Recensione in anteprima – Torino FF39 – Settimo film in 14 anni per la regista francese Mia Hansen-Love che ambienta il suo nuovo film proprio sull’isola dove Ingmar Bergman ha vissuto gli ultimi 40 anni della sua vita e dove infine morì. Su quest’isola scrisse e diresse  anche quella che viene chiamata la “tetralogia dell’isola”, film con fantasmi e incubi scaturiti da una iniziale depressione. Mia Hansen-Love non ripercorre solo i luoghi del regista svedese, ne riporta le sensazioni attraverso i film. Al cinema dal 7 dicembre.

Una trama evocativa

Chris (Vicky Krieps) e Tony (Tim Roth) si amano da molto tempo ma qualcosa è svanito senza danneggiare quello che rimane. Nella vita crescono una figlia e dirigono film. Lui scrive di fantasmi, lei di amori impossibili. In cerca di quiete e di un luogo separato per lavorare ai rispettivi progetti, sbarcano a Fårö, l’isola di Ingmar Bergman divenuta luogo di culto e di attrazione turistica per gli amanti del cinema.

Si installano nella casa dell’autore svedese e dormono nel letto di Scene da un matrimonio, partecipano a proiezioni e tavole rotonde, fanno escursioni e scoprono i luoghi filmati da Bergman. Penna alla mano, avanzano nelle rispettive sceneggiature bruciando i confini tra realtà e finzione. La prima nutre la seconda sotto gli auspici dell’artista che venerano.

Chris racconta e chiede aiuto ma non è solo l’aiuto professionale che cerca in Tony. Tony non racconta nulla del suo lavoro, lo disegna di nascosto e cerca in Chris la presenza non la condivisione. Questo incedere nel rapporto tra i due richiama quel “Scene da un matrimonio”  ma anche, più in generale quello scandagliare l’animo umano per sottrazione. Silenzi e azioni prendono lo spazio delle parole.

I fantasmi del reale e le certezze della finzione

La trama principale vede i due protagonisti partecipare a incontri e convegni e la trama parallela che Chris inizia a raccontare vede protagonista il ritorno di un amore per celebrarne un altro: quello di amici comuni che si sposano. E’ una ripetuta coincidenza, voluta, dove la finzione si insinua sempre più nel reale.

Una finzione certa che vuole spiegare i fantasmi della realtà. Una realtà che vede Chris constatare una certa freddezza nell’amore di Tony.

Spiegare, raccontare la sceneggiatura che sta scrivendo è, per Chris, una confessione al marito. Amy (Mia Wasikowka) e Joseph (Anders Danielsen Lie) che si erano tanto amati diversi anni prima sono loro, o meglio, il loro amore aveva quella forza. Reincontrarsi dopo anni da la scintilla, l’opportunità di ritornare a infiammarsi. Non è un caso che Chris non sa come concludere la sceneggiatura e chiede aiuto al marito.

L’onnipresente assenza di Bergman

Intanto Chris e Tony vagano per l’isola, spesso insieme, altre volte da soli. Ma non stanno condividendo nulla. La presenza di Bergman e soprattutto dei suoi film, della ricerca delle location dei suoi film, è costante ma si trasforma in assenza. In vacua passione cinematografica, sincera ma fonte solo di spunti. Questo è quanto emerge per i protagonisti ma non è quanto emerge per il film.

“Sull’isola di Bergman” ha una sceneggiatura solida, intrigante, a tratti sorprendente. Risulta quasi un thriller psicologico dove la psiche si confonde con i bisogni carnali e con la ricerca di affetto, di calore. Mia Hansen-Love dirige un film molto ben calibrato. Non eccelle in scene madri, non ricorre alla mera citazione del grande artista svedese e, nello stesso tempo, non lo prende a pretesto.

Forse non è sempre chiaro l’intento di non urlare certe passioni preferendo una apaticità che, nel sotterraneo racchiude una passione latente. L’intreccio finale che spiazza e riconcilia, che assorbe e risolve, gratifica lo spettatore ma rimane qualcosa di non sfruttato, di non approfondito nel bene e nel male.

La prova degli attori, soprattutto di Vicky Krieps e Tony Roth è molto buona. La loro performance di coppia che evidenzia tutta la differenza d’età e di interessi in un momento freddo della loro relazione è fantastica e una delle qualità migliori del film.

Voto: 7

Di Giuseppe Bonsignore

Fondatore di Cinematik.it nel lontano 1999, appassionato di Cinema occupa il suo tempo impiegato in un lavoro molto molto molto lontano da film e telefilm. Filmaker scadente a tempo perso, giornalista per hobby, recensore mediocre, cerca di tenere in piedi la baracca. Se non vede più di 100 film (al cinema) all'anno va in crisi d'astinenza.

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