgarità del linguaggio e al politicamente scorretto, si cela una riflessione estremamente intelligente sul senso ultimo della religione e sul modo in cui nel corso della Storia essa ha perso ogni valore sostanzialmente a causa della stupidità dell’uomo. Ma oltre alle riflessioni in sé, lanciate al pubblico attraverso gli splendidi monologhi di Gesù, si raggiungono anche a livello di storia dei picchi di drammaticità e coinvolgimento emotivo che non mi sarei mai aspettato. “A volte ritorno” è dunque un film comico solo di facciata, perché di fatto, oltre a far divertire, riesce a far riflettere e commuovere come raramente mi è capitato leggendo un film di Cinematik.
Tutto ha inizio quando Dio ritorna in Paradiso dopo una breve vacanza e scopre che durante la sua assenza la Terra è andata in malora, a causa della follia e della stupidità dei suoi abitanti. Dio prende quindi la decisione di rimandare suo figlio sulla Terra, per portare il suo messaggio agli uomini e spiegare che il vero e unico comandamento che essi devono rispettare per vivere bene è molto semplice: fare i bravi. Ha inizio così un’incredibile odissea che porta Gesù prima tra i senzatetto di New York, poi ad una competizione musicale televisiva a Los Angeles e infine in una ideale comunità in Arizona. Inutile dire che il soggetto e la storia in sé sono geniali. La rappresentazione del Paradiso come di un ufficio che monitora l’attività degli uomini sulla Terra, di Dio come di un normalissimo padre di una certa età che si arrabbia piuttosto facilmente e di Gesù come di un altrettanto normalissimo ragazzo timoroso di imboccare la propria strada e svolgere il proprio compito ma che sa anche assumersi le sue responsabilità, oltre a strappare le risate in diverse occasioni, riesce a rendere queste figure vicinissime allo spettatore, nonostante la loro natura divina. Ma soprattutto una tale rappresentazione della religione permette di arrivare alla comprensione del nocciolo della religione stessa: non hanno alcun senso le discriminazioni e le faide che così spesso nella Storia hanno avuto origine dalla religione, ma non hanno alcun senso neppure tutti i riti, le adorazioni e quegli atteggiamenti che travalicano l’insegnamento originale della religione: fare i bravi, e quindi volersi bene, senza nessuna discriminazione. Esemplare in questo senso la risposta che dà Gesù al nuovo arrivato nella sua comunità che gli chiede informazioni sulla messa: “Se cerchi queste cose, vai da un’altra parte” gli dice. Detta da Gesù, una frase del genere fa molto effetto e in un certo senso racchiude il senso di tutto il film e la visione della religione che si dà in questa pellicola. Nel mondo odierno il ritorno a questo tipo di religione, molto più semplice ed essenziale di quella che è nella realtà, è altrettanto rivoluzionario quanto era l’insegnamento di Cristo nell’epoca dei fatti narrati dal Vangelo. Ed è questa la vera idea geniale del film: la riproposizione assolutamente credibile e “fedele” della storia di Cristo, ma trasferita ai giorni nostri. Tutto è raccontato in modo leggero, divertente, frutto di una bella storia, comica e drammatica allo stesso tempo, popolata da una serie di personaggi memorabili. Jared Leto offre un’interpretazione magistrale in un ruolo non facile: è semplicemente perfetto per la parte, perché oltre a essere fisicamente simile all’immagine tradizionale di Gesù, è anche un cantante, e nel film sono molte le scene in cui Gesù suona e canta. Ma a parte questo, il personaggio di Gesù nel film è caratterizzato benissimo: se all’inizio ci appare come un giovanotto un po’ fattone e terrorizzato all’idea di tornare sulla Terra, nel corso della storia si assume tutte le sue responsabilità e si fa portavoce di una vera e propria rivoluzione, che comincia dalla partecipazione ad un programma televisivo e si traduce poi nella creazione di una grande comunità. È quindi nonostante tutto un personaggio forte, carismatico, che nonostante le sue paure e i suoi timori non si tira indietro. Gli fa spalla Jeff Bridges, anche lui perfetto nel ruolo di Dio: Bridges è un grandissimo attore e vederlo nelle vesti del Signore arrabbiarsi, lanciare insulti, ma in fondo provare sincero affetto per il figlio come un padre normale, è stato emozionante. Hermes non poteva fare scelte migliori.
Accanto a loro, una serie di ottimi comprimari, tra i quali spiccano gli ottimi Kevin Spacey e Zach Galifianakis: il primo interpreta un personaggio di una durezza, di una severità e di una cattiveria notevoli; il secondo dà vita a un personaggio originale e commuovente, protagonista di una delle scene più emozionanti del film. Ottima anche l’interpretazione di Emmy Rossum nei panni di Becky, che è una sorta di moderna Maria Maddalena.
La scelta di Seth MacFarlane alla regia è difficile da giudicare. Io sono un suo fan, perché adoro il suo tipo di comicità: ho visto centinaia di episodi de I Griffin e American Dad, e ho apprezzato anche il suo esordio cinematografico con “Ted”. C’è da dire però che “A volte ritorno” raggiunge livelli di profondità e drammaticità assenti nelle opere di MacFarlane, che si limita a far riflettere solo attraverso la comicità. Apprezzo quindi la scelta, anche se forse non è proprio azzeccata al 100%. Sicuramente però trovare un regista per una storia come questa era molto difficile.
Le musiche sono bellissime. Molte sono canzoni famose suonate in diretta dai personaggi (Springsteen, i Nirvana, Simon & Garfunkel), ma ci sono anche altri splendidi brani in accompagnamento delle scene. Mi è piaciuto un sacco il brano della scena in cui, all’inizio, Gesù, ancora terrorizzato, si dissolve per sparire dal Paradiso e comparire sulla Terra.
In conclusione, “A volte ritorno” è un piccolo capolavoro ed è sicuramente l’opera migliore di Hermes, ormai praticamente all’apice della sua carriera produttiva. Un film delizioso e sorprendente, che fa ridere, commuovere e riflettere. Cosa pretendere di più? Se proprio si vuole trovare un difetto, bisogna dire che il film è un po’ troppo “diviso in parti”, e in particolare la parte conclusiva ambientata nella comunità è un po’ troppo slegata dal resto, dal concorso musicale. Ma sono piccolezze. Nel complesso “A volte ritorno” è un film bellissimo che mi ha conquistato. (Clint)

Voto: 83

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  1. “A volte ritorno” è sicuramente uno dei migliori film usciti al Cinema Virtuale negli ultimi anni e prova ne è stata la sua vittoria al Love & Smile Contest 2013 puntualmente seguita dal trionfo ai Ck Summer Awards 2013.
    Dopo una serie di recensioni tutte entusiastiche, come quella di Clint riportata nell’articolo, probabilmente la pellicola sarebbe presto finita nel dimenticatoio per lasciar spazio ai nuovi film e ricordata ogni tanto per il suo indiscutibile valore artistico, per la sua serie di vittorie nei vari festival ma nulla di più rispetto ad altri ottimi film che hanno fatto la storia di Cinematik. Poi, un bel giorno, arriva come un fulmine a ciel sereno una recensione firmata da tale Francesco, 76 anni di Roma che critica fortemente i contenuti del film generando una delle più belle e sentite discussioni di Ck. Tutta la discussione è visibile sul Forum di Cinematk, ma riporto qui anche la recensione di Francesco, per mettere a confronto le lodi e le critiche al film:

    Lo spettatore addormentato
    ” Non tergiverso tanto e lo dico subito chiaro così almeno non ci sono dubbi: questo film è sgradevole. Dalla definizione si può sottilmente intuire che non mi è piaciuto e che sono arrivato alla fine perché non sono mai uscito da un cinema nemmeno quando si è trattato di arrivare alla fine di pellicole come Le Barzellette per cui, tra varie e ripetute insofferenze, anche questa volta sono rimasto fino al termine. L’ingresso di Dio che dialoga con un gergo da scaricatore di porto mi era già bastato ma poi anche il seguito mi ha confermato che mi trovavo di fronte a quella che per i miei gusti potrei tranquillamente definire una schifezza. Poi si può anche dire e scrivere che è ben fatto e su questo non ci sono dubbi, del resto io tenni a battesimo Peter Crumb con tutti gli elogi del caso, ma questa volta la bella confezione serve solo a coprire la sostanza di pessima qualità che si trova sotto. Il produttore ha cercato di tirarsi fuori da eventuali storture di naso con la speranza di non offendere nessuno in Ck ma se poi ogni parola e ogni situazione sullo schermo trasuda di gratuita irriverenza e compiacimento allora che si faccia pure la pellicola, ma almeno ci venga risparmiata la pillolina perché, tanto per fare un paragone, è come schiaffeggiare qualcuno dicendogli in anticipo che lo si fa senza l’intenzione di fargli del male ma poi lo si colpisce con il sorriso sulle labbra il più forte possibile.
    Lo spettatore addormentato non può dare un voto a questo film perché il suo voto non vuole mai essere critico sull’opera ma solo mettere a conoscenza i produttori di quanto si è goduto la visione e in questo caso il risultato, a parte le musiche, è pari a zero quindi non andrebbe oltre l’uno o il due”.
    Francesco, 76 anni, Roma. (30 Maggio 2013)

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